Ecco cosa c’è dietro all’ostinazione con cui la UEFA difende semifinale e finale di Euro 2020 a Wembley

Le ultime due partite degli europei di calcio si giocheranno nello stadio di Londra, malgrado il boom dei contagi da Covid per la variante Delta

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UEFA non cede sulle partite a Wembley

Niente da fare. Le partite di semifinale e finale di Euro 2020 si giocheranno allo Stadio Wembley di Londra. La UEFA conferma la scelta e non cede alle pressioni dell’Unione Europea, che lamenta l’impennata dei contagi da Covid nel Regno Unito. Nei giorni scorsi, il premier Mario Draghi e la cancelliera Angela Merkel avevano chiesto espressamente a Nyon di spostare le competizioni degli europei in città più sicure sul piano sanitario.

Malgrado le vaccinazioni veloci, Londra sta vivendo una nuova recrudescenza della pandemia, con i nuovi contagi giornalieri ormai diretti a quota 30.000 per effetto della variante Delta. La situazione è così allarmante, che mercoledì la UEFA stessa ha imposto il divieto di vendita dei biglietti ai cittadini residenti nel Regno Unito per i quarti di finale tra Inghilterra-Ucraina allo Stadio Olimpico di Roma.

Com’è possibile che per la UEFA sarebbe a rischio una partita con qualche migliaio di britannici a Roma e non eventi con 60.000 spettatori a Londra, in cui non possiamo escludere una presenza significativa di tifosi casalinghi, specie nel caso in cui l’Inghilterra arrivasse fino in fondo agli europei di calcio? Wembley, che ha una capienza di 90.000 tifosi, ne può ospitare per i due terzi per Euro 2020. Altrove, come in Italia, non si può andare oltre il 25%. All’Olimpico, ad esempio, possono accedervi solo 16.000 su una capienza massima di quasi 73.000.

Asse tra Johnson e Ceferin per Euro 2020

Ma la UEFA ha creato un asse strategico con il premier britannico Boris Johnson. Ad aprile, quando esplose la bomba Superlega, fu proprio il governo di Sua Maestà a far naufragare il progetto, sostanzialmente salvando la UEFA da una situazione potenzialmente del tutto rovinosa per i suoi poteri e business.

Londra minacciò le società inglesi coinvolte (Manchester City, Manchester United, Chelsea, Tottenham, Liverpool e Arsenal) di ritorsioni su vari fronti, arrivando a ventilare l’ipotesi di espropriare il controllo dei club in mani straniere.

Guarda caso, dopo 24 ore dall’annuncio, furono proprio gli inglesi a ritirarsi dall’accordo, lasciando le italiane e le spagnole con il cerino in mano. Johnson vanta un forte credito nei riguardi di Alexander Ceferin, presidente della UEFA. E lo sta riscuotendo proprio in queste settimane. In barba all’evoluzione dei contagi, l’ente può infischiarsene di seguire gli appelli della UE, essendo un organismo sovranazionale indipendente. Gli europei di calcio sono diventati nei fatti il terreno fertile per saldare l’alleanza tra inglesi e UEFA.

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