Ecco perché lo spread risale sopra i 220 punti. Tornano le tensioni?

Lo spread BTp-Bund è tornato a crescere fin sopra i 220 punti. Gioca contro i nostri BTp il timore dei mercati che la ripresa globale sia più incerta di quanto stimato.

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Impennata dello spread BTp-Bund, che si è portato in queste ore sopra i 220 punti base per la scadenza a dieci anni. I rendimenti decennali dei nostri titoli di stato si aggirano adesso al 3,90%. Quanto al differenziale, si tratta del livello massimo dal 30 dicembre scorso.

Pausa nel rally o versa inversione di tendenza? L’aumento dello spread di queste ultime sedute è frutto di vendite vere e proprie dei titoli della periferia dell’Eurozona, dettate dalla maggiore avversione al rischio degli investitori, dopo la divulgazione di dati poco entusiasmanti sull’economia in Cina.

La seconda economia del pianeta pare avere tirato il freno a mano della crescita, sebbene resti al +7,7% annuo nell’ultimo trimestre del 2013. Ma il dato sulla manifattura a gennaio (49,6 punti) indica una contrazione dell’attività, mentre crescono i timori legati a un possibile “credit crunch” nel paese.

Per le interconnessioni esistenti tra i mercati, non sarebbe nemmeno per noi europei un bene se Pechino andasse male. Da qui, il rifugio degli investitori verso beni come l’oro, le cui quotazioni sono balzate di 20 dollari l’oncia in meno di una settimana, nonché verso Treasuries e Bund tedeschi. 

I titoli a 10 anni emessi da Berlino rendono adesso intorno all’1,70%, una trentina di punti in meno rispetto al 2% cui erano arrivati durante questo mese.

Lch Clearnet riduce margini sui BTp

Attenzione, però: il Leimotiv sembra improntato, in ogni caso, a un cauto ottimismo per i BTp e i Bonos. Lo dimostra anche la decisione di Lch Clearnet, la più importante stanza di compensazione in Europa, che ha annunciato poco fa di avere tagliato i margini richiesti per i titoli di stato italiani e spagnoli, così come per i titoli a breve francesi, ma aumenterà quelli richiesti sui titoli a lungo termine di Parigi.

In particolare, sono stati tagliati i margini sui nostri titoli di scadenza compresa tra zero e tre mesi e tra 2 e 30 anni e sugli indicizzati; quelli sui Bonos tra 1 mese e i 30 anni e sui titoli francesi tra zero e un mese, ma saranno aumentati su quelli francesi di scadenza tra 1,25 e 4,75 anni e tra 30 e 50 anni.

Significa, quindi, che trattare titoli italiani diventerà meno oneroso, a partire dal prossimo 28 gennaio, a garanzia della maggiore fiducia sui nostri bond sovrani. Non dimentichiamoci che la furia speculativa s’intensificò nell’autunno del 2011, quando sempre la Lch Clearnet annunciò l’aumento dei margini sui titoli italiani. 

In quel caso, come oggi, le variazioni dei margini e lo stesso andamento dello spread riflettono non tanto una situazione specifica, quanto lo stato di salute generale dell’economia nell’Eurozona e dei mercati finanziari globali, dove a farne le spese sono gli anelli deboli della catena.

Il rebus della crescita mondiale

Il Fondo Monetario Internazionale ha previsto una crescita media mondiale del 3,7% e del 5,3% per le economie emergenti. Il fatto è che l’economia sembra in frenata non solo in Cina, ma anche in Turchia, Brasile, India e servirebbe capire quanto ciò impatterà negativamente sulla ripresa fragile dell’Area Euro. 

Per contro, l’agenzia di rating Fitch ha confermato il giudizio di AAA sui titoli tedeschi con outlook stabile, rimarcando come il rapporto tra debito e pil in Germania sia già iniziato a scendere. Tutti elementi, che inducono gli investitori a ri-puntare sui titoli sicuri, in attesa che una nuova sfornata di dati confermi l’incipiente ottimismo delle settimane scorse.

 

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