Ecco perché il Libano è rimasto al buio nel fine settimana

Blackout nazionale nel Libano per 24 ore. La crisi è diventata insostenibile per la popolazione, che rischia la catastrofe umanitaria.

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Il Libano è rimasto al buio

E’ stato un fine settimana terribile, per certi versi assurdo nel Libano. Tra sabato e domenica, l’intera popolazione di 6,5 milioni di abitanti è rimasta al buio. Un blackout nazionale, che ha fatto notizia in tutto il mondo. Due principali impianti di Electricité du Liban (EdL), la rete elettrica statale, è rimasta a corto di diesel. Gli impianti hanno smesso di funzionare. La settimana precedente, il governo aveva rescisso un contratto con la compagnia turca Karpowership, la quale erogava energia elettrica al paese tramite due chiatte al largo delle sue coste. La decisione ha accelerato il collasso della rete.

Il ripristino degli impianti è stato possibile solo grazie alla donazione di 6 milioni di litri di diesel da parte dell’esercito. Ma il carburante sarebbe sufficiente solamente per tre giorni. Dal canto suo, la banca centrale ha staccato un assegno da 100 milioni di dollari per importare nuovo carburante, mentre l’Iran starebbe cercando di sostenere il suo protettorato nel Mediterraneo.

Il Libano è al collasso economico e finanziario. Nel marzo 2020, è andato ufficialmente in default dopo il mancato pagamento di un Eurobond da 1,2 miliardi di dollari. Tra il 2018 e il 2020, il PIL è crollato del 40%, scendendo da 55 a 33 miliardi. Secondo la Banca Mondiale, sarebbe tra le peggiori crisi di sempre della storia mondiale. Le riserve valutarie sono esigue e la banca centrale deve centellinare ogni dollaro per consentire al governo di sussidiare le famiglie e di importare beni e servizi essenziali dall’estero.

Libano e il caro bollette

Il nuovo governo del premier Najib Mikati dovrà trovare un accordo con il Fondo Monetario Internazionale per ottenere un prestito, ma in cambio dovrà varare riforme. Peraltro, tra quelle richieste una riguarda proprio la compagnia elettrica. Le bollette sono ferme agli anni Novanta.

EdL ha così accumulato miliardi di debiti e non riesce più a potenziare la rete. Ma nessun partito riesce a liberalizzare i prezzi dell’energia elettrica, temendo tumulti di piazza. Peraltro, con i rincari internazionali di questi mesi la misura è diventata ancora meno politicamente praticabile. E l’inflazione in agosto è tornata ad alzare la testa, puntando al 140%.

Sono tantissime le famiglie costrette a rifornirsi di energia tramite generatori privati. E’ per esse l’unico modo per disporre di energia per tutta la giornata. In effetti, i blackout sono piuttosto frequenti, anzi quotidiani. Il problema sono i costi: oltre a pagare la bolletta della luce, il ricorso all’offerta privata pesa mediamente per 3,5-4 milioni di lire al mese. Sarebbero circa 2.500 dollari al cambio ufficiale, quasi 210 secondo quello vigente al mercato nero. A proposito, quest’ultimo nelle ultime settimane è tornato a indebolirsi e oggi un dollaro si scambia contro 19.250 lire, quando al cambio ufficiale ne basterebbero solo 1.510.

Difficile che le condizioni del Libano migliorino nei prossimi mesi. A maggio del 2022 si terranno le elezioni politiche e fino ad allora i partiti non vorranno perdere ulteriore consenso con riforme impopolari. Ma senza di esse, non solo Beirut non riceverà alcun aiuto internazionale, ma l’economia domestica non ripartirà. Il blackout nazionale di questo fine settimana rischia di non essere l’ultimo.

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