Ecco perché Donald Trump non vincerà (ma farà sempre discutere) | Elezioni USA 2016

Donald Trump, vincente nei sondaggi, evita il politically correct e va dritto al sodo: sarà la sorpresa delle primarie repubblicane o è solo un fuoco fatuo?

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Donald Trump, vincente nei sondaggi, evita il politically correct e va dritto al sodo: sarà la sorpresa delle primarie repubblicane o è solo un fuoco fatuo?

Nonostante sia in testa ai sondaggi, alla fine Donald Trump non vincerà: è una scommessa e come tutte le scommesse si potranno vincere o perdere. Ciò che conta però è che quello delle elezioni USA 2016 sia un racconto emozionante e avvincente, dall’inizio alla fine, dalle primarie – democratiche o repubblicane che siano – all’ultima tornata, quella delle elezioni vere e proprie. Nel primo dibattito televisivo che ha visto sfidarsi a colpi di parole i 10 candidati repubblicani più avanti nei sondaggi – gli altri 7 avevano parlato prima – quello che fa più discutere infatti è proprio il miliardario Donald Trump. Quello che affascina di più invece è il senatore della Florida Marco Rubio. E tutti gli altri? Indietro, molto indietro: anche Jeb Bush, così come Mike Huckabee. Collezionano belle figure sì, ma forse sono troppo pacati, troppo a giocare a fare il futuro Presidente americano. Cosa che Trump non fa, anzi.  

Donald Trump, political incorrect

Donald Trump gioca con il politically incorrect, sbeffeggia in qualche modo i suoi avversari ed è pronto a ripetere il caso Ross Perot, il miliardario che nel 1992 si candidò da indipendente e fece perdere la Casa Bianca a Bob Dole in favore di Bill Clinton. Trump è sincero, fin troppo sincero e schietto per poter vincere, ma è innegabile che alla fine sia anche questo il suo principale punto di forza. Tanto da fargli dire che si vive in un sistema corrotto dove in cambio di soldi si fanno favori – e la brutta figura la fa chi riceve i soldi, da lui ovviamente –  o da evitare di scusarsi quando la giornalista lo incalza chiedendogli un parere sull’universo femminile, poiché lui stesso un tempo aveva definito le donne come scrofe grasse, cagne e sciatte – ma il riferimento era a un’attrice liberal che lo aveva criticato, così si è “difeso” – ma anche di gettarsi in prospettiva, promettendo la costruzione di un muro per impedire le infiltrazioni criminali dal Messico.  

La (troppa) sincerità di Trump

Così va a finire che i tre moderatori della serata Bret Baier, Megyn Kelly e Chris Wallace sono quelli che hanno fatto una migliore figura, con le loro domande incalzanti, da giornalisti della rete conservatrice Fox e la Kelly si è presa anche un rimprovero da Trump – è stata lei a chiedere sulle donne – visto che il miliardario le ha detto: “Sono stato molto carino verso di te nonostante avrei anche potuto risparmiarmelo per come mi hai trattato”. Ma Trump se ne frega del politicamente corretto, e lo dice con chiare parole: “Non ho tempo per queste cose, non sono per il fair play, né per il politically correct”. Anche per questo motivo non esclude di correre da indipendente qualora non fosse candidato al Grand Old Party, e i paragoni con Ross Perot – anche nel 1992 vinse un Clinton – fanno un po’ storcere il naso all’opinione pubblica conservatrice, anche se l’unico che gli risponde è Rand Paul, che lo considera – in soldoni – un businessman senza scrupoli. Trump però è netto anche con lui: “Ho dato soldi a Hillary Clinton e in cambio  lei è venuta al mio matrimonio.

E ho appoggiato finanziariamente anche la maggior parte dei candidati che oggi sono al mio fianco”, alludendo a un sistema corrotto che però è la realtà delle cose, senza tanti giri di parole.  

E gli altri?

Solo Marco Rubio e Mike Huckabee hanno fatto un’ottima figura, con il primo che sfida apertamente Hillary Clinton e sembra perfettamente consapevole della situazione politico-economica negli USA, dei problemi da risolvere e dei cambiamenti da attuare. Lo stesso Huckabee ripete le splendide performance di 4 anni fa, ma così come 4 anni fa anche stavolta rischia di fare l’outsider. Il problema infatti è che mentre Marco Rubio è l’uomo nuovo dell’establishment conservatore, gli altri sembrano appartenere al vecchio regime, Jeb Bush in primis, che per non cadere in trappole e tranelli risulta fin troppo ingessato. Nulla di rilevante da aggiungere per Chris Christie e Rand Paul, che probabilmente scivoleranno nei sondaggi man mano che il tempo passerà senza quindi creare troppi problemi ai loro concorrenti. E Donald Trump? Un outsider tra gli outsider – ma vincente, almeno stando ai sondaggi. E chissà, se le ultime affermazioni non porteranno grossi scossoni, magari sarà davvero lui la sorpresa delle primarie repubblicane.

E noi avremo perso la scommessa.

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