Ecco perchè anticipare il default potrebbe salvare l’Eurozona

Le recenti mosse dell’EuroTower hanno ricevuto il plauso degli addetti ai lavori. Esistono, tuttavia, voci fuori dal coro come quelle degli economisti Harald Hau (Università di Ginevra) e Ulrich Hege (HEC Parigi). Secondo questi, infatti, gli Stati più indebitati dell’Eurozona avrebbero convenienza a negoziare un default ordinato piuttosto che ricorrere al meccanismo antispread della Bce e agli aiuti comunitari.

di Stefano Fugazzi, pubblicato il
Le recenti mosse dell’EuroTower hanno ricevuto il plauso degli addetti ai lavori. Esistono, tuttavia, voci fuori dal coro come quelle degli economisti Harald Hau (Università di Ginevra) e Ulrich Hege (HEC Parigi). Secondo questi, infatti, gli Stati più indebitati dell’Eurozona avrebbero convenienza a negoziare un default ordinato piuttosto che ricorrere al meccanismo antispread della Bce e agli aiuti comunitari.

Lo scorso 6 settembre il Governatore della Bce Mario Draghi ha annunciato le attese contromisure di politica monetaria per calmierare i rendimenti dei titoli di debito dei Paesi periferici. L’EuroTower acquisterà «senza limiti quantitativi fissati ex ante» i bond sovrani dei Paesi che richiederanno aiuti all’Europa. In cambio i governi di questi Paesi s’impegneranno a mettere in sicurezza i conti pubblici attuando tagli al fabbisogno statale e, allo stesso tempo, aumentando la pressione fiscale – strategie di bilancio che solitamente ostacolano gli investimenti pubblici e privati, deprimono la crescita e, in ultima analisi, aggravano il quadro macroeconomico corrente.

Secondo gli economisti Harold Hau del Swiss Finance Institute di Ginevra e Ulrich Hege, docente presso l’HEC di Parigi, le politiche monetarie di Francoforte e quelle fiscali di Bruxelles non solo penalizzeranno la crescita economica del Vecchio Continente per gli anni a venire, ma rischiano di «sotterrare definitivamente la moneta unica». Per invertire la rotta, i due economisti sono dell’opinione che gli Stati membri e le istituzioni comunitarie debbano ricercare nuove vie.

CREARE INFLAZIONE PER ABBATTERE IL RENDIMENTO REALE DEI BOND DECENNALI

Una prima soluzione sarebbe quella di creare inflazione per ridurre il valore reale del debito. Secondo i due economisti, infatti, un “imprevisto” aumento dell’inflazione di tre punti percentuali abbatterebbe del 34% il rendimento reale delle emissioni sovrane a scadenza decennale. È difficile credere, tuttavia, che la Bce di punto in bianco decida di rinnegare il paradigma della «stabilità dei prezzi».

IMPORRE HAIRCUT AL DEBITO ANZICHÉ MUTUALIZZARLO

Sono due le possibili alternative a una cura inflazionistica: l’imposizione di haircut – ovvero un taglio netto del valore nominale del debito – e/o la rinegoziazione delle scadenze delle cedole. Fino a questo momento i vertici europei hanno scartato a priori quest’ultime soluzioni, eccezione fatta per la Grecia.

Gli strateghi di Bruxelles e Francoforte hanno, invece, preferito mettere a punto una serie di meccanismi di “mutuo soccorso” (i fondi Efsf-Esm) e riattivare il programma di acquisto dei buoni del tesoro (l’Outright Monetary Transactions, la nuova iterazione del Securities Market Programme).

Hau e Hege ritengono che le politiche comunitarie annunciate nel corso degli ultimi mesi non riducano affatto le probabilità di default dei Paesi a rischio, ma le aumentino. Come potrebbero gli investitori privati, infatti, opporsi alla decisione di governi e autorità europee di operare importanti haircut sul valore nominale delle emissioni sovrane se a detenere una cospicua porzione di tali debiti sono le stesse istituzioni comunitarie?

TAGLIARE IL VALORE NOMINALE DEL DEBITO: ECCO I BENEFICI

È la gestione della crisi greca a dare credito a questo secondo scenario. L’imposizione di haircut “volontari” sul valore nominale del debito ellenico non ha, infatti, turbato oltremodo i mercati azionari e obbligazionari europei. I due economisti sono dell’idea che gli Stati più indebitati dell’Eurozona non debbano, pertanto, scartare a priori questa eventualità. Operare un taglio al valore nominale in questo momento offrirebbe – a loro dire – una gamma di benefici sicuramente superiori alle due possibili alternative: rimandare la decisione in là nel tempo (con l’imposizione di haircut sensibilmente maggiorati) oppure convivere con le insidie nascoste dietro al piano antispread e all’Esm.

Hau e Hege sostengono inoltre che gli haircut penalizzerebbero prevalentemente gli investitori dell’area non-Euro – e in particolar modo le grandi multinazionali del credito e gli hedge fund – i quali riporterebbero a bilancio una significativa porzione delle perdite complessive. Al contrario, dovessero i Paesi membri ricorrere al piano antispread e quindi concordare con Bruxelles nuove misure d’austerità, sarebbero i contribuenti a doversi accollare gli oneri.

Infine, i fondi Salva Stati (Efsf-Esm) e i programmi di acquisto delle emissioni sovrane da parte delle autorità europee condizioneranno per diversi anni le politiche di bilancio dei Paesi interessati mentre l’alternativa caldeggiata dai due economisti, ovvero un default ordinato, presenterebbe minori vincoli e ridurrebbe istantaneamente la mole debitoria, una soluzione che permetterebbe ai governi nazionali di alleggerire la pressione fiscale e quindi riavviare la crescita economica.

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Argomenti: bond sovrani, Crisi Euro