Così la Turchia mette sotto scacco l’Europa

La Turchia alza il prezzo sull'emergenza profughi e chiede alla UE soldi e l'ingresso nelle sue istituzioni. Anche la Grecia "strappa" la ristrutturazione del debito.

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La Turchia alza il prezzo sull'emergenza profughi e chiede alla UE soldi e l'ingresso nelle sue istituzioni. Anche la Grecia

Che il vertice a Bruxelles tra i 28 membri della UE e la Turchia sulla gestione dei profughi sarebbe stato difficile lo si era capito anche prima che iniziasse, ma in pochi si aspettavano un atteggiamento così duro di Ankara, che approfittando dello stato di emergenza in cui versa l’Europa, ha alzato al massimo il prezzo per impedire un nuovo esodo di dimensioni bibliche di rifugiati da Siria, Iraq, Afghanistan, etc., verso il Vecchio Continente. Iniziando l’incontro, il premier Ahmet Davutoglu ha chiesto, anzitutto, agli interlocutori capitanati ufficiosamente dalla cancelliera Angela Merkel un nuovo stanziamento di 3 miliardi di euro, dopo averne ottenuti sulla carta già 3 a novembre, di cui appena un centinaio di milioni appena stanziati, sostenendo che il suo paese avrebbe già speso una decina di miliardi per fronteggiare l’emergenza dei profughi ammassati alle sue frontiere e stimati in 2,7 milioni. Il premier turco ha anche posto tra le altre condizioni passaporti facili per i suoi cittadini nella UE, l’accelerazione immediata dei colloqui per fare entrare la Turchia nella UE e la creazione di una zona-cuscinetto tra Turchia e Siria, dove i profughi potranno recarsi in sicurezza. Spiazzati i governi europei, che adesso si trovano dinnanzi a una situazione di estrema debolezza contrattuale: se non cedessero alle richieste di Ankara, rischierebbero sia di trovarsi centinaia di migliaia di profughi in fuga verso i loro paesi, sia di assistere a una mancata collaborazione dei turchi per una soluzione alla crisi siriana. E sappiamo quanto già oggi gravino i sospetti sul governo turco di un suo sostegno più o meno diretto ai guerriglieri dell’ISIS. L’avere chiuso gli occhi fino all’inverosimile costringe oggi l’Europa a pagare un prezzo salato per porre fine all’emergenza, o anche solo per evitare che essa non precipiti. Oltre alla Turchia, infatti, anche la Grecia ha ottenuto l’apertura dei colloqui per una ristrutturazione del suo immenso debito pubblico, che se non assume le sembianze di un taglio vero e proprio, poco ci manca.

Un giorno nero per la credibilità delle istituzioni europee.  

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