Ecco il “complotto” delle forze globali: commercio mondiale crollato!

Commercio mondiale sempre più giù, come suggerisce il crollo del Baltic Dry Index. Cosa significa?

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Commercio mondiale sempre più giù, come suggerisce il crollo del Baltic Dry Index. Cosa significa?

Per la prima volta nella sua storia, il Baltic Dry Index (BDI) è sceso ieri sotto i 300 punti, attestandosi a 298 punti. Per i più, anche per gran parte della stampa economica, tale indice dice poco o nulla, ma si tratta di un segnala realmente allarmante per lo stato di salute dell’economia mondiale. Il BDI è stato introdotto per la prima volta nel 1985 e da allora monitora l’andamento del costo per il trasporto di merci “asciutte” via mare.

Più alto è tale indice, maggiore vivacità commerciale segnala. Viceversa, nel caso contrario. Quando c’è un’alta richiesta di spedizione di merci, infatti, il costo di affitto delle navi cresce. Quando la domanda diminuisce, tale costo scende. Ebbene, non è incoraggiante il record minimo toccato dal BDI in queste ore, anche perché il trend appare quasi ininterrottamente negativo sin dallo scorso mese di agosto, quando non a caso sono esplose le preoccupazioni dei mercati finanziari per la solidità della crescita globale, specie dell’economia cinese, la seconda più grande al mondo.

BDI non segnala alcuna ripresa del commercio mondiale

Sei mesi fa, il BDI aveva toccato un minimo storico di 556 punti, ma il livello attuale indica un peggioramento da quei livelli del 46%. Colpisce, poi, come la lettura del grafico degli ultimi mesi suggerisca un andamento tendenzialmente in costante discesa, pur con le prevedibili fluttuazioni. Ciò denota un problema non solo di offerta, ma anche di domanda. In altri termini, nemmeno una caduta dei prezzi per il trasporto delle merci incoraggia gli acquisti e la situazione inizia a creare problemi gravissimi al settore, tanto che Deutsche Bank calcola che a gennaio siano state distrutte 55 navi, il 60% in più su base annua, a fronte, però, della consegna di 89 nuove. Nel complesso, il tonnellaggio della flotta è aumentato solamente dello 0,3%. A conferma della crisi, si consideri che all’inizio di gennaio, Western Bulk Group disponeva di liquidità in cassa per 48,6 milioni di dollari, ma già il 22 gennaio scorso la cifra era scesa a 25,3 milioni. In pratica, il business non sarebbe in grado in queste settimane di coprire i costi e ciò è ancora più grave, se si considera che non si avverte un rinvigorimento della domanda.

  [tweet_box design=”box_09″ float=”none”] Il commercio mondiale è in crisi, la ripresa la vedono solo i governi   [/tweet_box]        

Caduta delle materie prime non aiuta

Cosa significa tutto ciò? Per quanto resti parzialmente un mistero il rapporto tra il BDI e l’andamento dell’economia mondiale, la sua caduta non segnala alcunché di positivo, né riflette un miglioramento sul fronte dell’efficienza della flotta. Essa sembra lo specchio di un commercio mondiale asfittico, a sua volta conseguenza di una minore dinamicità delle principali economie del pianeta. E’ normale che sia così, dato che il prezzo delle materie prime è sceso mediamente al di sotto dei livelli di fine anni Novanta, senza tenere conto dell’effetto inflazione. E stiamo escludendo da questa analisi il greggio, che essendo una merce “liquida” non rientra tra quelle monitorate attraverso il BDI. Ieri, la stampa ha riportato una dichiarazione ambigua del governatore della BCE, Mario Draghi, che quasi sfogandosi addebitava la bassa inflazione nell’Eurozona a un “complotto di forze mondiali”. In verità, la traduzione potrebbe aver fatto un brutto scherzo, perché più che di complotto, il numero uno di Francoforte si sarebbe riferito a un “concorso” di forze globali.

Domanda non riparte, nonostante prezzi fermi

Il significato resta quasi lo stesso, solo meno estremizzato: per la BCE si ravviserebbero poche probabilità di stimolare i prezzi, a causa di meccanismi sfuggenti al suo controllo. Viene subito alla mente il mercato del petrolio, da quasi un paio di anni in eccesso di offerta, ma che continua a produrre ai ritmi maggiori di sempre. Un effetto della “guerra” commerciali tra i colossi del settore, ossia Arabia Saudita, Russia e USA, ciascuno dei quali non intende arretrare a beneficio degli altri. Tuttavia, il grafico sul BDI completa l’analisi e ci spiega come non vi sia solo un problema di offerta al di sopra della domanda nel pianeta, ma persino consumi poco reattivi ai prezzi.

E ciò, nonostante mai si siano registrati nella storia moderna tassi reali così bassi presso le principali economie. In sostanza, le condizioni per una ripartenza della domanda (consumi + investimenti) vi sarebbe. E allora cosa accade: semplice, famiglie, imprese e stati sono più indebitati che mai e risulta insufficiente un bene essenziale in economia, la fiducia.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”] L’inflazione è bassa non per un complotto, bensì per un’economia malata di debiti   [/tweet_box]

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