Ecco i segnali di crisi lanciati dai mercati a causa del Coronavirus

Allarme crescita mondiale con l'emergenza Coronavirus. Se il petrolio va giù e l'oro s'impenna, altri sono i segnali piuttosto evidenti della crisi in corso.

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Allarme crescita mondiale con l'emergenza Coronavirus. Se il petrolio va giù e l'oro s'impenna, altri sono i segnali piuttosto evidenti della crisi in corso.

Il Coronavirus ha fatto irruzione sui mercati finanziari, provocando cali marcati nelle principali borse mondiali. Il Dow Jones ha perso oltre il 9% nelle ultime settimane, le borse europee altrettanto. Paradossalmente, sta reagendo meglio proprio Shanghai, malgrado l’emergenza sia nata e riguardi essenzialmente la Cina. Da inizio anno, le perdite superano a malapena il 2%. Ma al di là dell’andamento complessivo del mercato azionario, esistono specifiche quotazioni che danno meglio di altre il polso della situazione. Sappiamo che l’oro è salito in settimana ai massimi da oltre 7 anni, oltrepassando i 1.680 dollari l’oncia e sfiorando un rialzo a doppia cifra in meno di due mesi.

Per contro, il petrolio ha ripiegato tra un quarto e un quinto del suo valore di inizio 2020, con il Brent ad essere sceso fin sotto i 55 dollari al barile e segnando così un crollo del 22,3% quest’anno. Se il metallo si apprezza per la corsa degli investitori ad acquistare beni rifugio, il greggio arretra per la minore domanda reale e attesa. La Cina è primo importatore mondiale e i tanti milioni di barili in meno acquistati dall’estero per via dello stop alla produzione in larghe aree del paese pesano sui prezzi internazionali, così come le prospettive meno solide per la sua economia rispetto a qualche mese fa.

Il prezzo dell’oro sale, quello del petrolio scende e questo alla lunga non si tiene

Tonfo dei metalli industriali

E ci sono i metalli industriali, così chiamati per il loro impiego nell’industria, allo scopo di produrre beni. E il segno meno abbonda, anzi è praticamente totalizzante. Il rame quest’anno perde il 10%, l’alluminio il 6,3%, lo zinco il 12%, il platino il 4% e lo stagno il 2,3%.

Questi i dati riferiti alla giornata di ieri. L’unico segno più riguarda il palladio, di cui abbiamo discusso negli ultimi mesi. In questo caso, +40% da inizio anno, pur essendosi le quotazioni stabilizzatesi, come se il rally si fosse fermato. Infine, le emissioni di Co2 nell’Unione Europea costano il 3% in meno. Parliamo dei diritti ad inquinare, che le società possono scambiarsi tra di loro sul mercato. Ieri, risultano scesi sotto i 25 euro per tonnellata.

E a fronte del boom aureo, l’argento ha segnato un rialzo quest’anno di appena l’1,3%, superando di poco i 18 dollari l’oncia. A differenza dell’oro, il suo acquisto è finalizzato maggiormente a scopi industriali ed è probabile che proprio questo comparto della domanda stia frenandone la crescita delle quotazioni. In generale, il quadro che emerge appare nitido: la domanda di metalli utilizzati nei processi produttivi scende e i prezzi pure. Del resto, le vendite di auto in Cina sono letteralmente scomparse nella prima metà di febbraio, segnando un drammatico -92% su base annua.

Il calo della produzione e della circolazione di auto presso la seconda economia mondiale è così drastico, che solamente nei primi 15 giorni di questo mese le emissioni di C02 risulterebbero scese di 100 milioni di tonnellate, circa il 6% del totale mondiale.

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