Ecco i numeri che smentiscono il “terrorismo” sanitario del governo Conte

Il "lockdown" sotto Natale si avvicina di settimana in settimana, eppure l'Italia mostra dati tutt'altro che allarmanti sui contagi da Covid.

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Il nuovo Dpcm annunciato ieri sera dal premier Giuseppe Conte in conferenza stampa non contiene grosse novità rispetto al precedente varato pochi giorni prima, se non l’esplicito avvertimento a palestre e piscine di adeguarsi ai nuovi protocolli se vorranno evitare la chiusura. Quasi un modo per scaricare tra pochi giorni la responsabilità dei nuovi contagi sulle attività produttive, allorquando verrà imposto loro di non alzare la saracinesca. Il governo è preoccupato dall’emergenza Covid, con i nuovi positivi cresciuti ormai giornalmente anche in Italia ai massimi da quando è arrivata anche in Italia questa crisi sanitaria.

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Eppure, gli stessi numeri indurrebbero a un cauto ottimismo, se confrontati con il contesto internazionale. L’Italia sta accusando una recrudescenza dell’epidemia, peraltro attesa con l’arrivo dell’autunno, similmente a tutti gli altri stati europei. Ma da qui ad andare nel panico ve ne corre. Il clima da “terrorismo” sanitario, per cui gli ospedali sarebbero sull’orlo di un collasso, non sembra giustificato dai dati ufficiali. Essi smentiscono con ogni evidenza che siamo tornati ai livelli di allarme di marzo e aprile.

Partiamo dai nuovi contagi nell’ultimo mese: 119.309 in tutto. Tanti, pochi? Per capirlo, dobbiamo confrontarli con quelli all’estero e rapportarli alle rispettive popolazioni. In Italia, si è ammalato di Covid (asintomatici inclusi) un abitante su 500, cioè lo 0,20%. E come sono andate le cose in Europa negli ultimi 30 giorni?

  1. Spagna: 310.909 positivi = 0,66% della popolazione;
  2. Francia: 411.505 positivi = 0,61% della popolazione;
  3. Regno Unito: 323.814 positivi = 0,58% della popolazione;
  4. Danimarca 13.604 positivi = 0,23% della popolazione;
  5. Italia 119.309 positivi = 0,20% della popolazione;
  6. Svezia 15.529 positivi = 0,15% della popolazione;
  7. Germania 95.616 positivi = 0,11% della popolazione;
  8. Norvegia 3.646 positivi = 0,067% della popolazione.

Abbiamo volutamente preso in considerazione i grandi stati europei e quelli scandinavi di cui si è discusso molto in questa emergenza. La Svezia è stato l’unico a non avere imposto un vero “lockdown” nella primavera scorsa, attirando gli strali di una fetta consistente dell’opinione pubblica europea. Come avete potuto notare, in questa mini-classifica ci collochiamo peggio di Svezia, Germania e Norvegia e meglio della Danimarca, per non parlare di Regno Unito, Francia e Spagna. Insomma, ne usciamo abbastanza bene.

Ma il solo numero dei contagiati non ci dice molto sulla gravità delle condizioni cliniche complessive. Per questo, abbiamo preso in considerazione il numero dei morti nell’ultimo mese e lo abbiamo rapportato al totale dei nuovi contagiati per ricavare il tasso di mortalità. In realtà, dovremmo attendere qualche decina di giorni in più per ottenere un dato che ci esponga le conseguenze dell’impennata dei contagi nell’ultimo mese. Ad ogni modo, questi sono i risultati trovati:

  1. Spagna 3.370 morti = 1,08%
  2. Italia 875 morti = 0,73% 
  3. Regno Unito 1.814 morti = 0,58%
  4. Francia 2.123 morti = 0,52%
  5. Germania 409 morti = 0,43%
  6. Svezia 52 morti = 0,33%
  7. Danimarca 43 morti = 0,32%
  8. Norvegia 10 morti = 0,27%

L’allarmismo del governo non convince

Qui, l’Italia non brilla, esibendo il secondo tasso di mortalità più alto dopo la Spagna, sebbene in valore assoluto abbiamo registrato il secondo numero più basso di morti tra i grandi paesi europei dopo la Germania. Tralasciando le modalità dei conteggi, abbastanza variabili di stato in stato (i tedeschi non includono i morti con almeno un paio di patologie), l’unico vero neo continua ad essere per l’Italia proprio l’elevata incidenza della mortalità sui nuovi contagi, sebbene dobbiamo ammettere che in primavera avremmo messo tutti una firma per giungere a questi dati. Allora, il tasso di mortalità sfiorò il 15%, cioè 20 volte più alto di quello attuale. Si è abbassato ovunque, per il semplice fatto che dall’estate in poi si sono ammalati perlopiù i giovani, la cui resistenza al virus risulta decisamente superiore. Fino al 95% dei nuovi casi positivi italiani, poi, sono asintomatici.

In conclusione, la gravità della crisi sanitaria si coglie particolarmente in Spagna e Francia e, a seguire, nel Regno Unito.

Lì, i contagi dilagano a un ritmo fin oltre il triplo dell’Italia, provocando il quadruplo dei decessi in Spagna. Questo non significa che possiamo dormire sugli allori o che dobbiamo sottovalutare l’emergenza, chiudendo un occhio sull’uso delle regole anti-Covid basilari. Il trend senz’altro peggiora anche da noi, ma da qui a paventare il “lockdown” sotto Natale, quando nel resto d’Europa si esclude (ad oggi) una simile eventualità, pur tra l’imposizione di coprifuochi e chiusure locali quasi come in primavera, svela uno stato di esagitazione politica che non ha ragione d’essere.

Certo, le criticità sono sotto gli occhi di tutti. Le scuole di per sé sono sicure, ma per arrivarci bisogna prendere mezzi pubblici affollati e divenuti principale fonte di contagio. Ma qui il destino cinico e baro c’entra fino a un certo punto. Abbiamo avuto quasi sei mesi di tempo per riorganizzarci e la risposta del governo Conte al problema della mobilità è stato il bonus monopattini. E per la scuola si è cercato di risolvere tutto tramite l’acquisto costoso di banchi con le rotelle. Risorse che avrebbero potuto e dovuto essere indirizzate verso voci di spesa più razionali e previdenti. E adesso le responsabilità dei contagi sarebbero degli italiani!

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