Ecco cosa succede all’economia italiana con un secondo lockdown

La ripresa a V è sfumata, mentre si materializza lo spettro di una a W o persino a L. Il secondo lockdown che si avvicina devasterà ulteriormente l'economia.

di , pubblicato il
Gli effetti di un secondo lockdown sull'economia italiana

Il lockdown per l’Italia si avvicina. Similmente a quello imposto dal governo Conte a marzo, prevedrebbe la chiusura delle attività commerciali non primarie e forti limitazioni alla libertà di circolazione delle persone. Probabile che venga ripristinato il divieto di uscire fuori dalla propria regione di residenza. Questo è lo scenario che abbiamo davanti agli occhi con l’aumento dei contagi giornalieri, specie dopo che la Francia ha optato per richiudere tutto e che la stessa Germania ha disposto la chiusura di bar e ristoranti. Per l’economia italiana, un colpo al cuore mentre stava ancora a terra.

Nel terzo trimestre, probabile che il PIL italiano sia rimbalzato rispetto al secondo. D’altronde, l’estate ha ravvivato il commercio e il settore turistico, sebbene di stranieri se ne siano visti pochi dopo l’allentamento delle restrizioni a giugno. Ma l’arrivo dell’autunno sta coincidendo con una nuova “glaciazione” del PIL, tanto che si calcolano in 25 miliardi di euro le perdite che accuseremmo come economia nel caso in cui il lockdown fosse imposto per le festività natalizie.

Quasi certa la fine delle speranze per una ripresa a V dell’economia italiana. Il governo Conte ha previsto nella Nota di aggiornamento al DEF un calo del 9% quest’anno, seguito da un rimbalzo del 6% nel 2021. Tuttavia, in caso di nuove restrizioni per frenare i contagi, le stime dello stesso esecutivo parlano di un -10,5% quest’anno, seguito d una ripresa di appena l’1,8%. Più che uno scenario a W, di per sé già temibile, avanza quello di uno a L. Cosa significa? Due le ipotesi alternative: la prima, che l’economia sia rimbalzata parzialmente nel terzo trimestre per cedere già nel trimestre in corso e riprendersi con vigore nei prossimi mesi, quando le restrizioni verranno allentate.

Gli effetti di un secondo lockdown: la ripresa a L

La seconda è molto peggiore, consistendo in una caduta del PIL seguita da una fase di sostanziale stagnazione.

Per quanto sta accadendo, il rischio di uno scenario a L diventa ogni giorno più forte. La caduta di questo 2020 non sarebbe compensata significativamente da un aumento del PIL nel 2021, anzi l’economia nei fatti rimarrebbe nel medio termine intorno ai livelli minimi toccati con l’emergenza Covid. Per lo stato, significherebbe fare i conti con un deficit di entrate e un boom di spesa ben superiori alle stime, mentre i posti di lavoro perduti sarebbero maggiori del temuto e, soprattutto, non verrebbero ricreati da qui a qualche anno.

Certo, lo stato avrebbe modo di intervenire con una politica fiscale di sostegno agli investimenti pubblici, attingendo ai fondi europei che dovrebbero arrivare sin dalla prima metà dell’anno prossimo e magari anticipandoli con emissioni di debito ancora più corpose, grazie all’ausilio della BCE. Ma fino a quando il Covid non sparirà dalla circolazione o non vi si porrà rimedio con un vaccino, la mano pubblica poco potrebbe per vivacizzare i consumi e la produzione nell’immediato. Se le attività restano chiuse o lavorano sotto il potenziale, le famiglie patiscono il calo dei redditi e le imprese non investono a livelli ordinari per paura del futuro, gli investimenti pubblici da soli sarebbero di scarso stimolo. E l’Italia non ha alle spalle una storia recente di risposta veloce alle crisi con piani infrastrutturali. La stessa reazione al Covid in questi mesi è stata all’insegna di una sfilza di bonus dall’impatto quasi nullo per l’economia e dal sapore assistenziale.

E il debito pubblico? Sfonderebbe quota 160% e probabilmente alla fine del prossimo anno si attesterebbe intorno al 165%. Unico conforto: tutti gli altri stati registrano un’impennata del rapporto debito/PIL, a partire da Francia e Spagna, che quest’anno dovrebbero salire al 130%.

E la BCE dovrà dare a tutti una mano, continuando a comprare titoli del debito per tenerne i rendimenti bassissimi.

[email protected] 

Argomenti: ,