Ecco cosa nasconde il Decreto Cultura: la denuncia del M5S

Cosa nasconde il Decreto Cultura? La denuncia arriva dal Movimento 5 Stelle, che rivela l'esistenza di un "MAXXI" emendamento alla Fondazione presieduta da Giovanna Melandri e di un possibile finanziamento di 1 milione di euro in più all'anno per l'informatizzazione degli archivi dei partiti.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Cosa nasconde il Decreto Cultura? La denuncia arriva dal Movimento 5 Stelle, che rivela l'esistenza di un

Decreto Cultura: due parole per sollevare polemiche e inasprire il dibattito. Cosa dice il Decreto Cultura e quali sono i lati oscuri non ampiamente sottolineati dai media? Passato alla Camera, ora toccherà al Senato approvare il Decreto e gli emendamenti ivi aggiunti. Unica opposizione (finora): il Movimento 5 Stelle, che denuncia un emendamento spuntato (e tenuto un po’ nascosto) nel decreto, che implica un versamento di 5 milioni di euro all’anno alla Fondazione Maxxi, presieduta da Giovanna Melandri. Un finanziamento ritenuto molto poco rispettoso nei confronti di un patrimonio culturale che latita da più parti. Del Decreto Cultura non se ne parla molto, e non perché la cultura non interessi, quanto perché la riflessione mediatica sembra più focalizzata su questioni di poco conto, videomessaggi di 15 minuti in cui viene ripetuto l’ennesimo disco rotto. Ma il succo della politica (e delle notizie di politica) è: cosa sta succedendo in Parlamento? Come stanno cambiando la nostra vita di operatori del Paese (culturali, sociali, etc.)? In molti hanno affermato che il turismo è il petrolio del nostro Paese: un patrimonio culturale vastissimo che gli stranieri ci invidiano, ma soprattutto che non capiscono come possiamo essere così poco ragguardevoli nei confronti di uno dei nostri tesori più preziosi. Il Decreto Cultura rivela alcuni aspetti interessanti, ma ragionandoci sopra c’è un problema di fondo: il vero problema che è alla base dei rapporti tra governo e cultura c’è un’incomprensione di fondo. Sostanzialmente, nel nostro Paese la cultura viene fatta sopravvivere: riflettendoci su, scopriamo che si tratta di un grossolano errore di investimento. Far sopravvivere uno dei settori più economici importanti del nostro Paese significa condannarlo a morte certa. Trovare una strada affinché il settore possa trovare da sé i fondi e gli introiti necessari per vivere in maniera autosufficiente sarebbe invece la soluzione. Privilegiare i finanziamenti pubblici alle istituzioni culturali pubbliche e fare in modo che le istituzioni private trovino i soldi da sé e non vegetino sul bastone di sostegno statale.   LEGGI ANCHE Decreto “del fare” bis: stretta sui benzinai e novità per le Pmi. Ecco la bozza  

Decreto Cultura cosa dice

Il Decreto Cultura può essere sintetizzato in alcuni aspetti fondamentali. Andiamo a vederli:

  • Tutela, restauro e valorizzazione dei beni culturali: particolare rilevanza è stata data a Pompei, per la quale è stato nominato un direttore generale il cui ruolo è quello di gestire il sito archeologico, avendo cura del bilancio, delle emergenze e del corretto svolgimento delle gare.
  • Sviluppo dei Musei: l’intervento riguarda prettamente 500 laureati under 35, ai quali viene data la possibilità di praticare un tirocinio annuale in un piano generale di inventariazione e digitalizzazione all’interno dei Musei italiani. L’intervento inizierà dal Mezzogiorno e si propagherà via via fino al nord.
  • Rilancio del cinema, delle attività musicali e dello spettacolo dal vivo: stabilita la tax credit per il cinema per una cifra di circa 90 milioni di euro, mentre 5 saranno i milioni di euro riferiti alla tax credit per il settore musicale (in profonda crisi).
  • Cancellazione tagli previsti dalla spending review: i tagli relativi alla promozione pubblicitaria previsti dalla spending review non dovranno più essere applicati dagli enti culturali sotto la tutela e la vigilanza del Ministero per i beni e le attività culturali e dai teatri stabili pubblici.
  • Risanamento fondazioni lirico-sinfoniche: previsto un fondo speciale riservato al risanamento delle fondazioni, gestito da una figura preposta; fondazioni che dovranno inoltre cooperare tra loro per una più efficiente gestione complessiva.
  • Trasparenza: qualunque pubblicazione finanziata tramite fondi pubblici sarà a disposizione di chiunque gratuitamente e a per via telematica.Verrà inoltre istituita un’anagrafe degli incarichi amministrativi e artistici degli enti culturali e di spettacolo.
  • Distribuzione fondi ai beni e alle attività culturali: la distribuzione dei fondi avverrà secondo criteri prestabiliti, parametrati attraverso le attività svolte e regolarmente rendicontate.
  • Donazioni: le donazioni fino a 5.000 euro alla cultura potranno essere effettuati dai privati senza carichi amministrativi.

 

Decreto Cultura: solo buona volontà?

L’ex sottosegretario ai Beni Culturali Roberto Cecchi, in un editoriale su Italia Futura, scrive che il decreto “contiene passaggi interessanti”, come ad esempio “il fatto che si ricostituiscano a costo zero i Comitati tecnici scientifici” oppure “che si siano trovate risorse per proseguire il lavoro di riassetto degli Uffizi e del museo della Shoah. E anche che si voglia dare una sistemata alla questione delle fondazioni lirico-sinfoniche e che si renda strutturale la tax credit per il cinema”. Per Cecchi è anche una cosa valida “che si siano liberalizzate le donazioni per erogazioni liberali”. Tuttavia si tratta solo di buona volontà, “si fa quel che si può”, come titola il suo editoriale. Non c’è un vero passaggio di consegne, né un drastico cambio di rotta, bensì una logica di sopravvivenza fine a se stessa e una serie di errori che rende il decreto solo un documento che testimonia esclusivamente la buona volontà e null’altro. Cecchi si auspica una razionalizzazione e una maggiore credibilità del sistema degli incentivi pubblici, ma soprattutto afferma che “il riassetto di un settore non può avvenire a scapito di altri“. Il riferimento è all’art. 11, comma 9, che recita così: “Nelle more del perfezionamento del piano di risanamento, per l’ano 2013 una quota fino a 25 milioni di euro può essere anticipata dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo su indicazione del Commissario straordinario, a valere sulle disponibilità giacenti, alla data di entrata in vigore del presente decreto […]”.  Altri soldi provengono invece dal classico aumento delle accise, che stavolta non riguarda i carburanti, bensì prodotti alcolici, da fumo e oli lubrificanti. Il problema in sé non è tanto il prelievo “una tantum” (veramente una tantum?) da altre parti, quanto per l’appunto la scarsa autosufficienza di un sistema culturale che non viene messo in grado di sostentarsi da solo.  

Decreto Cultura: spicca il finanziamento permanente al MAXXI di Giovanna Melandri

Nel Decreto Cultura spunta tuttavia un maxi-finanziamento al MAXXI (scusate il gioco di parole) di 5.000 euro l’anno. A denunciare il provvedimento, non emerso a dovere sotto i riflettori mediatici, il Movimento 5 Stelle, per voce (anzi, per penna), di Barbara Lezzi, Elisa Bulgarelli, Giovanna Mangili e Ornella Bertorotta, della Commissione Bilancio M5S al Senato: denuncia peraltro pubblicata sul blog di Beppe Grillo, dove si legge: “Decreto Cultura: arriva il MAXXI-emendamento Melandri. Tagliando fondi alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni culturali, con l’emendamento n. 6.23 a prima firma del senatore Villari (Pdl) si finanzierà in maniera permanente la Fondazione MAXXI con l’importo di 5 milioni di euro annui. L’emendamento è stato approvato in Commissione con i voti di Pdmenoelle, Pdl e Scelta Civica e l’opposizione del Movimento 5 Stelle. Ora l’emendamento dovrà passare dal Senato dove daremo battaglia”. Il comunicato continua focalizzandosi su chi presiede il MAXXI, ovvero Giovanna Melandri, la quale “quando nel 2012 fu nominata presidente del MAXXI, promise che avrebbe guidato il museo gratis”, ma le cose non sono andate effettivamente così, perché “dopo neanche un anno, si farà stipendiare”. Inoltre, “il MAXXI presieduto da Giovanna Melandri è anche noto per aver censurato nel febbraio 2013 un documentario contro Silvio Berlusconi. Non voleva turbare la campagna elettorale del neocondannato per frode fiscale”. Poi, la conclusione: “Con questo emendamento, si taglia con una mano nel settore manutenzione dei beni culturali per dare con l’altra alla fondazione presieduta dalla pdmenoelle Giovanna Melandri. Naturalmente per una pura casualità e coincidenza”. Dal testo del Decreto, infatti, si leggerebbe l’aggiunta dell’emendamento 5-bis: “Al fine di sostenere in via permanente le attività della Fondazione MAXXI, è autorizzata la spesa di 5 milioni di euro annui, a decorrere dal 2014, incrementando il fondo di gestione all’art. 25, comma 1, della legge 18 giugno 2009, n. 69. All’onere derivante dall’attuazione del presente comma si provvede mediante corrispondente riduzione della parte corrente dell’autorizzazione di spesa, di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b) del decreto legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 26 maggio 2011, n. 75″.  

Decreto Cultura: M5S si oppone all’assegnazione di 1 milione di euro in più ai partiti

Il Movimento 5 Stelle intende ribellarsi anche a un altro emendamento, proposto da Andrea Marcucci (PD), relativo all’assegnazione di 1 milione di euro in più annuo ai partiti a partire dal 2014, finalizzato alla “conservazione e informatizzazione degli archivi privati“. Nicola Morra e Fabrizio Bocchino (M5S) non ci stanno, rivelando che la similitudine tra i partiti politici e le associazioni private non ha ragione di esistere. La controproposta? Riservare quei soldi a Musei, Biblioteche, Archivi di Stato e storici. “Finanziamenti alla vera cultura”, hanno precisato.    

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Argomenti: Politica

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