Ecco cosa ha veramente detto Beppe Grillo sulla vendita di Telecom Italia a Telefonica

Beppe Grillo è finito nell'occhio del ciclone: 3 anni fa auspicava la vendita immediata di Telecom Italia a Telefonica, mentre ieri ha invitato il governo a intervenire per bloccarne la vendita. Ecco cosa ha veramente detto (e scritto) Beppe Grillo sulla vendita di Telecom Italia a Telefonica.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Beppe Grillo è finito nell'occhio del ciclone: 3 anni fa auspicava la vendita immediata di Telecom Italia a Telefonica, mentre ieri ha invitato il governo a intervenire per bloccarne la vendita. Ecco cosa ha veramente detto (e scritto) Beppe Grillo sulla vendita di Telecom Italia a Telefonica.

29 aprile 2010: Beppe Grillo chiede a Bernabè e Galateri di vendere Telecom Italia a Telefonica. 24 settembre 2013: Beppe Grillo chiede al governo di intervenire per bloccare la vendita di Telecom Italia a Telefonica. Trovate l’errore. Che il guru del Movimento 5 Stelle non sia esente da contraddizioni è chiaro quanto il sole: carta canta, soprattutto nell’era del web. Eppure non è tutto così semplice, o almeno non quanto sembra. Dopo aver preannunciato i crac di diversi brand che hanno fatto le fortune dell’economia italiana, 3 anni fa Beppe Grillo rivelò i problemi “morali” all’interno dei quadri dirigenziali di Telecom Italia. E’ la frase finale a far emergere il dubbio dell’esistenza di una contraddizione: già, perché il popolo dei social network si divide. C’è chi vede Grillo come un profeta, chi come un buffone. Tema centrale del dibattito: Telecom Italia. Prove a favore e contro: un video e un testo.   LEGGI ANCHE Addio Telecom Italia. Perchè Telefonica si prende il colosso per liquidarlo Telecom Italia, Telefonica non basta: rischio rating spazzatura resta immutato  

Cosa disse Beppe Grillo nel 2010 a proposito di Telecom Italia

Nel 2010, Beppe Grillo afferma e scrive: “La ex prima azienda tecnologica del Paese è finita, ogni anno, da 10 anni, diventa più piccola, più marginale nel contesto internazionale. Nel periodo 2008/2012 tra tagli effettuati e tagli futuri sono previsti altri 13.000 licenziamenti. L’organico di Telecom Italia al 31.12.2009 era di 54.236 dipendenti, nel 1999 quando fu ceduta a debito da Massimo D’Alema ai capitani coraggiosi Gnutti e Colaninno e Consorte aveva quasi il doppio di dipendenti. Telecom si sta estinguendo. Quando un’azienda esternalizza i suoi migliori informatici e ingegneri per fare efficienza non ha futuro. 3000 tra i migliori del Paese sono esternalizzati in una grande scatola dal nome SSC che sarà ‘efficientata’ e poi venduta con comodo”. Poi, ecco la dichiarazione incriminata: “Telecom deve essere venduta al più presto a Telefonica o a qualche grande gruppo internazionale prima che gli attuali azionisti ne spolpino anche le ossa. Telecom è morta, ma si possono espiantare i suoi organi e salvare l’occupazione ancora rimasta”. Il danno Telecom, insomma, è già alle porte e i numeri sono sotto gli occhi di tutti, soprattutto sotto gli occhi degli azionisti. E proprio da uno di loro proviene una denuncia, che è anche una profezia. Qualcosa che tuttavia è passato in rassegna e poi finito nel dimenticatoio. Fino al collasso finale. “Si parla di investimenti nei prossimi anni quando la Rete è un colabrodo e siamo ultimi nelle classifiche europee per la diffusione della banda larga”, affermava l’ex comico. “La Telecom in questi dieci anni ha venduto quasi tutte le sue partecipazioni, i suoi immobili, persino le centrali telefoniche, ridotto del 50% il personale, diminuito i suoi ricavi, ridotto gli investimenti, quasi azzerato il valore del titolo e, nonostante tutto questo, il debito è rimasto lo stesso di 34 miliardi. La domanda è: dove sono finiti i soldi?” La risposta segue subito dopo: “I soldi sono finiti in stock option milionarie, in dividendi agli azionisti del salotto buono che hanno spolpato viva la Telecom. E’ necessario fare un’indagine patrimoniale sui manager che in questi anni hanno gestito la Telecom per verificare il loro patrimonio prima e dopo il loro ingresso in Telecom”. Poi Grillo biasima Bernabè per non aver controllato i conti delle gestioni precedenti e non aver fatto luce sugli scandali che ruotavano attorno all’azienda, insistendo nell’accusare i vecchi dirigenti di aver lasciato solo briciole, e a volte nemmeno quelle, ai piccoli azionisti. La frase incriminata fa la sua ricomparsa al centro dell’articolo: “Telecom è morta, per salvare l’occupazione residua va venduta al più presto a Telefonica e la dorsale deve ritornare in mani pubbliche dando a ogni operatore le stesse possibilità e non a un unico soggetto”. La chiosa finale serve solo a ribadire il concetto: “Cari Bernabè e Galateri, vendete quello che è rimasto a Telefonica, restituite la dorsale allo Stato e dopo andate a casa, insieme al consiglio di amministrazione, prima del fallimento”. Potete leggere il post integrale cliccando qui.  

Ecco cosa ha scritto Beppe Grillo 3 anni dopo

Torniamo a ieri, 24 settembre 2013: Beppe Grillo sembra fare retromarcia, un passo indietro che gli costa polemiche e discussioni tra le file dei detrattori del M5S. Ecco cosa scrive sul suo blog: “L’Italia perde un altro prezzo, Telecom Italia. Le telecomunicazioni diventano spagnole. Un disastro annunciato da un saccheggio continuato, pianificato e portato a termine con cinismo di quella che era tra le più potenti, innovative e floride società italiane”. Grillo non ha dimenticato quanto ha detto 3 anni prima, ma allo stesso tempo sembra trasformare l’invito di cedere subito Telecom Italia a Telefonica in una semplice profezia: “In passato, anni fa, avevo previsto questa fine ingloriosa con la cessione a Telefonica”. Poi l’accusa a Massimo D’Alema, “il merchant banker di Palazzo Chigi”, “il primo responsabile di questa catastrofe”. Grillo continua accusando le gestioni precedenti che hanno distrutto una tra le aziende più floride del Paese, riempiendola di debiti e portandola a un destino già scritto. La chiosa sembra contraddire l’intervento di 3 anni fa, ma non del tutto: “Un’azienda quotata a 4 euro è precipitata a 0,61 euro. Ha quasi azzerato il suo valore. Il danno che deriva dall’Italia dalla perdita di Telecom Italia è immenso. Il governo deve intervenire per bloccare la vendita a Telefonica con l’acquisto della sua quota, è sufficiente dirottare parte dei miliardi di euro destinati alla Tav in Val di Susa che neppure il governo francese vuole più. Subito dopo va avviata una commissione di inchiesta parlamentare per accertare le responsabilità e gli eventuali guadagni illeciti”. Per consultare il post integrale, cliccate qui.   Insomma, cosa chiedersi a questo punto? Che forse Grillo si auspicava una vendita di Telecom Italia a Telefonica quando il valore oscillava tra 1 e 1,1 euro anziché una svendita inevitabile effettivamente avvenuta 3 anni più tardi? Oppure si tratta di una semplice e mera strategia politica per aizzare la folla contro il governo e conquistare elettori? Voi che ne pensate?  

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Argomenti: Politica