Ecco come la Bce salverà l’Euro (e l’Italia)

Asmussen (BCE) difende Draghi e attacca l'Italia perchè fu errore aiutare governo Berlusconi nel 2011 in cambio di chiacchiere

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Asmussen (BCE) difende Draghi e attacca l'Italia perchè fu errore aiutare governo Berlusconi nel 2011 in cambio di chiacchiere

Il componente tedesco al board della BCE, Joerg Asmussen, ha svelato ieri importanti dettagli del piano anti spread che sarà portato in discussione al consiglio direttivo di Francoforte, il prossimo 6 settembre e che si candida ad essere lo strumento principale con cui provare a salvare l’euro. Secondo Asmussen, il piano prevederebbe un intervento congiunto tra BCE ed Efsf-Esm, ossia i due Fondi salva-stati, con il secondo a sostituire il primo entro un anno.  

Il taglio dei tassi Bce è stato inutile

Il tedesco parte dall’analisi, per cui i mercati finanziari segmentati dell’Eurozona non sarebbero in grado di recepire i giusti impulsi di politica monetaria, com’è avvenuto recentemente con il taglio dei tassi della BCE a luglio. Questo non ha avuto un effetto uguale in tutta l’Area, anzi, continua Asmussen, praticamente non ha comportato alcun beneficio sull’economia reale. Per questo, sarebbe auspicabile che Francoforte intervenisse a sostegno dei bond pubblici in crisi.  

Acquisto bond Bce in cambio di riforme e impegni seri

Tuttavia, l’uomo spiega che non si tratterebbe di aiuti automatici, come alla fine del vertice del 28 giugno spiegò il premier italiano Mario Draghi. Al contrario, qualora un governo ritenesse che i suoi titoli fossero oggetto di sfiducia sui mercati, dovrebbe chiedere ufficialmente aiuto e firmare un memorandum, con il quale s’impegna a fare determinate riforme. Questo – continua Asmussen – per evitare che si ripeta l’errore di un anno fa, quando la BCE sostenne i BTp italiani, acquistandoli sul secondario, ma il governo Berlusconi non solo non approfittò del tempo concessogli, ma addirittura avrebbe procrastinato l’attuazione delle riforme concordate. Dunque, una volta firmato il protocollo, il sostegno avverrebbe su un doppio binario: la BCE comprerebbe titoli a breve scadenza sul mercato secondario, mentre l’Efsf-Esm acquisterebbe titoli a medio-lungo termine sul mercato primario, ossia alle aste. Tale ripartizione dei compiti sarebbe funzionale a una corretta trasmissione degli impulsi di politica monetaria, spiega il banchiere, visto che gli obiettivi propri della BCE sarebbero raggiunti con i bond di breve durata, che sono anche quelli maggiormente in sofferenza, quando i mercati sono colpiti da una crisi di fiducia. Asmussen continua la sua analisi, chiarendo che la Grecia avrebbe già compiuto passi importanti e che non è affatto corretto che si parli di cittadini di uno stato dell’Eurozona con tanta leggerezza, come starebbe avvenendo in questi mesi, perché ciò rischia di rinfocolare pregiudizi nazionali. Tuttavia, ammette, rinviare nel tempo l’obiettivo di bilancio significa un maggiore costo, che si può affrontare o con nuovi aiuti o risparmiando da qualche altra parte. Tale situazione sarebbe per il banchiere tedesco anche il risultato delle elezioni di maggio e giugno, che hanno rallentato il processo di risanamento ad Atene.  

Joerg Asmussen contro la Buba: la Germania si scopre divisa

Le parole di Asmussen, in difesa delle misure che saranno presentate dal governatore Mario Draghi, rappresentano una presa di distanza netta dalla Bundesbank, il cui governatore Jens Weidmann ha definito l’acquisto dei bond una “droga”, che rischia di trasformare gli stati assistiti in “tossicodipendenti”. Si materializza, quindi, una forte divisione in campo tedesco, che vede schierati da un lato la Bundesbank e parte della maggioranza di centro-destra al Bundestag (liberali della FDP e conservatori bavaresi della CSU), mentre dall’altro ci sarebbero il cancelliere Angela Merkel, il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, oltre allo stesso Asmussen. Per contro, va sottolineato come i tedeschi si starebbero riorganizzando in politica estera, cercando di restaurare l’asse con Parigi, in vista dell’Eurogruppo di ottobre. A ciò stanno già lavorando il ministro Schaeuble e il collega Pièrre Moscovici, occupati a trovare un’intesa sulle richieste della Grecia per un rinvio del raggiungimento degli obiettivi di bilancio, sulla supervisione bancaria e sulla ricapitalizzazione delle banche spagnole. Se fosse ripristinata l’intesa Berlino-Parigi, il ruolo dell’Italia tornerebbe ai margini.

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Argomenti: Crisi Euro

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