Donald Trump vuole cambiare il fisco USA: ecco il suo progetto

Donald Trump, ancora in testa ai sondaggi, ha la ricetta per la ripresa economica USA: una riforma del fisco che riduca le tasse a famiglie e imprese e non solo.

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Donald Trump, ancora in testa ai sondaggi, ha la ricetta per la ripresa economica USA: una riforma del fisco che riduca le tasse a famiglie e imprese e non solo.

Far risalire l’America, anche dal punto di vista fiscale, con una riforma ad hoc che prometta crescita e incremento dei posti di lavoro: è questo il principale obiettivo di Donald Trump, ancora in testa ai sondaggi delle primarie repubblicane valevoli per la candidatura alla Casa Bianca, seppur in calo. Dopo aver promesso di fare guerra all’immigrazione illegale – uno dei suoi cavalli di battaglia e uno dei principali punti di vantaggio per il quale l’elettorato sembra mostrargli ancora fiducia – è il turno dell’economia e della riforma del fisco USA, la prospettiva di un nuovo miracolo economico che riduca le tasse ai poveri e dia una spinta all’occupazione, come ha affermato in un’intervista alla Cbs. Dopo essersela presa con i giornalisti, additandone alcuni come brutte persone che raccontano menzogne e falsità, Trump pone sul tavolo elettorale la ricetta fiscale per convincere l’elettorato americano di essere lui la scelta migliore per far marciare avanti gli Stati Uniti.  

La ricetta fiscale di Donald Trump

Trump punta sulla crescita economica, auspicando un incremento del 3% su base annuale, dopodiché la riduzione del debito e l’incremento dell’occupazione risultano tra gli obiettivi primari. Nel piano di battaglia del miliardario di New York figura così la riduzione delle tasse sui redditi delle famiglie americane e delle imprese, per proseguire poi con il blocco dei privilegi dei miliardari, attraverso una drastica revisione dei regimi fiscali agevolati relativi a private equity e hedge fund. Tasse più basse dunque per chi percepisce redditi annuali inferiori a 25 mila dollari; tasse più basse sui redditi da lavoro, che scenderebbero al 25%, anche quelle di chi guadagna di più, con l’aliquota massima (39,5%) che sparirebbe e scenderebbe per l’appunto al 25%. Agevolazioni anche per le imprese, con una tassazione prevista del 15% sui redditi, a cui segue la riduzione dell’aliquota della corporate tax di 20 punti percentuali, fino al 15%. Infine, Trump vuole abolire i privilegi fiscali sui redditi percepiti da attività finanziarie, e qui il bersaglio sarebbe chi gestisce private equity e hedge fund.   Quanto però emerso dall’ultimo dibattito repubblicano in cui è emersa peraltro l’outsider Carly Fiorina, la proposta di Donald Trump non sembra essere appoggiata da tesi che le dia più veridicità e attendibilità. L’interrogativo che resta corrisponde sempre al solito nome: copertura. Trump non si è sbilanciato su questo, non spiegando come e dove troverebbe i soldi per attuare tale riforma fiscale.

Il tycoon americano ha semplicemente affermato come questa riforma non intacchi la finanza pubblica statunitense e che la riduzione della pressione fiscale sarà un vantaggio economico per il Paese. Ma restano ancora dei dubbi sulle sue affermazioni: si tratta solo di propaganda pubblicitaria o il piano da lui proposto è ben dettagliato e non soffre di alcuna lacuna? L’impressione, al momento, è che sia vera la prima cosa.  

Sondaggi primarie repubblicane USA 2016

Fatto sta che Donald Trump è ancora in testa ai sondaggi: secondo l’ultima rilevazione elaborata da Nbc News in collaborazione con Wall Street Journal, Trump guida ancora la classifica dei candidati repubblicani con il 21% dei consensi – valore più basso rispetto alle rilevazioni dei mesi scorsi. A sorpresa sta avanzando un altro outsider, ovvero Ben Carson, il chirurgo che non ama molto le dinamiche della campagna elettorale americana, ma che tallona il miliardario newyorchese con il 20% delle preferenze. Più distaccati troviamo l’altra outsider, Carly Fiorina, insieme a Marco Rubio, con l’11% dei consensi. Jeb Bush continua a calare nei sondaggi, scendendo al 7%, 1 punto percentuale in più di John Kasich, mentre Ted Cruz chiude al 5% delle preferenze.

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