Ecco come Berlusconi si salverà dall’interdizione

Il Corriere della Sera lancia l’allarme: Berlusconi potrebbe salvarsi dall’interdizione ai pubblici uffici grazie alle leggi ad personam e ad alcuni cavilli tecnici.

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Il Corriere della Sera lancia l’allarme: Berlusconi potrebbe salvarsi dall’interdizione ai pubblici uffici grazie alle leggi ad personam e ad alcuni cavilli tecnici.

Le sentenze parlano chiaro: Berlusconi rischia l’interdizione dai pubblici uffici e svariati anni di reclusione. Sul groppone del Cavaliere, la condanna in appello per frode fiscale – la Corte di Cassazione deciderà definitivamente a fine anno – e la condanna in primo grado per il Caso Ruby. L’andazzo appare inarrestabile: il signor B. è al capolinea della sua vita politica e forse della sua vita da uomo libero, addirittura. Ma il Corriere della Sera racconta un’altra visione del futuro. Riassumibile in poche parole: Berlusconi si salverà. Questo grazie alla legge Cirielli e a due cavilli “tecnici”. Il quotidiano di De Bortoli prende in esame, a dire il vero, solo il processo Mediaset ma tanto basta per far rizzare i capelli in testa agli avversari del fondatore di Forza Italia. Ecco cosa scrive il Corriere della Sera.    

La manna della Cirielli

  Berlusconi può fare affidamento a tre salvagenti: la leggendaria legge Cirielli, madre di tutti i salvataggi, voluta dal suo governo e utile ad accorciare i termini della prescrizione; la possibilità di ricorrere nuovamente in appello a seguito di una prescrizione anche parziale della pena; la possibilità di richiedere il ricalcolo della pena. A favore del Cavaliere giocano i tempi di sospensione che pongono in essere calcoli vantaggiosi (per lui) ai fini della prescrizione. Alcuni “fatti” possono essere prescritti separatamente dagli altri. E’ già accaduto: la sentenza del 2012 che condannò B. e impose la sua nuova discesa in campo, già non teneva conto dell’annualità del 2001, caduta in prescrizione durante la scorsa estate. Il 13 settembre cadrà in prescrizione anche l’annualità 2002, dunque qualche mese prima sentenza della Corte di Cassazione (che potrebbe arrivare anche a 2014 inoltrato).

Non si tratta di bruscolini: nel 2001 i giudici hanno già stabilito che Mediaset evase le tasse per un equivalente di 6,6 milioni di euro. Nel 2002, analogamente, la stessa Mediaset privò lo Stato di 4,9 milioni di euro in entrate fiscali.    

Ciao ciao interdizione

  A quel punto, con la sentenza in appello del 2012 compromessa dalla prescrizione di un’altra annualità, il condannato Berlusconi potrà chiedere un nuovo processo in appello che tenga conto solo dei fatti ancora sentenziabili. I vantaggi in questo caso sarebbero due: una ulteriore dilatazione dei tempi, vera manna dal cielo per il quasi ottantenne leader del Pdl, tale da permettergli di ricandidarsi alle prossime elezioni, che si terranno presumibilmente tra non molto più di un anno; la possibilità, nemmeno tanto remota, che la seconda sentenza d’appello lo condanni a un numero inferiore di anni di detenzione rispetto alla prima sentenza d’appello. Qui scatterà, a sorpresa (ma forse no) la riconsiderazione della pena accessoria, ossia dell’interdizione. L’interdizione dai pubblici uffici è applicabile solo per pene superiore ai tre anni di carcere. Per Berlusconi sarà sufficiente essere ri-condannato a tre anni per evitare l’interdizione per partecipare ancora (e ancora e ancora…) alla vita politica italiana.

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