'Ecco come anche la Corea del Nord di Kim Jong-Un combatte il Coronavirus

Ecco come anche la Corea del Nord di Kim Jong-Un combatte il Coronavirus

Il regime nordcoreano vara le sue misure contro il Coronavirus e a risentirne è l'economia. Il leader supremo Kim Jong-Un si mostra frustrato dai risultati delle sue azioni.

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Il regime nordcoreano vara le sue misure contro il Coronavirus e a risentirne è l'economia. Il leader supremo Kim Jong-Un si mostra frustrato dai risultati delle sue azioni.

Il leader supremo della Corea del Nord, Kim Jong-Un, ha inviato una lettera al collega del sud, il presidente Moon Jae-in, augurandogli che il suo paese possa superare presto l’allarme Coronavirus ed esprimendo preoccupazione per lo stato di salute del destinatario della missiva. Gesti normali, se non fosse che fino a qualche anno tra i due paesi vigeva un clima di totale “guerra fredda”, con Pyongyang a minacciare ritorsioni nucleari e Seul a reagire chiedendo aiuto all’alleato americano.

La Corea del Sud risulta ad oggi lo stato con il maggior numero di contagiati dopo la Cina, con oltre 5.000 casi accertati, tra cui una trentina di morti. La Corea del Nord ufficialmente non sembra essere coinvolta dall’epidemia cinese, sebbene fonti di Seul abbiano riferito nelle scorse settimane che anche qui vi sarebbero state alcune vittime da Coronavirus. Il problema, semmai, è l’accertamento del numero sia dei contagiati che dei morti, dato che Pyongyang non dispone degli strumenti sanitari sufficienti per monitorare la popolazione e, in ogni caso, non pubblica alcun dato.

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A gennaio, però, sappiamo che il regime ha disposto la chiusura totale delle frontiere con la Cina. Merci e persone non possono né entrare da essa e né dirigervisi. Questo sta creando non pochi problemi alla già povera economia nordcoreana, dato che la Cina è il suo unico partner commerciale. Lo scorso anno, si stima che gli scambi bilaterali abbiano ammontato a 1,3 miliardi di dollari, in crescita di quasi il 20% rispetto al 2018, ma restando un dato infimo, pari a nemmeno il 5% del pil dello stato “eremita”.

Giro di vite contro le attività private

Senza la Cina come mercato di sbocco per il suo carbone, il principale bene esportato, nonché come unica fonte di importazione di energia come il petrolio, Pyongyang versa nei guai. Tant’è che si ritiene che il paese stia patendo una generalizzata carenza di beni, più grave di quella a cui i nordcoreani sono abituati da decenni. Si teme che la parziale liberalizzazione dell’economia, avvenuta sin dal 2011 con l’arrivo al potere di Kim Jong-Un, possa subire una battuta d’arresto. Formalmente, le leggi non consentono alcuna libera iniziativa, ma il regime negli ultimi anni ha tollerato l’apertura di attività private, consapevole che solo così si può rende l’economia domestica più efficiente.

Negli ultimi mesi, il clima sembra un po’ cambiato e l’emergenza Coronavirus starebbe acuendo la repressione sulle attività non registrate, con sanzioni fissate al 30% dei profitti. Inoltre, ai cittadini più benestanti viene richiesto un pagamento “fedeltà” più salato, mentre le tasse sul commercio in alcune aree del paese sono state aumentate di 30 volte rispetto ai livelli del 2005. Batosta anche sulle bollette elettriche, così da finanziare il completamento della costruzione della Zona del Turismo Wonsan-Kalma. E la lotta contro il contrabbando di merci è stata inasprita, mentre negli ultimi anni si era chiuso un occhio per cercare di migliorare le condizioni di vita dei cittadini.

Ad ogni modo, gli analisti sudcoreani concorderebbero sul fatto che l’inflazione e il tasso di cambio in Corea del Nord si stiano stabilizzando, segno che l’economia si sia adeguata al nuovo contesto globale e non starebbe subendo un ulteriore calo. Per il resto, il regime ha inviato il personale della Croce Rossa, qui sotto il diretto controllo dello stato, nelle aree più remote del paese per diffondere informazioni minime tra la popolazione su come evitare il contagio da Coronavirus. Insomma, Kim Jong-Un si arrangia come può, non senza avere esternato una certa frustrazione al Settimo Comitato Centrale del partito a dicembre, quando ha rilevato l’assenza di progressi visibili per l’economia, malgrado gli sforzi, un contrasto tra proclami e risultati.

E non è poco nel regime più ermetico del mondo.

Kim Jong-Un piange per la miseria dell’economia

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