Ecco 5 titoli azionari in borsa che dovresti considerare con i nuovi lockdown

Le nuove restrizioni dei governi faranno male all'economia nel suo complesso, ma non a tutti i comparti. E potremmo approfittarne per guadagnarci qualcosa sopra.

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La Francia è già in lockdown, così come l’Irlanda lo aveva annunciato pochi giorni prima. La Germania ne ha imposto uno (per ora) nella versione “light”, mentre Italia e Spagna si appropinquano alle restrizioni di marzo. Per l’economia mondiale, una tragedia. Il PIL quest’anno crollerà probabilmente più e nel 2021 rimbalzerà meno delle previsioni. Ripresa a V, addio. Si materializza lo scenario di una ripresa a W, cioè caratterizzata da un rimbalzo già parzialmente avvenuto nel terzo trimestre e seguito da un nuovo collasso del PIL già in queste settimane. Ma i lockdown non faranno male davvero a tutti. Alcuni comparti dell’economia ne beneficeranno, mentre altri dovranno farsi il segno della croce per sperare di sopravvivere (chiedete alle compagnie aeree se siano ottimiste sul prossimo futuro).

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Le chiusure ridurranno certamente i consumi e la mobilità delle persone, ma se da un lato a patirne saranno i negozi fisici, non lo stesso si può dire di quelli online. Già nella primavera scorsa si è registrato un boom di acquisti online pressoché in tutto il mondo. E colossi internazionali come Amazon hanno fatto festa. Quest’anno, le sue azioni a Wall Street sono arrivate a guadagnare l’86%, sebbene nelle ultime settimane abbiano perso qualcosa. Ad ogni modo, il bilancio appare più che positivo con il +69%. La gente chiusa in casa fa compere su internet un po’ per passare il tempo, un po’ anche per evitare di recarsi fisicamente nei negozi e rischiare il contagio o per l’impossibilità di farlo a causa dei divieti. Per quanto difficilmente stiamo dirigendoci verso un lockdown rigido come a marzo, lo scenario grosso modo appare quello.

Cresce il tempo trascorso in rete e davanti alla TV

E cosa fa la gente quando non può uscire di casa? Cerca di svagare come può. Le interazioni face-to-face vengono sostituite parzialmente da quelle virtuali. Trascorriamo più tempo su internet per tenerci in contatto con gli altri e sentirci meno soli. Facebook è certamente uno dei mezzi più usati in tal senso. Non a caso, quest’anno le sue azioni guadagnano anch’esse il 34%.

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Ma non ci sono solo i social per trascorrere il tempo. Nella primavera scorsa, centinaia di milioni di persone sulla Terra hanno dovuto arrangiarsi anche facendosi compagnia con la pay tv. Ad approfittarne c’è stata tra l’altro Netflix, il cui catalogo ricchissimo di serie televisive si è rivelato all’altezza del compito. Non a caso, ha guadagnato in borsa il 53%. Per quanto più soft possa essere il lockdown, la chiusura dei locali e l’imposizione del coprifuoco in vaste aree dell’Europa faranno sì che sempre più nel corso delle prossime settimane si avverta la necessità di abbonarsi a Netflix, così come ad altre pay tv concorrenti, per passare il tempo la sera.

Più consumi alimentari e con carta

E cos’è accaduto con il primo lockdown, quando sono stati chiusi tutte le attività commerciali e produttive non strettamente “necessarie”? Abbiamo concentrato gli acquisti sui generi alimentari e i casalinghi, anche perché di sera non potevamo uscire a mangiare qualcosa fuori. Per le catene dei supermercati, un periodo di affari d’oro. Tutte le loro casse hanno funzionato a tempo pieno. Uno dei simboli di questo mondo è certamente l’americana Walmart, il cui titolo in borsa ha messo a segno un rialzo di quasi il 18% da inizio anno.

Infine, un business che certamente è emerso come vincitore da questa pandemia è quello legato ai pagamenti elettronici. Vuoi per risparmiare tempo dopo le lunghe file, vuoi anche per la paura che il contante possa trasmettere il Covid, molti più consumatori hanno fatto uso di carte di pagamento o di app per pagare gli acquisti.

E in questi giorni è sbarcata alla Borsa di Shanghai e a quella di Hong Kong la cinese Ant Group, a capo del colosso dei pagamenti elettronici Alipay. Ha raccolto 34,4 miliardi di dollari di capitali, dando vita all’IPO più grande della storia e in tutto il mondo, superando quella di Aramco di un anno fa da 29,4 miliardi. Dovete sapere che l’operazione ha riscosso ordini per 3 mila miliardi, una cifra spaventosa.

Certo, Ant rischia di imbattersi in problemi regolamentari in patria e, soprattutto, all’estero. Le società cinesi, specie se attive nel mercato finanziario, non sono viste granché bene dagli stati europei e, in particolare, dagli USA. Si sospetta che facciano un uso distorto dei dati raccolti tra i clienti e, ad essere sinceri, l’Occidente punta a frenare l’avanzata di Pechino in settore giudicati strategici. Comunque sia, l’avanzata dei pagamenti elettronici appare inarrestabile e proprio l’estremo successo dell’IPO di Ant conferma che questo è un business destinato a svilupparsi e a beneficiare in questi mesi di una ulteriore spinta dai lockdown parziali o totali imposti in giro per il mondo.

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