L’austerità esiste? Il debito pubblico nell’Eurozona sale ancora nel 2013

Nonostante l'Eurozona sia accusata di perseguire politiche eccessive di austerità fiscale, il debito pubblico continua a salire tra gli stati più indebitati, mentre scende in alcuni tra i più virtuosi, segno evidente che non sempre le critiche sono suffragate dai fatti.

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I dati Eurostat di ieri ci mostrano un sostanziale peggioramento nel rapporto tra debiti pubblici e pil nel 2013 nell’Area Euro, saliti mediamente al 92,6%, un soffio al di sotto del record storico, ma al di sopra dell’87,4% di un anno prima. Le differenze tra stato e stato sono notevoli: si va da un rapporto minimo del 10% in Estonia e si arriva al 175,1% della Grecia, con l’Italia – sottolinea l’Eurostat – al secondo posto per il più alto debito pubblico sul pil: 132,6%.

Seguono il Portogallo con il 129% e l’Irlanda con il 123,7%. Cipro mostra un debito al 111,7% del pil, mentre la Spagna resta sotto il 100% con il 93,9%, appena al di sopra della Francia, 93,5%.

Ciò che colpisce è che tutti questi paesi dimostrano di avere peggiorato il loro grado di indebitamento pubblico. In un solo trimestre (dal terzo al quarto del 2013), la Grecia è passata dal 172,1% al 175,1%, il Portogallo è salito dal 128,3%, l’Italia è rimasta pressoché stabile, la Spagna dal 93,3%, Cipro dal 109,3% e solo l’Irlanda tra i Piigs ha visto ridurre il rapporto debito/pil dal precedente 124,3%.

Ma l’austerità c’è davvero per tutti?

In sostanza, si parla di austerità, ma i dati di fatto ci indicano che continua ad avvenire il contrario. Il debito sale in valore assoluto e percentuale un pò ovunque. Difficile, quindi, contestare la necessità di un giro di vite sui conti pubblici. Spagna, Italia e Portogallo, ad esempio, registrano il più alto debito di sempre e la Grecia vanta il triste primato, nonostante abbia tagliato del 53,5% il valore nominale dei suoi titoli di stato un paio di anni fa.

Altro paradosso della tanto vituperata austerità è che i paesi che nell’ultimo trimestre del 2013 hanno registrato i maggiori decrementi percentuali per i loro debiti sovrani sono stati Lussemburgo (-4,6%), Belgio (-3,6%), Malta (-3,2%) e Austria (-2,9%), ossia tutti stati esterni ai cosiddetti Piigs.

Per essere brutali, pare che a stringere realmente la cinghia siano gli stati già virtuosi, mentre gli “spendaccioni” continuano a spendere.

 

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La realtà è ben più complessa.

Si potrebbe eccepire, ad esempio, che buona parte dell’incremento percentuale dei debiti sul pil è dovuta alla recessione, che ha eroso tra i Piigs proprio il denominatore, il pil. Tuttavia, l’andamento del debito nell’Eurozona dal 2007 ad oggi, cioè dall’ultimo anno precedente alla crisi finanziaria mondiale, suggerirebbe una realtà più scomoda per i fautori anti-austerity: il debito è salito fino al 2010 a un ritmo più elevato di quanto non abbia fatto successivamente. Poiché le politiche di austerità hanno iniziato ad essere attuate dal 2010 in poi, con lo scoppio della crisi in Grecia, ciò evidenzierebbe che il grosso dell’aumento del rapporto tra debito e pil fu dovuto essenzialmente alla crisi finanziaria del 2008-2009, ma che l’austerità ha di poco peggiorato gli indici. Anzi, dovremmo chiederci a questo punto cosa sarebbe accaduto se i governi nazionali non fossero stati strigliati e richiamati al rientro sotto il tetto del deficit.

 

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