E se l’uccisione di Soleimani fu un complotto? Ecco il piano di Trump

Gli attacchi dell'Iran contro le basi americane non hanno provocato vittime e ieri il presidente Trump è parso tendere la mano a Teheran. Mercati più sereni, mentre cresce il sospetto che l'uccisione del generale Soleimani sia stata orchestrata.

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Alle 17.30 di ieri, ore italiane, il presidente americano Donald Trump ha reso una dichiarazione pubblica sugli attacchi contro due basi americane in Iraq, orditi la notte precedente dall’Iran. “Finché sarò presidente, l’Iran non avrà mai la bomba atomica”. Parole nette, ma anche di apertura quelle del tycoon, che ha aggiunto di volere “abbracciare la pace” con Teheran, notando come non vi siano state vittime americane. In effetti, il lancio dei missili lanciati contro Al-Asad ed Erbil era stato comunicato in anticipo a Baghdad, così da mettere in salvo le forze di sicurezza irachene. E così è stato per fortuna. Contrariamente alle notizie iniziali, non ci sarebbero morti.

E già questo sarebbe un indizio di qualcosa di molto anomalo nella vicenda. L’Iran ha reagito agli USA dopo l’uccisione per mezzo di un raid americano del suo generale Qassem Soleimani, ma la ritorsione è parsa a tutto il mondo solamente dimostrativa, un po’ per offrire qualche soddisfazione all’opinione pubblica interna. E all’America sta bene così, se è vero che Trump ha nei fatti avviato una sorta di “de-escalation” dopo gli attacchi.

I mercati finanziari hanno preso nota e tirato un sospiro di sollievo. L’oro è sceso stamattina a 1.546 dollari l’oncia, ai minimi dal 3 gennaio scorso, data di uccisione di Soleimani. Nella nottata di ieri, il metallo era salito fin sopra i 1.610 dollari. Giù anche il petrolio, con il Brent a ripiegare a 65,60 dollari, anche in questo caso ai minimi dal 3 gennaio e ben al di sotto dei massimi di oltre 70 dollari al barile toccati all’apice delle tensioni di questi giorni. I rendimenti americani a 10 anni sono, invece, risaliti all’1,88%, segno che gli investitori hanno riacquistato un certo appetito per il rischio.

L’Iran attacca due basi USA in Iraq, l’oro vola oltre $1.600 e il petrolio a $70

Uccisione di Soleimani un complotto?

Tornando agli eventi, per i mercati si presenterebbe un’occasione ghiotta non solo di azzerare i timori di questi giorni, ma persino di ampliare i guadagni messi a segno nei mesi scorsi, se dovesse emergere un quadro del tutto diverso da quello dipinto sin qui. La domanda delle domande è la seguente: l’uccisione di Soleimani è stata un complotto? Se sì, di chi e per quale ragione? Sappiamo tutti che l’Iran versi in condizioni economico-finanziarie pesanti dopo che gli USA si sono ritirati dall’accordo nucleare siglato a fine 2015 ed entrato in vigore nel 2016. Le sanzioni americane impediscono a Teheran di esportare gran parte del suo petrolio, prosciugando i dollari in ingresso e minacciando la stessa sopravvivenza finanziaria della Repubblica Islamica, dove sono esplose proteste di piazza represse nel sangue nei mesi scorsi, a causa della carenza diffusa di beni e del netto peggioramento delle condizioni di vita.

L’Iran ha bisogno che gli USA almeno allentino le sanzioni, ma Trump non accetterà mai di farlo senza una riscrittura dell’accordo nucleare alle sue condizioni. In più, gli alleati degli americani nel Medio Oriente, essenzialmente Israele e Arabia Saudita, non accetterebbero mai che Washington si mostrasse accomodante con Teheran. Da qui, il possibile baratto geopolitico: togliere di mezzo una figura divenuta ingombrante per l’Iran, in cambio dell’apertura tavolo delle trattative per giungere a un nuovo accordo sul nucleare. In questo modo, tutti canterebbero vittoria: i sunniti e Israele, perché hanno visto eliminato il loro uomo nero nel Golfo Persico; l’Iran, che potrebbe tornare ad esportare petrolio con l’allentamento progressivo delle sanzioni; e Trump, che dimostrerebbe agli americani, prima delle elezioni presidenziali, di essere riuscito a piegare il nemico, costringendolo a sottoscrivere un’intesa secondo i termini voluti dagli USA.

Se così stessero le cose, saremmo dinnanzi a uno scenario “bullish” nel medio termine sui mercati finanziari.

Un nuovo accordo nucleare ridurrebbe decisamente le tensioni geopolitiche nel Medio Oriente e sosterrebbe l’offerta di petrolio, a discapito dei prezzi e a favore delle economie importatrici, tra cui Europa e Giappone. La maggiore propensione al rischio sposterebbe capitali dal comparto obbligazionario a quello azionario, riducendo la domanda di beni rifugio come l’oro e i titoli di stato dal massimo merito creditizio, come Treasuries e Bund. In breve, passeremmo dai timori per un terzo conflitto mondiale a un quadro più rassicurante per l’ordine mondiale.

Tensioni USA-Iran, di cosa hanno paura i mercati?

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