E se la recessione in Italia durasse anche nel 2015? Vediamo cosa dicono i dati

In calo la fiducia delle imprese in Italia a settembre. Insieme agli altri dati, c'è la prospettiva non remota che la recessione perduri fino al 2015, un fatto che ci porterebbe al collasso, essendo già questo il quinto anno di contrazione del pil dal 2007.

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Non trascorre giorno, ormai da diverse settimane, senza che nuovi dati non dipingano un quadro dell’economia italiana in via di peggioramento. Ieri, è stato ridicolo leggere tra la grande stampa che la fiducia dei consumatori in Italia è “rimbalzata” a settembre. In realtà, essa è rimasta stabile a 102 punti rispetto ai 101,9 punti di agosto. Pensare che la crescita di 0,1 punti possa essere definita un rimbalzo semmai lascia trasparire lo stato di crisi a cui siamo ormai abituati. Oggi, l’Istat ha diffuso l’indicatore sullo stato di fiducia delle imprese, sceso a settembre a 86,6 punti dagli 88,1 di agosto. Se dovessimo applicare lo stesso metro usato ieri, dovremmo parlare di un crollo, mentre si tratta di un calo, anche se preoccupante, perché ci riporta ai livelli di dicembre 2013. L’istituto ha comunicato che la fiducia risulta in calo tra tutti i settori produttivi. In mattinata, la Banca d’Italia aveva diramato la sua stima mensile sul cosiddetto “eurocoin”, sceso a 0,13 punti a settembre dagli 0,19 punti di agosto, toccando il livello più basso da un anno. L’indice ha risentito, spiega Palazzo Koch, della minore fiducia delle imprese e delle famiglie, oltre che di un ciclo industriale più debole e di un peggioramento nel commercio con l’estero. Esso segnala il trend dell’economia nell’Area Euro a livello congiunturale, depurato dalle componenti più stagionali ed erratiche.   APPROFONDISCI – La ripresa dell’Eurozona si ferma e in Francia è crisi: tornano in calo anche i servizi   In altri termini, l’eurocoin di Bankitalia ci suggerisce che l’economia nell’Eurozona starebbe deteriorandosi. Ciò, mentre i dati indicano un palese peggioramento dell’economia italiana, tanto che il Tesoro si accinge a stimare ufficialmente il pil in calo tra lo 0,2% e lo 0,3% per l’anno in corso, quando ad aprile aveva previsto una crescita dello 0,8%.

A corroborare la tesi, per cui l’Eurozona starebbe rallentando la ripresa, ci hanno pensato anche altri dati pubblicati da poco. L’indice di fiducia dei consumatori in Germania è sceso a settembre a 8,3 punti dagli 8,6 di agosto e contro un’attesa di 8,5, mentre tra i consumatori francesi la fiducia è rimasta stabile a 86 punti. Anche il sentiment delle imprese tedesche è diminuito, a dimostrazione che la locomotiva europea starebbe rallentando.

Recessione Italia nel 2015?

Ora, l’Italia aveva avvertito una fragilissima ripresa alla fine dello scorso anno, grazie alla crescita delle esportazioni. Ma venendo meno l’economia del resto dell’Eurozona e non potendo fare affidamento sulla domanda interna (i consumi sono risultati in calo a luglio dell’1,5% su base annua), la recessione è assicurata.   APPROFONDISCI – Il bonus Irpef degli 80 euro non stimola i consumi, gli italiani non spendono per la crisi   La domanda non è più da tempo se siamo piombati nella terza recessione dal 2008, perché l’Istat ha già confermato in agosto che è così. Adesso, ci si chiede se il pil continuerà a contrarsi per qualche altro trimestre ancora oppure se sia destinato a un trend negativo più a lungo, sconfinando magari nel 2015. Che nel terzo trimestre si registrerà una variazione congiunturale negativa sembra un fatto acquisito. Ma cosa accadrà al quarto trimestre del 2014 e all’economia italiana nel 2015? I dati sui prestiti alle famiglie e alle imprese italiane indicano che la stretta del credito, alla base della crisi, non è cessata e si limita a tratti a registrare solo una virulenza meno accentuata che in passato. Ma la domanda aggregata è ferma o in calo e la produzione non riparte. D’altronde, per chi dovrebbero produrre le imprese, se nemmeno il canale estero sembra reggere?   APPROFONDISCI – La crisi dell’industria si aggrava e la ripresa si allontana: a luglio giù ordini e fatturato  

Italia unico vero malato

Certamente, il caso italiano è inquietante.

Si tratta dell’unica economia nell’Eurozona a non mostrare evidenti segni di ripresa, nonostante sia in recessione da tre anni e abbia oggi un pil del 9% più basso che nel 2007. La Grecia dovrebbe crescere dello 0,6% quest’anno, la Spagna sopra l’1%, il Portogallo pure, mentre l’Irlanda pare essere entrata in boom, con il pil impennatosi nel secondo trimestre del 7,7%. Tra le grandi economie, la Francia arranca, ma non sarebbe (ancora) in recessione, semmai in stagnazione, mentre la Germania dovrebbe crescere pur sempre tra l’1,8% e l’1,9%. Fuori dall’Eurozona, il Regno Unito crescerà nel 2014 di oltre il 3%. E’ naturale chiedersi se il dramma economico che l’Italia sta vivendo da sin troppi anni non necessiti di una cura shock e se non spinga a un certo punto l’Europa a prendere iniziative eclatanti. Arriverà la Troika?   APPROFONDISCI – Allarme recessione per l’Italia. Ora Renzi teme davvero la Troika, scontro con Padoan      

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