E se la Grecia vuole essere cacciata dall’euro? Occhio all’ultima minaccia alla Germania

Anche dalle ultime minacce rivolte dal governo greco alla Germania si evince una certa tendenza di Atene a provocare gli alleati dell'Eurozona, suoi creditori, magari per farsi cacciare dall'euro.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Anche dalle ultime minacce rivolte dal governo greco alla Germania si evince una certa tendenza di Atene a provocare gli alleati dell'Eurozona, suoi creditori, magari per farsi cacciare dall'euro.

Il ministro della Giustizia, Nikos Paraskevopoulos, ha dichiarato stamattina che darà il suo assenso al sequestro degli immobili in Grecia dei cittadini tedeschi, nel caso in cui non fosse raggiunto alcun accordo tra il governo Tsipras e la Germania sul risarcimento dei danni provocati dall’occupazione nazista, durante la Seconda Guerra Mondiale. Già nel 2000, la Corte Costituzionale di Atene aveva sentenziato che una tale misura sarebbe legittima. Il ministro ha dichiarato che l’ultima parola spetterà al premier Alexis Tsipras, che aveva riacceso il caso proprio al suo discorso di insediamento al governo, poco più di un mese fa.

Le minacce contro Europa e Germania

Quella di Paraskevopoulos è solo l’ultima di una serie di esternazioni minacciose che il governo greco ha rivolto alla Germania nelle ultime settimane. Qualche giorno fa era stato il ministro della Difesa, Panos Kammenos, leader di Greci Indipendenti, partito conservatore alleato di Syriza al governo, a minacciare l’invio dei clandestini in giro per l’Europa, come in Germania, magari rivelandosi anche terroristi dell’Isis, nel caso in cui Bruxelles non dovesse sostenere la Grecia adeguatamente sul fenomeno immigrazione. Per non parlare delle frequenti dichiarazioni del ministro dell’Economia, Yanis Stournaras, il quale ha minacciato provocatoriamente, domenica scorsa, di indire un referendum per fare decidere ai greci se vogliono rimanere o meno nell’euro e palesa a giorni alterni la richiesta ai creditori pubblici di un taglio del debito. Nel mirino di stampa e politica ad Atene c’è, oltre alla cancelliera Angela Merkel, anche il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, vilipeso frequentemente nelle dichiarazioni di vari esponenti di Syriza, con il quotidiano di partito, che nel pieno delle trattative sulla proroga degli aiuti ha accostato il suo nome al nazismo.   APPROFONDISCI – Grecia, le banche si preparano all’uscita dall’euro. Scontro tra Schaeuble e Varoufakis   Il linguaggio del premier è più pacato, tanto che nei giorni scorsi ha richiamato Varoufakis a parlare di meno. Il clima tra Atene e Berlino resta incandescente e aldilà della tattica negoziale, per cui i greci mettono sul piatto richieste minacciose rivolte ai tedeschi per strappare qualche “ja” sugli aiuti, c’è la sensazione che il governo Tsipras faccia di tutto per istigare la Germania e gli altri partner europei a cacciare la Grecia fuori dall’euro, non avendo il coraggio e nemmeno il consenso del proprio stesso elettorato per assumere una simile decisione. Così si potrebbero spiegare gli attacchi all’Italia, con Varoufakis ad avvertire che dopo Atene sarà Roma a dovere dichiarare default; le invettive di Tsipras contro Spagna e Portogallo, accusati di avere cercato di sabotare appositamente le trattative tra Grecia ed Eurogruppo per evitare contraccolpi elettorali al loro interno; la rivendicazione con “orgoglio” della “lettera vaga” sulle riforme da parte del solito Varoufakis, così come le ultime affermazioni dei ministri sopra citate.

Referendum euro la soluzione?

D’altronde, basterebbe dare una letta veloce al programma elettorale di Syriza per accorgersi che è del tutto incompatibile con la permanenza della Grecia nell’euro, basandosi sul rifiuto dell’austerità, delle riforme economiche e sull’aumento della spesa pubblica a fini sociali. Ma l’80% o più dei greci, per quanto furibondo con l’Europa, non vuole tornare alla dracma, perché teme un ulteriore impoverimento. Da qui, la rassicurazione di Syriza in campagna elettorale che la loro non sarebbe mai stata una battaglia contro l’euro, bensì contro l’austerità.   APPROFONDISCI – La Grecia non firma l’accordo: o Tsipras tradisce le promesse elettorali o esce dall’euro   Preso atto in queste 6 settimane di governo, per dirla con le parole di un deputato della sinistra radicale ellenica, che “l’Europa non è un bel posto”, Tsipras e i suoi ministri potrebbero avere capito che non ci sarà futuro per le loro promesse elettorali restando nell’euro. Da qui, l’uso di un linguaggio duro, intimidatorio, ambiguo, che mira a fare in modo che siano gli altri governi a cacciare Atene dall’Eurozona, assumendosene la responsabilità davanti alla storia e al popolo greco. Quel che Tsipras potrebbe non avere capito è che la Germania starebbe giocando allo stesso gioco: nervi saldi anche davanti alle provocazioni, perché non sarà Berlino a cacciare nessuno, ma i greci dovranno portarsi fuori dalla moneta unica con le loro gambe; magari, ricorrendo al referendum paventato da Vaoufakis, che a questo punto diverrebbe la vera svolta per superare l’evidente impasse in cui si è cacciata l’Eurozona sul caso.   APPROFONDISCI – Grecia: Tsipras umiliato dal ritorno della Troika ad Atene, vediamo cosa può accadere  

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Argomenti: Economie Europa, Germania