La Fed alzerà i tassi USA proprio nell’anno delle elezioni?

La Fed alzerà i tassi USA proprio nell'anno delle elezioni presidenziali?

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La Fed alzerà i tassi USA proprio nell'anno delle elezioni presidenziali?

C’è attesa sui mercati per la pubblicazione dei verbali della Federal Reserve, relativi all’ultima riunione del Fomc del 16-17 settembre, quella che ha esitato per la 55-esima volta consecutiva il mantenimento dei tassi USA nel range 0-0,25%, ossia al minimo storico. Gli analisti e gli investitori vorranno verificare parola per parola se emergano dichiarazioni da parte dei membri del board, che lascino presagire un avvio della stretta monetaria entro la fine dell’anno o un suo rinvio al 2016. Attualmente, il mercato stima all’8% le probabilità di un rialzo dei tassi alla fine di questo mese, al 39% entro dicembre e bisogna attendere la riunione di marzo per trovare un tasso di probabilità superiore al 50%, per l’esattezza al 61,5%. Quello che ci chiediamo è se l’istituto, dopo avere mantenuto invariati i tassi per 7 anni, decidesse di alzarli per la prima volta dal 2006 proprio nel 2016, ossia in un anno squisitamente elettorale.

I precedenti

I precedenti non deporrebbero granché a sostegno di questo dubbio, dato che degli ultimi 5 cicli restrittivi, si scopre che per 2 volte, ossia nel 1988 e nel 2004, sono stati avviati in anni elettorali. E hanno persino portato bene al partito del presidente in carica, se è vero che nel 1988 vinse le elezioni presidenziali George Bush senior, repubblicano come il predecessore Ronald Reagan, mentre nel 2004 ha ottenuto il secondo mandato George W.Bush. Dunque, il fatto che tra 13 mesi si elegga il nuovo presidente e si rinnovi gran parte del Congresso americano non dovrebbe dissuadere la Fed dall’alzare i tassi. In effetti, se rinviasse la stretta al 2017, indipendentemente dai dati macroeconomici, ne sarebbe colpita la sua credibilità, il mercato metterebbe seriamente in dubbio la sua indipendenza dalla sfera politica e le sue azioni future potrebbero diventare inefficaci.

I rischi

D’altra parte, mai come adesso si nutrono paure sulle conseguenze di una stretta monetaria negli USA, data la debolezza della crescita mondiale e la forza del dollaro, giudicata “eccessiva” dai policy makers americani. Se l’avvio della stretta dovesse provocare un tonfo di Wall Street, provocare instabilità presso le economie emergenti e rallentare i tassi di crescita del pil USA, il rischio forte è che sia punito elettoralmente il Partito Democratico, espressione del presidente uscente Barack Obama, che non potrà ricandidarsi a un terzo mandato. Difficilmente, però, il governatore Janet Yellen si presterebbe a trasformarsi in un braccio politico della Casa Bianca. D’altronde, sempre i precedenti ci dicono che il rialzo dei tassi potrebbe anche avvenire entro quest’anno, come lo stesso governatore ha dichiarato all’ultima conferenza stampa post-board, visto che ciò è accaduto anche nel 1983 e nel 1999, ossia in anni pre-elettorali. Nel primo caso, ha portato bene al presidente in carica, nel secondo ha portato male al partito del presidente.  

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