La vera crisi dell’euro potrebbe arrivare dalla Spagna?

In Spagna, il partito anti-austerità, Podemos, è dato in netto vantaggio nei consensi e potrebbe vincere le elezioni politiche del prossimo novembre. Se ciò accadesse, l'euro sarebbe seriamente a rischio, specie se nel frattempo ci sarà in Grecia un governo a guida Tsipras.

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Mentre i riflettori sono puntati sulla Grecia, che tra una decina di giorni affronta il suo più importante test elettorale, con la sinistra radicale e anti-Troika di Syriza e data in vantaggio, la crisi dell’euro potrebbe arrivare da un altro paese del Mediterraneo. Esattamente, dalla Spagna. In pochi ricordano che alla fine di quest’anno, al massimo a novembre, anche il popolo spagnolo dovrà eleggere il nuovo Parlamento e in pochi sanno che anche a Madrid si prevede un terremoto politico, con la sinistra anti-austerity di Podemos in netto vantaggio nei consensi sul Partito Popolare del premier Mariano Rajoy. Similmente al Movimento 5 Stelle in Italia, ma con una connotazione ideologica ben definita a sinistra, Podemos ha un programma simile a quello di Syriza, impostato su un un rifiuto delle politiche di austerità e su una politica fiscale espansiva, che funga da sostegno alla crescita. E dire che, nonostante una disoccupazione quasi al 25%, l’economia spagnola si mostra tra le più reattive ad agganciare la ripresa nell’Eurozona, tanto da essere già uscita da un anno dalla recessione e i suoi bond sono prezzati ai massimi storici sul mercato, grazie all’affidabilità del governo, capace anche di varare importanti riforme, come sul lavoro e le pensioni, che pur impopolari, hanno iniziato a dare i loro frutti. Da segnalare anche il taglio delle tasse, varato a metà dello scorso anno, un fatto abbastanza inconsueto nel resto d’Europa.   APPROFONDISCI – Si allarga lo spread con la Spagna, i mercati iniziano a scontare una crisi politica? Spagna lancia bond a 50 anni: rendimento sotto il 4%   Ma il neo di una disoccupazione, che riguarda un lavoratore su quattro, ma che tra i giovani è al 54%, ha alimentato la ribellione della società civile contro l’Europa tedesco-centrica, con il premier Rajoy dipinto quale marionetta nelle mani della cancelliera e collega del PPE, Angela Merkel. Per quanto il sistema elettorale spagnolo non preveda il premio di maggioranza alla greca, i piccoli collegi potrebbero amplificare la portata del successo degli euro-scettici, con la conseguenza che Podemos potrebbe persino arrivare al governo, magari in coalizione con i socialisti, per quanto siano odiati al pari dei popolari dalla sinistra radicale. Specie se Alexis Tsipras dovesse diventare premier a fine mese, l’elettorato di Podemos potrebbe galvanizzarsi.   APPROFONDISCI – L’Eurozona sempre più divisa: migliorano Germania e Spagna, è crisi nera in Francia   Le conseguenze di un simile risultato a Madrid sarebbero ben più devastanti per l’Eurozona che quelle derivanti dalla relativamente piccola Grecia. Il debito pubblico ellenico ammonta solo al 3% del totale nell’unione monetaria, ma quello spagnolo è di 1.000 miliardi di euro, circa il 10% dell’intero indebitamento nell’area. La Spagna, poi, è la quarta economia dell’Eurozona, dopo Germania, Francia e Italia. Se Podemos dovesse porre fine alla quarantennale alternanza tra socialisti e popolari al potere centrale, l’euro rischia seriamente una crisi di fiducia devastante. A quel punto, sarebbero già due i paesi ufficialmente in rivolta contro Bruxelles e Berlino, quando i sondaggi danno in testa Marine Le Pen in Francia, già vincitrice delle elezioni europee del maggio scorso, nonché registrano il consolidamento del consenso di Sinn Fein in Irlanda e d altri movimenti anti-euro e anti-austerity nel resto dell’Eurozona. Sarebbe davvero difficile tenere i cocci.   APPROFONDISCI – Juncker avverte Italia e Francia: conseguenze spiacevoli senza riforme entro marzo  

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