E se il trading online riuscisse a mettere KO le banche centrali?

Prezzo dell'argento ai massimi dal 2013. I trader di Reddit stanno spostando l'attenzione sulle "commodities", tentando forse il colpaccio contro l'onnipotenza dei governatori centrali.

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Trading online una minaccia per le banche centrali

C’è un detto a Wall Street: “Don’t fight the FED”, ossia “Non sfidare la Federal Reserve”. E il ragionamento è elementare: la banca centrale americana disporrebbe di mezzi illimitati per perseguire i suoi obiettivi, riuscendo a mettere KO qualsivoglia investitore, non importa quanto grande sia. Ma in questi giorni, abbiamo iniziato a prendere atto che il sistema presenta un bug, cioè che le banche centrali avrebbero indirettamente fornito le armi ai loro potenziali “nemici” per essere combattute e vedremo se vinte. La scorsa settimana, un gruppo di trader iscritto al forum WallStreetBets di Reddit ha concordato di acquistare in massa le azioni di GameStop, morente società di videogiochi, i cui prezzi sono esplosi nel giro di tre settimane del 1.900%.

Lo stesso fenomeno si è registrato per altri titoli, tra cui di AMC, Nokia e BlackBerry. Poiché su di essi vi erano aperte grosse posizioni ribassiste, al fine di contenere le perdite, i fondi hanno dovuto chiuderle con l’acquisto delle azioni sul mercato, incrementandone ulteriormente il valore. E’ il cosiddetto “short squeeze”, che ha fortemente penalizzato investitori come Melvin, ma fatto la fortuna di molti piccoli e dei broker, le cui commissioni sui prestiti dei titoli sono finanche quadruplicate su base annua.

Da giovedì, a seguito di un’altra discussione sul medesimo forum, i trader hanno iniziato a prendere di mira l’argento, dopo che le principali piattaforme di trading online, intimorite dal possibile intervento della SEC, avevano ristretto l’operatività sui 50 titoli con i rialzi più alti registrati nelle ultime sedute senza alcuna apparente giustificazione. E il prezzo del metallo è salito ieri fino a sfiorare i 30 dollari l’oncia, dai 25 di mercoledì scorso, portandosi ai massimi da 8 anni e segnando una crescita dei prezzi del 18-19%.

Il rapporto tra le quotazioni dell’oro e dell’argento, invece, è sceso ai livelli più bassi dal 2014, cioè sotto 63. A inizio anno, si aggirava intorno a 72.

La ‘guerra’ dei trader di Reddit si sposta sull’argento. E questa è una cosa molto grossa

Argento come primo passo per attaccare le banche centrali

Nello stesso tempo, le azioni della compagnia mineraria canadese First Majestic sono salite del 30% e l’iShares Silver Trust di quasi il 7%. APMEX, considerato il principale dealer di metalli preziosi al mondo, annunciava settimana scorsa di non essere più in grado di ricevere ordini di acquisto delle sue azioni, in quanto non avrebbe potuto più sostenere il ritmo di acquisto delle once di argento. Così come nel caso dell’ETF, infatti, quando le azioni salgono di prezzo, poiché sono coperte dal metallo, serve acquistarne una maggiore quantità. Ritroviamo anche stavolta il fenomeno dello “short squeeze”.

Gli analisti non credono che per i trader sia così semplice mettere KO i ribassisti sull’argento, perché trattasi di un mercato assai più grande di quello di GameStop e delle altre società quotate finite nel mirino. Le riserve a Londra sarebbero pari a 33.475 tonnellate, pari a circa 28 miliardi di dollari. Nel complesso, le contrattazioni riguarderebbero un controvalore sui 1.500 miliardi. E spiegano anche che sull’argento non vi sarebbero reali posizioni ribassiste delle banche d’affari, le quali semplicemente cercherebbero di coprirsi da eventuali cali dei prezzi, essendo possessori del metallo. Tuttavia, il solo timore che potesse accadere quanto vistosi con alcune azioni a Wall Street ha spinto il sistema bancario a comprare once per non subirne l’eccessivo apprezzamento. Oltretutto, qui i fondamentali giocano a favore dei prezzi, tra ripresa economica globale in corso dopo la pandemia e l’atteso maggiore impiego nella produzione di pannelli solari.

Il caso dell’argento va seguito con estrema attenzione, perché se il rally durasse, i trader potrebbero convincerci di prendere di mira anche tutti gli altri metalli industriali, le “commodities”.

Dal rame allo zinco, dal ferro all’acciaio, i rialzi avrebbero conseguenze pratiche immediate sull’economia reale: i costi di produzione aumenterebbero e si rifletterebbero sui prezzi, provocando reflazione. Direte, finalmente le banche centrali riescono a centrare i loro obiettivi di politica monetaria, pur per “merito” altrui. Ma sarebbe tutt’altro che un successo. I potenti stimoli monetari varati nei mesi scorsi contro la pandemia dovranno durare ancora anni per rendere sostenibile la traiettoria dei debiti sovrani e corporate. Vi immaginate se tra alcuni mesi, a seguito di una reflazione imprevista e incontrollata, i rendimenti a 10 anni dei BTp salissero al 2% o più? Il Tesoro si troverebbe in grave affanno, così come tutti i governi occidentali. E i governatori non potrebbero più offrire loro sostegno incondizionato dinnanzi a tassi d’inflazione in netta risalita, magari al 2-3%.

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Fine dell’onnipotenza dei governatori centrali

Gradualmente, il ritiro degli stimoli monetari porterebbe a un’esplosione del costo del denaro, oltre che al forte rallentamento dell’economia globale, se non a una sua contrazione sul nascere. Quella del target d’inflazione da raggiungere a ogni costo è un copione che le banche centrali recitano da anni per giustificare quella che è diventata nei fatti la monetizzazione dei debiti. Caduta la foglia di fico, avrebbero tre strade: proseguire con gli stimoli, incuranti dei tassi d’inflazione, ma perdendo di credibilità sui mercati e alimentando il malcontento sociale; alzare i tassi e tagliare gli acquisti di assets, strozzando l’economia e anche in questo caso amplificando il disagio sociale e rischiando numerosi default pubblici e privati; varare la stretta, ma contestualmente procedere con la cancellazione formale o di fatto di almeno gran parte dei debiti sovrani detenuti.

Comunque andasse, sarebbe una sconfitta per i governatori centrali, il cui senso di onnipotenza dal 2008 non ha fatto che rafforzarsi sull’incapacità dei governi, specie nell’Eurozona, di sostenere adeguatamente le rispettive economie.

Ma la loro stessa liquidità a pioggia avrebbe creato i presupposti della loro crisi, fluendo in misura sempre meno marginale a categorie di investitori meno controllabili e che starebbero iniziando a scommettere contro la logica della finanza tradizionale, con l’intento di guadagnare soldi e al contempo divertirsi nell’infliggere gravi perdite al sistema dei fondi speculativi e delle banche d’affari. Statene certi, qualcuno si alzerà in un qualche Parlamento o consesso internazionale per chiedere che il trading online venga regolamentato. La paura di conseguenze imprevedibili e indesiderate sta serpeggiando già a Washington e New York, rispettivamente capitale politica e finanziaria dell’Occidente.

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