E Salvini minaccia il taglio dei contributi alla UE, colpendo gli “amici” dell’est

Il vice-premier Matteo Salvini minaccia il taglio dei contributi UE per 6 miliardi all'anno. Non ne saranno contenti nemmeno gli alleati dell'Europa dell'est.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il vice-premier Matteo Salvini minaccia il taglio dei contributi UE per 6 miliardi all'anno. Non ne saranno contenti nemmeno gli alleati dell'Europa dell'est.

Alla trasmissione Agorà, il vice-premier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha minacciato l’Unione Europea di tagliarle i 6 miliardi di contributi netti versati dall’Italia ogni anno. Parole dure, che segnalano la forte tensione tra Roma e Bruxelles e, soprattutto, la piena volontà del leader della Lega di fare la voce grossa, facendo contare l’Italia per quello che è: un paese creditore. Nel settennato 2010-2016, abbiamo versato nelle casse europee 37,8 miliardi netti (113,2 miliardi versati e 75,4 miliardi ricevuti), collocandoci al quarto posto, in valore assoluto, dopo la Germania (104,7), il Regno Unito (66,8) e la Francia (57,3). Viceversa, i principali beneficiari sono stati Polonia (71,6), Grecia (31,8), Ungheria (28,7), Romania (23,9), Repubblica Ceca (20,7) e Slovacchia (10,9).

In sostanza, il Gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia), ovvero gli stati che contrappongono a Bruxelles una visione “sovranista”, ha incassato complessivamente circa 132 miliardi netti. Se l’Italia davvero mettesse in atto la minaccia di tagliare i propri contributi netti, chiedendo magari il meccanismo dello “sconto”, ottenuto nel 1984 dal Regno Unito di Margaret Thatcher, a farne le spese sarebbero proprio gli alleati di Salvini ad est, che si vedrebbero arrivare minori flussi di finanziamenti europei.

Due anni fa, era stato l’allora premier Matteo Renzi a mettere in evidenza come l’Italia si fosse trasformata in una sorta di “bancomat” dell’Europa, ricevendo in cambio poco e nulla, certamente non la solidarietà dei paesi maggiormente beneficiari dei fondi UE. Per questo, l’asse tra Roma, Austria e Visegrad appare da un lato anomalo per la contrapposizione tra interessi in gioco, dall’altro il preludio per l’esercizio di una qualche forma di leadership dell’Italia all’interno del gruppo, in qualità di maggiore potenza creditrice, per quanto lo sia anche l’Austria, ma per un quinto dei nostri contributi netti. E Bruxelles non sembra avere granché tenuto conto delle richieste italiane, con la bozza di bilancio per il periodo 2021-2017, che contempla tagli per il 5% ad agricoltura e politiche di coesione, ovvero alle regioni del Sud, nel nostro caso, anche se in cambio aumenteranno le risorse stanziate per migranti e sicurezza. Chissà che non si apra un nuovo capitolo di scontro con Roma anche sulla ripartizione delle risorse per i prossimi anni.

Renzi per una volta la dice giusta: siamo il bancomat dell’Est Europa

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Argomenti: Economia Europa, Politica, Politica italiana