E’ morto Paul Volcker, da sinistra contribuì al mito di Reagan

L'ex governatore della Federal Reserve sconfisse l'inflazione negli anni Ottanta e sotto Obama ri-divenne famoso per la sua stretta sulle banche. Ma pur essendo stato di "sinistra", contribuì inconsapevolmente a creare il mito di Ronald Reagan.

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L'ex governatore della Federal Reserve sconfisse l'inflazione negli anni Ottanta e sotto Obama ri-divenne famoso per la sua stretta sulle banche. Ma pur essendo stato di

Paul Adolph Volcker, ex governatore della Federal Reserve, si è spento a New York all’età di 92 anni. Il decesso è avvenuto domenica, ma la notizia è stata confermata dalla figlia Janice Zima solo nelle scorse ore. Se ne va uno dei principali protagonisti dell’America dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Già funzionario al Dipartimento del Tesoro sotto la presidenza di John F.Kennedy e successivamente sotto Lyndon Johnson e Richard Nixon, visse l’apice della sua carriera tra la fine degli anni Settanta e gran parte degli anni Ottanta.

Era il 1979, quando l’allora presidente democratico Jimmy Carter volle il governatore della Fed, George William Miller, come suo nuovo segretario al Tesoro. Volcker non fu la prima scelta per sostituirlo, anzi nell’amministrazione si registrarono parecchie resistenze alla sua nomina, essendo note le sue inclinazioni fortemente ostili all’inflazione e al governo si temeva che la sua politica monetaria tendenzialmente restrittiva avrebbe provocato una recessione. E lo stesso Volcker, all’atto della sua nomina, mise in guardia Carter che avrebbe alzato repentinamente i tassi, cosa che effettivamente fece, portandoli fino a un massimo del 21,50% poco prima delle elezioni presidenziali del 1980.

Clamorosamente, Carter perse la corsa per il secondo mandato contro l’ex governatore della California e attore hollywoodiano di film western, Ronald Reagan. Il programma del candidato repubblicano sull’economia e che sarebbe stato ribattezzato “Reaganomics” era impostato su quattro cardini: lotta all’inflazione, risanamento fiscale, taglio delle tasse e liberalizzazioni. Sui primi due punti, la Casa Bianca godé dell’appoggio esplicito di Volcker, il quale ottenne un secondo mandato come governatore nel 1983, pur essendo notoriamente un democratico, cresciuto in una famiglia di repubblicani. Nel frattempo, però, aveva ottenuto risultati importanti sul fronte proprio della lotta all’inflazione, scesa dall’oltre l’11% del 1979 a poco più del 3% di 4 anni più tardi, anche se a costo di provocare la recessione dell’economia americana tra il 1981 e il 1982.

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La convivenza difficile con Reagan

La politica di Volcker fu semplice, quanto efficace.

Essa mirò a far controllare alla Fed la quantità di moneta circolante, così da mettere sotto controllo l’inflazione, spezzando quel circolo vizioso tra aspettative e crescita effettiva dei prezzi, che nelle considerazioni del governatore rendeva necessario un cambio di approccio. E’ l’inaugurazione del cosiddetto “inflation targeting”, con le banche centrali principali del pianeta a fissare obiettivi di inflazione per contenere la crescita dei prezzi.

Il successo nella lotta all’inflazione contribuì a far stravincere Reagan nel 1984, ma il rapporto tra i due non fu per nulla semplice. Il governatore rimproverò al governo di far salire troppo il debito federale e nel 1987, alla scadenza del suo secondo mandato, chiarì al presidente che non ne avrebbe accettato un terzo. Gli succedette Alan Greenspan, repubblicano transitato sotto ben quattro amministrazioni di colore politico diverso e fino al 2006. Se Volcker non fosse stato governatore, chissà se la Reaganomics avrebbe riscosso lo stesso successo!

La riscoperta di Volcker con Obama

L’immagine pubblica dell’ex governatore trovò nuova linfa sotto l’amministrazione Obama, quando a capo dell’ Economic Recovery and Advisory Board lanciò quel pacchetto di proposte, noto proprio come “Volcker Rule”, consistente in limitazioni all’operatività delle banche sui mercati finanziari. Tra le altre cose, a queste fu posto il divieto di investire capitali propri, a tutela dei clienti, così come venne effettuata una distinzione tra attività commerciali e quelle dedite agli investimenti di natura finanziaria. In un certo senso, da democratico “anomalo”, nell’ultimo decennio il suo nome si è riappropriato di una dimensione di sinistra, che sembrava essere del tutto venuta meno negli anni di Reagan, quando le sue idee sembrarono a tratti scavalcare a destra quelle dei repubblicani.

A dividere sin dagli anni Ottanta Volcker dalla destra, invece, era il capitolo liberalizzazioni, sebbene proprio il democratico Bill Clinton pose fine alla separazione tra banche commerciali e banche d’investimento nel 1999. In effetti, l’uomo piacque poco ai due schieramenti per il suo scarso tasso “politico” e l’autonomia di pensiero pretesa quando ricoprì gli svariati incarichi pubblici.

E il suo lascito appare duplice alla Fed. Egli non solo spinse le banche centrali a lottare contro l’inflazione, ma anche a reclamare una loro maggiore autonomia dal potere politico. I governatori divennero sempre più, in America e altrove, figure “tecniche”, non rispondenti ai governi e per questo giudicate imparziali e credibili dal mercato. Le critiche dei capi di stato e di governo al loro indirizzo di fatto si sono quasi spente per circa un trentennio, riprendendo vigore solo di recente, aldilà e al di qua dell’Atlantico, segno di un cambio dei tempi.

Un episodio confermerebbe come Volcker abbia dato inizio a una tradizione almeno di apparente separazione netta tra sfera politica e tecnocrati alla guida delle banche centrali. Era il 1984 e Reagan correva per il secondo mandato. Il governatore viene convocato alla Casa Bianca e il capo staff, James Baker, alla presenza dello stesso presidente gli intima esplicitamente di non alzare i tassi fino al giorno delle elezioni. Volcker sostiene che non avrebbe risposto nulla, di essersi alzato, lasciando in silenzio lo Studio Ovale. Non alzò i tassi, evitando brutti scherzi all’amministrazione, ma spiegò “solo perché avevo già deciso che non li avrei alzati”. Ipocrisia o meno, l’uomo fu il primo a comprendere la sottile linea che separa gli obiettivi di una banca centrale da quelli più propriamente “politici” di chi governa. L’indipendenza pretesa e ottenuta negli anni di Reagan non fu mai esercitata dall’uomo in modo sguaiato e con ostentazione. Bastò essere chiari sin dall’inizio. E anche questo forse ci mancherà dell’uomo.

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