E la Germania ora si divide anche sull’euro, la Merkel è ormai un’anatra zoppa

Sull'euro è scontro in casa della cancelliera Merkel. I conservatori bavaresi, già in agitazione sul capitolo immigrazione, adesso contrastano le riforme di Macron.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Sull'euro è scontro in casa della cancelliera Merkel. I conservatori bavaresi, già in agitazione sul capitolo immigrazione, adesso contrastano le riforme di Macron.

L’intesa tra Francia e Germania, siglata a Meseberg martedì scorso tra la cancelliera Angela Merkel e il presidente Emmanuel Macron e relativa alle riforme delle istituzioni comunitarie, Eurozona in testa, non trova concorde tutta la maggioranza. Ancora una volta a fare sentire la propria voce critica sono stati i bavaresi della CSU, il partito gemello della CDU, quello della cancelliera. Il segretario generale Markus Blume ha dichiarato che “la solidità fiscale e la stabilità monetaria sono valori non negoziabili” per i cristiano-sociali, i quali sostengono che si corra il rischio di trasformare l’euro in una “Schuldenunion”, un’unione di debiti a carico dei contribuenti tedeschi. Uno dei timori maggiori riguarda le banche italiane, le cui criticità, spiegano, finirebbero per essere sostenute anche dalla Germania, mentre sarebbe opportuno che il tema fosse affrontato e circoscritto in patria.

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L’attacco è, in particolare, contro l’ipotesi di istituire al posto dell’attuale ESM una sorta di Fondo Monetario Europeo, che abbia il compito di sostenere le economie con elevati tassi di disoccupazione. Inoltre, la gestione fiscale verrebbe maggiormente integrata e accentrata nell’area, con l’istituzione di un unico ministro delle Finanze e di un bilancio comune “per decine di miliardi di euro” all’anno, non tanti, ma sufficienti per mettere in allarme i conservatori tedeschi.

I bavaresi sono già sul piede di guerra sul capitolo migranti, concordando con Austria e Italia sull’opportunità di difendere le frontiere esterne e ritenendo che anche la Germania debba ripristinare i controlli alle proprie frontiere contro il tentativo di ingresso degli immigrati clandestini. Frau Merkel teme, invece, che una simile decisione ponga una minaccia all’esistenza della UE, in quanto segnerebbe la fine dell’area Schengen, quella di libera circolazione delle persone, oltre che di merci, servizi e capitali. Se al Consiglio europeo di settimana prossima non fosse trovata alcuna soluzione comunitaria, il ministro dell’Interno e leader della CSU, Horst Seehofer, si riterrà in diritto di assumere decisioni unilaterali in difesa delle frontiere tedesche, ma finendo così per provocare una crisi di governo devastante a Berlino.

Cancelliera Merkel sempre più debole

A difendere la scelta dell’intesa con Macron è il ministro delle Finanze, Olaf Scholz, socialdemocratico e favorevole a una maggiore integrazione politica nell’area. “Siamo a un bivio e abbiamo imboccato la strada per la UE”, ha spiegato. Tuttavia, la maggioranza inizia sembra più a traballare e se ancora appare improbabile la caduta della cancelliera, il rischio reale per lei sarebbe di diventare un’anatra zoppa, specie se al Consiglio europeo del 28-29 giugno non potrà sbilanciarsi granché sulle riforme, limitandosi a una dichiarazione d’intenti e puntando a portare a casa, al vertice straordinario di domenica a Bruxelles tra i 10 paesi maggiormente colpiti dal fenomeno migranti, un qualche risultato che soddisfi gli alleati. L’Italia potrebbe disertare l’incontro o porre il veto, un fatto che evidenzierebbe le divisioni in seno alla UE. Si consideri che il “nein” della CSU alle riforme di Macron avrebbero tutto il sapore di un asse, pur per ragioni opposte, con Italia, Austria e Gruppo Visegrad contro l’Eliseo e, in generale, l’asse franco-tedesco, pilastro imprescindibile per i fautori dell’integrazione politica dentro la UE. Una vittoria dei bavaresi su questa linea avrebbe l’effetto di colpire irrimediabilmente l’assetto europeo attuale, spegnendo ogni speranza di chi vorrebbe cedere ulteriori quote di sovranità a Bruxelles.

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I nodi stanno arrivando tutti al pettine in Germania, dopo anni trascorsi dalla cancelliera a non decidere. Sull’euro, i tedeschi dovranno dichiarare una volta per tutte se intendono istituire meccanismi minimi di solidarietà tra gli stati membri, ovvero di trasferimento di risorse nei casi di necessità, oppure se ritengono che il riequilibrio tra le economie debba avvenire solamente dal lato delle riforme richieste ai governi dell’area. Purtroppo, la Merkel non è più nelle condizioni concrete per scegliere, avendo investito e dilapidato gran parte del suo capitale politico sulla gestione (fallimentare) della crisi dei migranti, aprendo le porte della Germania nel 2015 a centinaia di migliaia di profughi siriani, afghani, etc., ma subendo nel settembre scorso il peggiore esito elettorale dal 1949 per la sua coalizione di centro-destra.

Ulteriori strappi a Berlino tra le varie anime del mondo conservatore non sono più sostenibili. A ottobre, le elezioni regionali bavaresi sono attese come termometro per misurare lo stato di crisi della coalizione e la CSU teme di perdere la maggioranza assoluta dei seggi al Landtag di Monaco, incalzato a destra dai liberali e, soprattutto, dagli euro-scettici dell’AfD. Le concessioni della Merkel a Macron appaiono l’estremo tentativo di salvare l’impalcatura europea e della moneta unica, simulando un accordo a tutto campo sulle riforme necessarie. A indebolire dall’esterno ulteriormente la leadership della cancelliera è il presidente americano Donald Trump, che nei fatti ha “congelato” i suoi rapporti con la Germania, preferendo trattare con Parigi e puntando proprio a smantellare l’ordine globale su cui si reggono gli interessi economici e politici di Berlino, su tutti il commercio mondiale. Non ultimo, la nascita del governo euro-scettico di Giuseppe Conte in Italia, che rappresenta per la Merkel la più grande insidia politica da quando è arrivata alla cancelleria nell’ormai lontano 2005.

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Argomenti: Crisi Euro, Germania, Politica, Politica Europa