E Bruxelles ha ricompattato Lega e 5 Stelle su un programma euro-scettico

Lega e 5 Stelle compatti contro l'Europa. I mercati finanziari iniziano a prendere atto che tra Roma e Bruxelles vi sarebbe uno scontro duro a tutto campo con la nascita di un governo giallo-verde.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Lega e 5 Stelle compatti contro l'Europa. I mercati finanziari iniziano a prendere atto che tra Roma e Bruxelles vi sarebbe uno scontro duro a tutto campo con la nascita di un governo giallo-verde.

Sono ore, anzi giorni, politicamente e istituzionalmente molto sensibili per l’Italia. Le trattative tra Lega e Movimento 5 Stelle per formare un governo stanno dilungandosi oltre le attese, ma il presidente Sergio Mattarella ha concesso ai due partiti fino al lunedì prossimo per tornare al Quirinale con un programma e il nome di un premier condiviso. Gli ultimi rumors parlano dell’ipotesi staffetta tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini per guidare l’esecutivo nel corso della legislatura. Uno scenario fattibile, a patto che il governo duri davvero 5 anni e che tra le parti si abbia massima fiducia. E non pare che vi siano ancora tali condizioni, per cui una figura terza resta ipotesi più che concreta.

Ieri, la Commissione europea è intervenuta sull’Italia. A farlo sono stati il finlandese Jyrki Katainen, il lettone Valdis Dombrovskis e il greco Dimitris Avramopoulos, i quali hanno ricordato a chiunque succederà a Paolo Gentiloni che abbiamo il secondo debito pubblico più alto d’Europa rispetto al pil, che andrà tagliato insieme al deficit e che i patti vanno rispettati, né risulterebbe che Bruxelles abbia in mente di concedere a Roma eccezioni. E Avramopoulos ha invitato il governo italiano che verrà a mantenere la presente politica sull’immigrazione.

Qual è stato il senso di tali dichiarazioni? Qui, ci si può dividere tra complottisti e realisti. Nel primo caso, si potrebbe sospettare che i commissari siano entrati a gamba tesa nel dibattito sul governo per inviare un segnale preciso al Quirinale: “quei due (Salvini e Di Maio) non li vogliamo; che almeno il premier sia di fiducia (dell’Europa)”. Molto meno drammaticamente, è probabile che da Bruxelles abbiano messo le mani avanti, chiarendo che il prossimo governo italiano sarà tenuto al rispetto dei patti, in sé non certo né un’intimidazione, né una interferenza vera e propria, come l’ha definita il leader leghista. Sarebbe come se cambiasse il padrone di casa e l’inquilino inviasse un messaggio al nuovo acquirente, dicendogli che continuerà a pagare il canone già pattuito con il venditore, non un centesimo di più.

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Si ricompatta il fronte euro-scettico

Quali che fossero le intenzioni, il risultato di questa apparente manovra a tenaglia – il Financial Times ha scritto di “arrivo dei nuovi barbari a Roma”, scatenando le ire di Di Maio – è stato solo uno: il ritorno all’euro-scetticismo dei 5 Stelle e il rinvigorimento dei toni e delle proposte contro la UE da parte della Lega. Per quanto il contratto abbozzato e svelato ieri sera dall’Huffington Post fosse datato lunedì, resta il fatto che i due leader lo abbiano fatto trapelare alla stampa proprio a qualche ora di distanza dagli attacchi o semplici chiarimenti dei commissari. Insomma, se avvertimento è stato da parte di Bruxelles, da Roma si è passati alle contro-minacce. Il gioco si sta facendo ben più serio di quanto immaginassimo fino all’altro ieri, quando i grillini erano tornati quasi a mostrarsi filo-tutto (UE, USA, NATO), pur di compiacere le cancellerie straniere e il Quirinale. In poche ore, il cambiamento a 180 gradi, che pare piaccia alla base.

Il dato politico che l’Europa ha continuato a non cogliere, così come i mercati e parte delle istituzioni italiane stesse, riguarda la vittoria dell’euro-scetticismo il 4 marzo scorso. La diatriba su chi, tra centro-destra e M5S avesse diritto a ottenere l’incarico da Mattarella, ci ha fatto perdere di vista il dato più significativo: oltre la metà degli italiani ha votato per partiti che hanno fatto campagna contro l’euro e l’Europa dei commissari, noncurante delle possibili conseguenze negative derivanti dalla realizzazione di tali propositi, dato il largo malessere e la disillusione ormai altissima imperanti nelle regioni economicamente depresse del sud e in alcune categorie sociali (piccole imprese, disoccupati, lavoratori a basso reddito, giovani, etc.). Anche nel caso in cui questi cambiassero idea per pragmatismo o convenienza, resta che la maggioranza della popolazione ha bocciato la moneta unica, Bruxelles e tutte le euro-crazie. Fingere che il problema siano le persone di Salvini e Di Maio equivarrebbe a girare le spalle alla realtà, magari ritrovandosi tra qualche mese o qualche anno dinnanzi a sentimenti euro-scettici ancora più diffusi.,

I mercati finanziari oggi stanno iniziando a segnalare qualche tensione. I rendimenti decennali dei BTp hanno oltrepassato il 2% e lo spread con i Bund sulla medesima scadenza i 140 punti base, mentre Piazza Affari ripiega dell’1% a metà mattinata. Non sono numeri allarmanti. All’epoca in cui il governo Berlusconi fu costretto a dimettersi per la furia dello spread, i rendimenti a 10 anni erano schizzati fino al 7,4% e persino i BoT a 12 mesi arrivano a oltre il 6%, facendo temere una pericolosa inversione della curva dei rendimenti. Resta il fatto che lo spread della Spagna risulta intorno alla metà del nostro e che da inizio marzo (data delle elezioni italiane) ad oggi è persino sceso dagli 88 bp. E che dire dei bond del Portogallo, che in questo momento rendono quasi lo 0,3% in meno sui 10 anni?

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Lo scontro tra Italia ed Europa

Che ci sia, non da oggi, un caso Italia è nei fatti. Ora bisogna solo attendere l’evoluzione del quadro politico italiano, perché quello che appare certo è la fine dell’accondiscendenza di Roma verso Bruxelles. Sia nel caso che il governo giallo-verde nascesse per durare l’intera legislatura, sia che fosse programmato per restare in carica pochi mesi o tutt’al più un anno, Lega e 5 Stelle avranno tutta la convenienza ad alzare i toni dello scontro con l’Europa, visto che dal canto loro dovranno cercare di massimizzare i consensi nei rispettivi campo, con il Carroccio puntando ad eliminare ciò che rimane di Forza Italia e l’M5S il PD. Per farlo, dovranno proporsi reali alternative al modus operandi dell’uno e dell’altro schieramento tradizionale della Seconda Repubblica e portare a casa risultati, non chiacchiere.

L’Europa potrebbe reagire all’offensiva in due modi: serrando i ranghi contro l’Italia, un po’ come avvenne nel 2015 contro la Grecia, oppure scendere a compromessi. Nel primo caso, il rischio appare elevatissimo per entrambe le parti. L’economia ellenica contava, infatti, meno del 2% dell’intera area, mentre l’Italia incide per oltre il 15%. Nessuno potrebbe permettersi di cacciarci dall’euro, salvo mettere in conto la fine dell’unione monetaria. Del resto, appare impensabile che un governo, chiunque esso sia, si presenti a Bruxelles per reclamare il condono del debito pubblico in mano alla BCE. Probabile, tuttavia, che si tratti di una richiesta volutamente eccessiva dei penta-leghisti per ottenere molto di meno, ovvero semplice flessibilità fiscale, una boccata di ossigeno per finanziare misure in deficit, come l’abrogazione parziale della legge Fornero, l’introduzione del reddito di cittadinanza e l’avvio della “flat tax”.

Il rischio più insidioso per la UE consiste nella perdita della compattezza interna contro le politiche commerciali di Donald Trump da una parte, il Regno Unito a trattative in corso sulla Brexit e la Russia di Vladimir Putin dall’altro. Se l’Italia di Lega-5 Stelle facessero venire meno l’unità interna, Bruxelles sarebbe privata di credibilità e la sua posizione negoziale s’indebolirebbe verso Washington, Londra e Mosca. Se possiamo fare una qualche previsione, sempre che il governo giallo-verde si faccia, scordatevi l’asse franco-tedesco: Emmanuel Macron e Angela Merkel non saranno così in sintonia nel trattare con l’Italia. Il primo, pur ergendosi a difensore delle istituzioni europee, cercherà appoggio alle sue proposte di riforme dell’Eurozona, e similmente a quanto ha mostrato di fare con l’amministrazione Trump, punterà a un compromesso. La seconda probabilmente resterà paralizzata dalla disomogeneità della maggioranza che la sostiene e continuerà a puntare il dito contro Roma, ma senza la forza sfoggiata negli anni passati. Vedremo, intanto i mercati iniziano a prendere nota di uno scenario europeo teso.

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Argomenti: Crisi Eurozona, Politica, Politica italiana

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