E anche la Turchia di Erdogan si arrende, tassi più alti e recessione in vista

E la Turchia si arrende ai tassi più alti, fronteggiando un'inflazione più alta delle attese. E l'economia nazionale sarebbe già in recessione.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
E la Turchia si arrende ai tassi più alti, fronteggiando un'inflazione più alta delle attese. E l'economia nazionale sarebbe già in recessione.

I dati sull’inflazione ad agosto in Turchia sono stati peggiori delle attese: 17,9% su base annua, in netta accelerazione dal 15,9% di luglio e oltre il 17,4% delle previsioni degli analisti. E stando all’istituto statistico nazionale Turkstat, i prezzi alla produzione nello stesso mese sono esplosi di oltre il 32% tendenziale. Queste cifre ci dicono diverse cose. Anzitutto, che la crescita dei prezzi è andata oltre quanto ci si aspettasse e servono passi concreti per evitare che la situazione sfugga del tutto di mano. Secondariamente, che il peggio potrebbe arrivare già a settembre e, infine, che lo stato dell’economia turca sarebbe già negativo.

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Partiamo dal primo punto. La banca centrale non ha adottato alcuna misura reale per contrastare l’alta inflazione e il crollo della lira turca, pari quest’anno a circa il 43-44% e reso lampante dal tonfo accusato dal cambio nella settimana di Ferragosto. L’istituto non ha potuto alzare i tassi d’interesse, come pure avrebbe dovuto e voluto fare, essendosi ritrovata contro il governo del presidente Erdogan, autodefinitosi “nemico dei tassi”. Ha agito, pertanto, attraverso le vie secondarie della regolazione della liquidità iniettata al sistema bancario anatolico, che stando al ministro dell’Economia e genero di Erdogan, Berat Albayrak, non verserebbe in crisi e, in ogni caso, “verrebbe aiutato in ogni modo”.

Ieri, dopo la pubblicazione del dato sull’inflazione, la banca centrale non ha potuto più fingere di niente, anche perché nel frattempo la lira turca perdeva un altro più del 2% contro il dollaro, attestandosi a un cambio di 6,7. Con un comunicato, ha anticipato che la politica monetaria subirà aggiustamenti a partire dal board di settembre, in programma settimana prossima. Immediata la risposta dai mercati, con un dimezzamento delle perdite a carico del cambio. Una resa dinnanzi all’evidenza, dunque. I tassi saranno alzati, anche se l’istituto potrebbe deludere le attese del mercato e finire per indisporlo ulteriormente, alimentando la fuga dei capitali. Affinché la sfiducia verso Ankara possa almeno essere contenuta, servirebbe un maxi-rialzo dei tassi nell’ordine dei 500 punti base, stando a diversi analisti. Sarà davvero in grado il governatore Murat Cetinkaya di sfidare le ire di Erdogan o di ottenere il suo previo placet per una stretta così vigorosa? Molto difficile.

Economia turca già in affanno

Il fatto, poi, che i prezzi alla produzione siano cresciuti quasi il doppio dell’inflazione implica il rischio concreto che già da questo mese i prezzi in Turchia subiscano una ulteriore accelerazione, quando si pensava fino a poche settimane fa che l’apice sarebbe stato raggiunto attorno a un tasso d’inflazione del 17%. Invece, complice il crollo della lira, sembra che vedremo percentuali più alte. Di quanto non è possibile saperlo con esattezza, anche perché gli stessi numeri segnalerebbero le difficoltà delle imprese nello scaricare per intero sui consumatori l’aggravio dei costi. Se per produrre spendo il 32% in più in un anno e l’inflazione sale nel frattempo a meno del 18%, significa che i margini delle imprese si sono ridotti e ciò sarebbe la spia di consumi fragili, di uno stato dell’economia difficile, che non consentono ai produttori di compensare perfettamente le maggiori spese con un pari aumento dei ricavi.

Alle origini della crisi turca 

E dire che i tassi sono saliti meno del dovuto quest’anno. Oggi come oggi, anzi, quelli fissati dall’istituto sono ormai di poco negativi in termini reali, per cui la politica monetaria starebbe continuando a sostenere l’economia turca. Quando sarà varata la prossima stretta, allora sì che saranno dolori per consumi e investimenti. La recessione in Turchia sarebbe già in corso o tutt’al più dietro l’angolo. Basti pensare che l’indice manifatturiero in agosto è sceso a 46,4 punti da 49 di luglio e segnala una contrazione dell’attività sin dal mese di aprile, pur tra alti e bassi. L’economia emergente tra le più promettenti fino a poco tempo fa sembra entrata in una spirale recessiva, che non potrà che aggravarsi con tassi più alti, i quali dal canto loro appaiono fondamentali per evitare una deriva argentina.

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Argomenti: Crisi turca, Economie Asia, economie emergenti, Inflazione, lira turca, valute emergenti

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