E adesso l’Italia rischia grosso. Vediamo cosa può succedere da qui a febbraio

Le elezioni anticipate in Grecia aprono uno scenario del tutto negativo anche per l'Italia, specie se nemmeno il nostro Parlamento sarà in grado di eleggere il nuovo capo dello stato in tempi brevi. Si temono gli effetti di una crisi politica.

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L’annuncio che la Grecia andrà ad elezioni anticipate non è un fulmine a ciel sereno, ma i mercati finanziari ci stanno offrendo già l’antipasto di quel che potrebbe accadere da qui alle prossime settimane. La Borsa di Atene crolla del 10%, mentre quella di Milano cede il 3%. Lo spread BTp-Bund a 10 anni sale di una decina di punti base a 144 bp e i rendimenti decennali italiani tornano sopra la soglia del 2%, affatto drammatica (anzi!), ma il segnale che la sfiducia potrebbe prendere piede anche contro il nostro paese. Perché se è vero che il colpo lo stanno accusando anche i Bonos spagnoli, il loro differenziale con i rendimenti tedeschi si attesta, però, a 114 bp e i decennali di Madrid rendono appena l’1,72%, 29 punti base in meno dei nostri. L’Italia non è solo fragile a livello economico, in assenza di una ripresa attesa da tre anni e ancora nemmeno avvistata; è anche debole politicamente. Perché per una coincidenza quasi ironica, anche il Parlamento italiano dovrà eleggere a gennaio il nuovo capo dello stato, dopo che arriveranno le dimissioni già annunciate di Giorgio Napolitano.   APPROFONDISCI – In Grecia arriva l’ora X, ecco perché oggi è una data cruciale per l’euro e l’Italia  

Rischio “resa dei conti”

Il caos è lo scenario, ahinoi!, più probabile del prossimo mese. Mentre i mercati torneranno a tuonare contro i bond ellenici, italiani e del resto della periferia, il PD del premier Matteo Renzi dovrà trovare un nome condiviso almeno con l’oppositore più morbido, Silvio Berlusconi. Il guaio per i due firmatari del Patto del Nazareno è che entrambi non controllano del tutto le loro “truppe” parlamentari.   APPROFONDISCI – Quirinale: come sarà scelto il nuovo Presidente. Le mosse tattiche di Renzi     I democratici sono divisi tra pro- e contro Renzi e la minoranza interna potrebbe impallinare qualsiasi candidato presentato da Palazzo Chigi, approfittando del voto segreto. L’ex premier Berlusconi è messo molto peggio, perché i suoi fedelissimi sembrano ormai una sparuta minoranza interna al partito e Raffaele Fitto potrebbe dimostrare con il voto suo e dei suoi uomini di essere in grado di sovvertire le strategie del Cavaliere, se non preventivamente concordate. La “palude” potrebbe divenire realtà. Potrebbero servire decine di votazioni per eleggere un nuovo capo dello stato. Non sarebbe un fatto inedito, ma certamente non gioverebbe alla forza del governo Renzi e alla sua credibilità all’estero e verso i mercati. Anche perché entro marzo il premier dovrà presentare a Bruxelles 6 miliardi in più di tagli per fare quadrare i conti pubblici e un calendario nutrito di riforme, senza di cui l’Italia rischia la procedura d’infrazione per deficit eccessivo da parte della Commissione europea.   APPROFONDISCI – La manovra di Renzi è rinviata a marzo. Servono altri 6 miliardi e il clima è torbido  

Lo scontro in Europa

Il tutto avverrà sullo sfondo di uno scontro di toni tra Atene e Berlino, con la prima in piena campagna elettorale a chiedere la fine dell’austerità e il condono (parziale) del debito e la seconda ad avvertire il governo greco e il resto dell’Europa del Sud che o si rispettano i Trattati o la permanenza nell’euro è impossibile.

E la crisi politica che stiamo ipotizzando a Roma non aiuterebbe nemmeno il governatore della BCE, Mario Draghi, che al prossimo board del 22 gennaio farà di tutto per farsi approvare il “quantitative easing”, ossia l’acquisto dei titoli di stato. I tedeschi, già contrarissimi, avrebbero un argomento in più per alzare le barricate, tuonando contro l’ipotesi che si acquistino bond di paesi politicamente poco credibili e con riforme incomplete o quasi del tutto inevase. La ciliegina sulla torta arriverebbe nel caso di vittoria di Syriza alle elezioni in Grecia. Che avesse o meno la maggioranza assoluta dei seggi, necessaria per governare da sola, poco importerebbe. Lo spauracchio della rottura dell’Eurozona si materializzerebbe e un ritorno alla temuta “tempesta perfetta” dell’estate 2012 non sarebbe lontano.   APPROFONDISCI – Draghi lascerà la BCE a gennaio senza il QE? Ecco perché tornerebbe in Italia Quantitative easing, ecco la proposta di Monti per convincere anche la Germania        

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