E adesso Donald Trump fa paura anche a Wall Street

Donald Trump comincia a fare veramente paura e se è l'establishment finanziario di Wall Street a tremare, allora vuol dire che Trump non è soltanto un personaggio divertente.

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Donald Trump comincia a fare veramente paura e se è l'establishment finanziario di Wall Street a tremare, allora vuol dire che Trump non è soltanto un personaggio divertente.

Quando gli outsider diventano insider fanno paura: l’outsider in questione è Donald Trump, che adesso fa tremare anche Wall Street. Quella che sembrava una meteora, una provocazione, uno scherzo divertente, si sta rivelando invece la vera sorpresa di questo lungo romanzo che sono le elezioni USA 2016 – comprese primarie repubblicane e democratiche – e rischia seriamente di vincere le primarie, nonostante le continue provocazioni, il politically correct messo da parte, l’ondata di populismo che lo travolge, il berlusconismo insito in lui (aziendalismo e politica). Non è un caso che il 60% degli americani lo considera inadatto alla Casa Bianca, e non è sempre un caso che nessuno negli Stati Uniti afferma che voterà per lui, quegli stessi nessuno che dicono di non conoscere amico, parente o collega che abbia simpatia per Trump. Eppure, alla fine, Donald Trump è sempre lì, in testa ai sondaggi. E se anche Wall Street comincia a tremare, allora forse il magnate americano deve cominciare a essere preso sul serio: soprattutto per quello che dice e promette.  

Cominciare a prendere sul serio Donald Trump

Da una parte c’è Jeb Bush, uno dei più strenui difensori di Wall Street, che però non sembra convincere l’elettorato repubblicano. Dall’altra c’è Donald Trump, che affascina le folle a suon di provocazioni e populismo. Nessuno lo ha preso sul serio, sin da quando si è candidato. Lui se n’è altamente fregato, e con le spalle larghe e un conto in banca decisamente verde, ha continuato per la sua strada, minacciando addirittura – ma solo inizialmente – di correre da indipendente qualora non avesse vinto le primarie. Negli ambienti della finanza, però, si cominci a tremare. Il vice presidente di Blackstone Advisory Partners, Byron Wien, ha affermato come ad agosto abbia tenuto quattro pranzi con gli investitori.

E se al primo pranzo tutti avevano pensato che Trump da un momento all’altro potesse implodere, al quarto c’è stato un cambio di rotta: “Tutti lo stavano prendendo molto sul serio”. Il motivo? Secondo Wien perché riesce ad attingere “frustrazioni che sono molto reali” oltre al fatto che Trump risulta essere un abile manipolatore dei media.  

Trump contro l’alta finanza

Eppure c’è ancora chi pensa che Trump sia una bolla pronta a scoppiare, come un anonimo amministratore delegato di una grande azienda di Wall Street, che afferma di non conoscere nessun sostenitore di Donald Trump e che la sua popolarità appartiene a un gruppo di persone avvolte nel mistero – vi ricorda qualcuno? La sensazione che però adesso si prova negli ambienti della finanza è quella di un elevato smarrimento, quasi uno shock. E continuando a pensare che Trump sia molto divertente, non ci si accorge che si sta insinuando anche un’altra grande sensazione: quella dello spavento. Anche perché Trump non ci va giù leggero, visto che recentemente ha affermato come la remunerazione dei dirigenti negli Stati Uniti sia una barzelletta completa, promettendo inoltre di aumentare le tasse sui “ragazzi dell’hedge fund”.  

Clap clap al populismo

Jeb Bush però sta facendo molto poco: un altro anonimo dirigente di Wall Street è preoccupato del fatto che tutti sottovalutano Donald Trump, che tutti lo considerano solo un ampolloso fanfarone, e che verso la fine della campagna svanirà. Eppure Trump è ancora al 30% nei sondaggi, in testa, staccando di netto gli altri suoi colleghi, con l’intenzione di combinare moltissimi altri danni per tutto il tempo che è in giro, come quelli che ha già causato sparando a zero contro donne e immigrati. Con ogni probabilità, tuttavia, non ci sarà una campagna di Wall Street contro il magnate dell’immobiliare: avendo lui una società privata e quindi non essendosi arricchito grazie ai soldi degli azionisti, tutti gli attacchi diretti dell’establishment finanziario contro di lui potrebbero solo trargli vantaggio, visto che nella guerra di parole, è sempre il populismo a vincere e non un gruppo ristretto di persone in giacca e cravatta arricchitosi con gli azionisti.

 

E tra i democratici che succede?

Donald Trump, tuttavia, è veramente molto abile, perché è riuscito a inimicarsi solo una parte di Wall Street: non è un caso che recentemente abbia voluto candidare Carl Icahn come segretario del Tesoro. Questi ha accettato senza riserve, rilasciando un tweet emblematico, ma senza rispondere a domande che gli chiedevano di commentare il candidato repubblicano. Wall Street delusa – per il momento – da Jeb Bush, e allora perché non guardare dall’altra parte? Perché anche Hillary Clinton sta subendo colpi e si deve guardare le spalle da un altro critico di Wall Street, Bernie Sanders, il primo socialista auto-dichiarato della storia politica americana. Un momentaccio per l’establishment finanziario, insomma, e tempi d’oro per i populisti, o meglio, per quelli che sono dalla parte del popolo – non è dunque solo un caso europeo.  

Krugman: “E’ un pallone gonfiato, ma sull’economia ha ragione”

E se Trump riceve perfino l’endorsement di Paul Krugman – ma solo parziale e solo sull’economia – allora forse è venuto il momento di prenderlo veramente sul serio. In verità il Premio Nobel non sostiene affatto Trump e afferma che solo sull’economia ha ragione. Per il resto è solo “il pallone gonfiato che sembra essere”: lo è realmente, insomma, ma le colpe della sua ascesa non sono additabili a lui, bensì ai suoi concorrenti. Krugman, ad esempio, non capisce perché Bush & co. non lo attacchino sulle panzane che dice, come l’obiettivo di deportare gli immigrati o di costruire un muro gigante al confine con il Messico. Al momento attuale, per Krugman, nessuno sta cercando la nomination repubblicana per la corsa alla Casa Bianca. E quando il gatto non c’è i topi ballano. E a volte possono anche loro diventare gatti.     Fonte | Politico

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