Due lire crollano in questi giorni: in un caso fa bene, nell’altro porta male

Sono due le lire, che in questi giorni vengono colpite dai crolli. Ma gli esiti dovrebbero essere molto diversi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Sono due le lire, che in questi giorni vengono colpite dai crolli. Ma gli esiti dovrebbero essere molto diversi.

I giornali italiani ne parlano poco, ma una delle notizie più interessanti sui mercati finanziari di questi giorni è la svalutazione della lira egiziana, che dal giovedì scorso – data in cui la banca centrale ha annunciato di fare fluttuare liberamente il cambio – ha più che dimezzato il suo valore, passando da un rapporto di 8,8 contro il dollaro a uno di 17,9. La misura si è resa indispensabile per evitare una crisi valutaria, data la penuria di dollari sul mercato in Egitto, a causa di un tasso di cambio fisso ufficiale troppo forte, rispetto ai fondamentali dell’economia locale.

Il crollo del cambio, che ormai ha raggiunto i livelli vigenti sul mercato nero fino alla scorsa settimana, comporta da un lato l’afflusso dei primi capitali in valuta straniera, allontanando il rischio di una carenza di beni in stile Venezuela, intravista negli ultimi mesi, dall’altro porta con sé l’accelerazione dell’inflazione, che dal 14% attuale è intravista accelerare al 20% nei prossimi mesi. (Leggi anche: Lira egiziana a -48% in 4 giorni)

Anche la lira turca va giù

La svalutazione della lira egiziana, tuttavia, è frutto delle pressioni del Fondo Monetario Internazionale su Il Cairo e necessaria, insieme ad altre riforme pro-mercato, per sborsare gli aiuti richiesti per 12 miliardi di dollari.

Di tutt’altro tenore è lo scivolone della lira turca, che ieri ha toccato nuovi minimi storici contro il dollaro, scendendo a un cambio fino a 3,1833 e arretrando del 7% da inizio anno (secondo andamento peggiore dopo il peso argentino per una valuta emergente) e del 9% dal tentato golpe di metà luglio, che ha dato il via a massicce purghe nel paese, l’ultima delle quali è stata in ordine di tempo l’arresto di 10 deputati del partito filo-curdo HDP, nonché di 9 giornalisti e personale ad esso legato. (Leggi anche: Turchia, Erdogan detta la linea alla banca centrale)

 

 

 

Economia turca a rischio sulle maxi-purghe di Erdogan

Anche nel caso della Turchia, l’indebolimento della lira dovrebbe quanto meno arrestare la già lenta discesa dell’inflazione, al 7,16% in ottobre. Non sono solo le purghe del presidente Erdogan a spaventare gli investitori, quando le pressioni del suo governo sulla banca centrale, affinché tagli costantemente i tassi, in modo da sostenere l’economia.

Il pil turco potrebbe essersi leggermente contratto nel terzo trimestre, dopo che a sorpresa si è registrato un calo del 3,1% della produzione di beni durevoli a settembre. Tuttavia, questa settimana Standard & Poor’s ha promosso i titoli del debito pubblico anatolici, alzando l’outlook da “negativo” a “stabile”, mantenendo il rating a “BB”, grazie alle riforme in programma da parte del governo. (Leggi anche: Rating Turchia: migliorano, migliorano le previsioni di Standard & Poor’s, ma i bond scendono)

Che ad Ankara si respiri un’aria riformista sono davvero in pochi a crederci. Lo stesso mercato dei bond segnala i rischi crescenti percepiti dagli investitori: i rendimenti decennali sono saliti di 120 punti base al 10,09%, quelli a due anni di un’ottantina di bp al 9,34%, dal fallito golpe di quasi quattro mesi fa. Resta in rialzo del 6,5% la Borsa di Istanbul quest’anno, anche se la crescita rispecchia sostanzialmente l’accelerazione dei prezzi.

 

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi paesi emergenti, Crisi turca, Economie Asia, economie emergenti, valute emergenti

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