Per Draghi i tassi resteranno ancora bassi a lungo, dobbiamo stare tranquilli?

Cosa ha deciso di preciso la BCE all'ultimo board di giovedì scorso e cosa sta accadendo ai tassi nell'Eurozona?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Cosa ha deciso di preciso la BCE all'ultimo board di giovedì scorso e cosa sta accadendo ai tassi nell'Eurozona?

Nessuna variazione dei tassi e della politica monetaria, in generale. Il governatore della BCE, Mario Draghi, non ha mutato indirizzo per l’Eurozona e ha sostenuto in conferenza stampa la necessità di continuare a tenere i tassi ai livelli attuali ancora a lungo, ben oltre la fine del “quantitative easing”, il piano di acquisto di assets per 30 miliardi di euro mensili. Ha rilevato una crescita economica nell’area più “moderata”, dopo i ritmi superiori alle attese dei trimestri precedenti, ma sarebbe ancora presto per parlare di rallentamento del pil, mentre potrebbe trattarsi semplicemente di una pausa. Tanto è bastato per fare scivolare l’altro ieri il cambio euro-dollaro ai minimi da 3 mesi e mezzo, in area 1,2078, allontanandosi decisamente dalla soglia di 1,25 a cui si era spinto a febbraio, complice il rafforzamento del dollaro contro le altre valute e ai massimi, guarda caso, da 3 mesi e mezzo.

I mercati stanno ignorando, tuttavia, un paio di segnali. Il primo riguarda il differenziale o spread tra rendimenti sovrani americani e tedeschi a 10 anni. Venerdì scorso, si attestava nell’ordine di 242 punti base, il livello più alto da inizio anni Novanta. Questo spinge a ipotizzare o che il cambio euro-dollaro sia destinato a scivolare ben al di sotto dei livelli attuali o che la BCE stia rimanendo troppo indietro nell’alzare i tassi. Direte, l’inflazione resta bassa. Vero, si trova ancora nettamente inferiore al target, ma si consideri che le quotazioni del petrolio si sono surriscaldate ormai intorno ai 75 dollari, ai massimi da fine 2014, senza che il rincaro sia stato compensato ultimamente da un contestuale indebolimento del dollaro, anzi.

Questo significa che, a differenza di quanto parzialmente accaduto nell’ultimo anno, il caro petrolio si farà sentire nelle tasche dei consumatori dell’Eurozona. L’inflazione potrebbe accelerare più di quanto atteso, rendendo necessaria un’uscita dal piano di stimoli più frettolosa del previsto, nonché un mutamento di linguaggio sui tassi più repentino di quanto sinora atteso. E non sarebbe un toccasana per la nostra economia, dove la domanda interna viene ancora tenuta a galla da bassi tassi, prezzi abbordabili delle materie prime e cambio debole. Anziché pendere dalla retorica di Francoforte, sarebbe bene che iniziassimo a immaginare un mondo con tassi più alti, magari non tanto, ma certamente superiori a quelli odierni.

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Argomenti: Bce, Economia Europa, Inflazione, Mario Draghi, quantitative easing, stimoli monetari

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