Draghi sceglie di non scegliere. Piazza Affari a picco

Draghi lascia aperta la porta a misure eccezionali ma nell'immediato la Bce non adotta nessun provvedimento e i mercati presentano subito il loro conto

di Enzo Lecci, pubblicato il
Draghi lascia aperta la porta a misure eccezionali ma nell'immediato la Bce non adotta nessun provvedimento e i mercati presentano subito il loro conto

Come avevamo già scritto questa mattina, l’attesissima riunione della Bce di oggi era chiamata a percorrere l’unica strada possibile dopo il celebre discorso di Londra di Draghi. La Banca Centrale Europea oggi era ossia tenuta  ad agire per dimostrare così agli investitori che le parole che hanno permesso di placare la tempesta sui mercati di due settimane fa, non erano semplici strumenti per prendere tempo, ma frutto di scelte coraggiose da mettere in campo. Avevano anche messo in evidenza, citando un report di Nomura, che nel caso in cui la Bce non avesse adottato alcun provvedimento immediato, la tensione sarebbe immediatamente riesplosa sui mercati (Draghi è con le spalle al muro, cosa farà la Bce). Ed è proprio questo ciò che è avvenuto oggi a Piazza Affari, sulle altre borse europee e anche sul fronte dei titoli di stato. Il grafico relativo all’andamento dei mercati sotto questo punto di vista è emblematico. Milano infatti è priva volata a +2%, non appena Draghi ha aperto la strada a “misure non convenzionali” e all’acquisto di bond sul mercato da parte della Bce e poi, nel giro di pochi minuti, è subito sprofondata a -3% non appena si è capito che queste misure, tanto attese dal mercato, non sarebbero arrivate prima di alcune settimane, una volta finito il lavoro dei comitati chiamati a determinare i meccanismi di funzionamento di questi interventi. Insomma nell’immediato la Bce non ha nulla da offrire, se non sempre i soliti discorsi e i mercati lo hanno compreso benissimo, come dimostra la pioggia di vendite che si è scatenata sull’Ftse Mib ma anche l’allargamento dello spread Btp Bund (Crolla Piazza Affari, raffica di sospensioni dopo parole Draghi).  

La Bce lascia le questioni spinose alla politica

La situazione è ulteriormente peggiorata non appena Draghi ha ricordato che la Bce non può in nessun modo sostituirsi ai Governi dei singoli Stati, e che questi ultimi devono attivarsi con i meccanismi che hanno ideato come l’Efsf e l’Esm per consolidare i propri bilanci pubblici e per portare a compimento le riforme necessarie. La stessa discussione sulla licenza bancaria all’ESM è stata bollata da Draghi come sorprendete poichè è chiaro, ha detto il numero uno dell’Eurotower, che nella sua attuale configurazione l’ESM non può avere una licenza bancaria e che, per averla, sarebbe necessario un intervento dei governi. Una volta dotato l’ESM di licenza bancaria, la Bce potrà poi decidere se riconoscere il fondo permanente come controparte adeguata. Un modo elegante per rigettare la palla alla politica nella più totale consapevolezza che la politica europea stessa è troppo divisa per giungere a soluzioni condivise su questo punto. Il gelo che è piombato sui mercati non è venuto meno neppure dopo le solite rassicurazioni fornite da Draghi sulla irreversibilità dell’Euro e sulla validità degli impegni assunti nel discorso di Londra. Le parole del numero uno della Bce su questi punti sono risultate quasi vuote e inutili dinanzi a una evidenza dei fatti che vede il governatore Draghi ripetere da molte settimane la necessità interventi per salvare l’Eurozona senza alcun atto concreto. La stessa mossa di oggi, annunciare misure concrete e delegare a gruppi creati ad hoc l’attuazione delle stesse, si è rivelata, come era facilmente intuibile, un boomerang. E il mercato ha presentato il suo conto.  

Le pressioni dei tedeschi

Non è dato sapere cosa sia avvenuto nel board della Bce ma dalle parole di Draghi (“sono note le posizioni tedesche sull’acquisto di bond da parte della Bce”) si può facilmente intuire che quella di oggi non è stata una riunione semplice e le stesse parole conclusive del discorso di Draghi sembrano una sorta di tentativo di non scontentare nessuno, lasciando tutto come invariato. E’ per lanciare un messaggio conciliante ai tedeschi infatti che Draghi ha ribadito che la Bce non uscirà dal suo mandato e sarà la guardiana dei prezzi. Mentre è per lanciare un messaggio ai mercato che Draghi ha aperto la porta all’acquisto di bond da parte della Bce, ma non ora.  

Cosa ha dimostrato la giornata odierna

A conti fatti quindi l’attesissimo board della Bce si è chiuso nel modo peggiore possibile. La Banca Centrale Europea sembra palesemente divisa al suo interno e, incapace a forzare i tempi, chiama in causa i governi a loro volta divisi e in costante ritardo. Questo sembra essere lo stato attuale dell’Europa.  

I numeri di fine giornata

Le dimensioni della drammatica seduta di oggi sono fornite dai numeri di chiusura della giornata, con lo spread Btp Bund arrivato a 507 punti base, dopo essere calato, questa mattina, sulle ali della speranza a 434 pb, e l’Ftse MIb in calo del 4,64%. Tra i titoli maggiormente colpiti dalle vendite ci sono stati i bancari con  Banca Popolare di Milano a -9,69% a 0,332 euro, Mediobanca in flessione del 9,36% a 2,556 euro, Ubi Banca in calo del 9,22% a 2,146 euro, Monte dei Paschi -l?8,01%, Banco Popolare a – l?8,83%. Forti perdite anche per Telecom Italia (-6,69%), dopo una buona mattinata in scia agli ottimi risultati semestrali (Semestrale Telecom Italia: ritorna l’utile, ricavi a +3,1%). Analogo discorso per Generali che ha perso 6,43% a 9,61 euro dopo aver festeggiato i risultati del primo semestre (Semestrale Generali: aumenta l’utile, forte impatto del terremoto in Emilia).        

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Argomenti: Crisi Euro

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