“Draghi salvò l’euro, i politici che hanno fatto?”, l’accusa al governo tedesco

Germania divisa sulle critiche alla BCE di Mario Draghi, ma il fronte conservatore è stanco dell'ipocrisia del governo tedesco.

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Germania divisa sulle critiche alla BCE di Mario Draghi, ma il fronte conservatore è stanco dell'ipocrisia del governo tedesco.

Continuano le polemiche in Germania sulle dichiarazioni del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, contro il governatore della BCE, Mario Draghi, accusato di essere responsabile dell’avanzata degli euro-scettici nel paese. Per la prima volta da quando l’italiano siede sulla poltrona più alta di Francoforte, la stampa tedesca si divide seriamente e dibatte sulle reali responsabilità dell’istituto e dei politici, in merito alla crisi dell’Eurozona.

Il Financial Times ha definito Schaeuble uno “sconsiderato”, giudicando del tutto fuori luogo il suo attacco al governatore centrale. Non si è fatta attendere la replica dell’edizione in lingua inglese di Handelsblatt, quotidiano economico vicino ai conservatori della cancelliera, che ha ricordato ai colleghi britannici come siano soliti intromettersi negli affari della BCE, pur essendo loro esterni all’Eurozona, rimproverando loro di essere guidati nei giudizi più dalla difesa dell’interesse nazionale che dall’analisi dei fatti.

La replica del FAZ a Schaeuble

Ma il mondo conservatore appare diviso, o meglio, si è stancato del rituale stanco di un governo di Berlino formalmente contrario alla politica monetaria della BCE, ma che nei fatti ne avalla ogni decisione. A tale proposito è eloquente un articolo di quest’oggi del Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), a firma di Holger Steltzner, il cui titolo è su per giù traducibile con “Dov’era Schaeuble, quando accadeva?”. Nell’articolo, il giornalista appare piuttosto critico contro le posizioni espresse dal ministro, non già perché in sé errate, ma perché gli si rimprovera un sostanziale immobilismo da parte della politica europea, mentre la BCE ha agito, arrivando a salvare l’euro. Nel pezzo, il giornalista si chiede: “Chi ha voluto tassi sempre più bassi su debiti sempre più alti?”. Ma non è tutto, perché traspare tra le righe un’accusa ben più pesante a Schaeuble e al governo intero, ovvero di ipocrisia.      

Dov’è stata Berlino sinora?

Steltzner ricorda, infatti, che mentre il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, portava la questione degli interventi della BCE davanti ai giudici costituzionali di Karlsruhe, l’esecutivo tedesco stava dall’altra parte nei processi, ovvero difendeva l’operato di Francoforte dalle critiche sul piano giuridico. Vero è, ricorda, che stando a Blackrock, un giovani di 35 anni di oggi dovrebbe risparmiare tre volte tanto per accumulare le stesse risorse di prima per la vecchiaia (a causa degli infimi rendimenti vigenti sui mercati, conseguenza proprio delle misure della BCE), ma avverte che le politiche monetarie errate possono essere corrette, mentre una volta intaccata l’autonomia della BCE, è difficile tornare indietro.

Svelata l’ipocrisia del governo tedesco ad oggi

E, infine, chiosa: chi ha sprecato il tempo concesso dalla politica monetaria senza fare le riforme sollecitate da Draghi, costringendolo a promettere interventi sempre più massicci per concedere loro ulteriore tempo? Verrebbe da dire che le critiche al vetriolo di Schaeuble hanno sortito l’effetto opposto di compattare il fronte pro-Draghi nel difficile campo tedesco. Ciò appare vero solo in parte, perché in Germania non sembra esserci un reale sostegno alle posizioni del governatore, quanto la convinzione che Berlino non possa metterne a repentaglio l’autonomia e non può limitarsi a criticarne l’operato, quando sul piano politico sembra fare di tutto per legittimarlo.

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