Draghi rassicura i mercati: tassi BCE bassi a lungo. Patata bollente al successore?

Nessun rialzo immediato dei tassi, la BCE monitora l'inflazione. Il governatore Mario Draghi potrebbe lasciare l'avvio della stretta al successore, ma a chi?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Nessun rialzo immediato dei tassi, la BCE monitora l'inflazione. Il governatore Mario Draghi potrebbe lasciare l'avvio della stretta al successore, ma a chi?

L’inflazione nell’Eurozona starebbe tendendo all’obiettivo della BCE e la fiducia sul raggiungimento del target (“vicino, ma di poco inferiore al 2%”) si è rafforzata rispetto al passato. Tuttavia, l’istituto ha la necessità di verificare che le dinamiche sui prezzi si muovano nella giusta direzione. La politica monetaria resterà “paziente, persistente e prudente”. Sono le parole pronunciate oggi dal governatore Mario Draghi, che ha espressamente rassicurato i mercati sul fatto che i tassi nell’area rimarranno ancora bassi a lungo. Giovedì scorso, nel comunicato ufficiale post-board è stata eliminata una parte della frase utilizzata in questi anni come “forward guidance”, non essendo stato rinnovato l’impegno di potenziare gli acquisti di assets con il “quantitative easing”, nel caso in cui si rendesse necessario. Analisti e investitori hanno colto in questo mutamento la conferma che gli stimoli monetari stiano volgendo al termine e che la BCE si accinga a varare la sua prima stretta dal 2011.

Adesso, Draghi ci spiega che il rialzo dei tassi non avverrà così presto (“i tassi rimarranno al livello attuale ben oltre la fine degli stimoli”) e che, in ogni caso, la stretta sarà così graduale, che il livello dei tassi nell’Eurozona resterà basso a lungo. Tuttavia, nella stessa conferenza in cui ha parlato Draghi, il suo capo-economista Peter Praet ha precisato che quel “ben oltre” indicato nei comunicati ufficiali dovrà presto essere meglio chiarito e calibrato, al fine di fornire ai mercati informazioni sufficienti per far sì che l’inflazione rimanga su un percorso di aggiustamento sostenuto.

Il segnale (negativo) che Draghi ha inviato a grillini e leghisti

Che cosa significa tutto ciò? La BCE non ha fretta di alzare i tassi e lo farà dopo che sarà passato un po’ di tempo dalla cessazione degli acquisti di assets con il QE. Quanto tempo? Non è specificato e i “falchi” dentro l’istituto vorrebbero che fosse il minore possibile e premerebbero per spingere il board a fornire ulteriori dettagli a tale riguardo, temendo altrimenti un’eccessiva discrezionalità del governatore e della sua maggioranza nel decidere i tempi. Insomma, essi vorrebbero un impegno quasi scritto sulla tempistica per il rialzo dei tassi. Al contrario, Draghi, il cui mandato scade alla fine di ottobre dell’anno prossimo, presumibilmente vorrebbe lasciare la patata bollente della stretta al suo successore, anche al costo di passare alla storia come il governatore che non ebbe mai modo di alzare i tassi durante il suo mandato di ben 8 anni.

Tempi della stretta BCE non scontati

Del resto, ha dalla sua i segnali che sono arrivati ultimamente dagli USA, dove a fronte di un tasso di disoccupazione sceso al 4,1%, l’inflazione è salita al target (2,2% a febbraio), ma senza brusche accelerazioni e dopo il dato di gennaio sulla crescita dei salari orari americani apparentemente “hawkish”, a febbraio si è registrata una decelerazione su base annua. In pratica, non è detto che la Federal Reserve sia costretta ad alzare i tassi più velocemente di quanto previsto nei prossimi mesi e questo renderebbe la politica monetaria dell’Eurozona relativamente meno accomodante di quanto temuto. In altre parole, se nemmeno la Fed dovesse correre ad alzare i tassi, pur agendo all’interno di un’economia in piena occupazione, perché dovrebbe farlo la BCE, che ha a che fare ancora con una disoccupazione più che doppia dei livelli americani e con una crescita diffusa nell’area, ma non sufficiente in parte di essa a garantire la creazione di posti di lavoro, precondizione percepita per fare crescere i salari e i prezzi?

Più passano i mesi senza che Francoforte segnali di volere alzare i tassi da qui a 18 mesi, maggiore la probabilità che spetti al dopo Draghi avviare la stretta. E l’incertezza dei mercati sul tema tenderà a salire, dato che non sappiamo chi prenderà il posto dell’italiano e come si comporterà, una volta assunta la presidenza. Davvero il tedesco Jens Weidmann sarebbe così “falco” da numero uno della BCE? E siamo sicuri che sarà un tedesco a guidare l’istituto dopo Draghi?

Perché è stato Draghi ad avere aiutato a vincere il Movimento 5 Stelle

Tutto può essere, infatti, anche che la cancelliera Angela Merkel punti ad assumere le redini politiche della UE con un piglio più decisionista rispetto ad oggi, tenuto conto dell’esito elettorale italiano disastroso per l’europeismo, cedendo ai francesi la guida della BCE, riservando ai tedeschi quella della Commissione. Non uno scenario facile in sé, visto che francese è stato il predecessore di Draghi, Jean-Claude Trichet. Da qui a 2 anni, però, sono numerose le cariche europee da rinnovare e ciò alimenterà l’incertezza tra gli investitori sul futuro di Francoforte, perché una cosa sarebbe che la stretta fosse avviata e gestita da un tedesco, un’altra che fosse una “colomba” a farlo.

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Argomenti: Bce, Crisi Eurozona, Economia Europa, Mario Draghi, quantitative easing, stimoli monetari