Draghi presidente dopo Mattarella? Il “why not?” di Salvini avvicina le elezioni

Mario Draghi al Quirinale e Matteo Salvini a Palazzo Chigi. Sarebbe questo lo scenario a prendere forma dopo la sempre più probabile caduta del governo Conte-bis. E con il "why not" del leghista, le elezioni anticipate sono più vicine.

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Mario Draghi al Quirinale e Matteo Salvini a Palazzo Chigi. Sarebbe questo lo scenario a prendere forma dopo la sempre più probabile caduta del governo Conte-bis. E con il

Nemmeno il tempo di disfare le valigie dopo l’addio a Francoforte, che il nome di Mario Draghi viene tirato in ballo insistentemente per un suo possibile futuro politico in Italia. Egli stesso non ebbe a smentire un simile scenario all’ultima conferenza stampa come governatore della BCE di due settimane fa, quando gli fu chiesto proprio se fosse interessato a spendersi politicamente nel nostro Paese.

Ma la grossa novità è arrivata mercoledì sera, quando nel programma di Mario Giordano su Rete 4 è stato chiesto a Matteo Salvini se vedrebbe bene Draghi al Quirinale. La sua risposta è stata tra il diplomatico e l’ammiccante: “why not?”, “perché no?”.

Europa e Chiesa aprono a Salvini, elezioni anticipate in vista?

Queste due parole cambiano tutto, sembrano un po’ una riedizione del “whatever it takes” di draghiana memoria. Sinora, Salvini ha sempre osteggiato il nome dell’ex governatore per Palazzo Chigi, mentre qualche giorno fa era stato il suo braccio destro Giancarlo Giorgetti a dichiarare che lo avrebbe visto bene per il Quirinale, ossia come successore di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica.

E guarda caso, poco dopo Salvini ha annunciato che, in caso di vittoria del centro-destra alle prossime elezioni politiche, Giorgetti sarebbe nominato ministro dell’Economia. Quale sarebbe il senso di questo riposizionamento della Lega? L’ex ministro dell’Interno ambisce ad entrare quanto prima a Palazzo Chigi, a succedere a Giuseppe Conte. Sa che per farlo dovrà ottenere elezioni anticipate, le quali ad oggi sono state impedite dalla “santa” alleanza tra Movimento 5 Stelle e PD per evitare proprio che Salvini diventi capo di un governo “euro-scettico” e disponga a sua volta della maggioranza in Parlamento per mandare al Quirinale una figura ostile all’Unione Europea. A quel punto, in Italia le voci europeiste diverrebbero minoritarie anche nelle alte sfere istituzionali.

Cade il muro anti-Salvini in UE

Accettando pubblicamente l’ipotesi Draghi al Quirinale, Salvini fa cadere quel muro di resistenza che ancora gli si frappone sulla via per tornare al governo, entrandovi dal portone principale.

Europa e mercati verrebbero rassicurati in un colpo solo sul tasso di “europeismo” del suo eventuale esecutivo. Insomma, dopo Mattarella non ci sarebbe un presidente anti-UE e gli stessi passi di Salvini come premier andrebbero nella direzione di riappacificarsi con le istituzioni comunitarie. Un ulteriore passo verrebbe compiuto con l’ingresso della Lega nel Partito Popolare Europeo, lo stesso della cancelliera Angela Merkel. In esso convivono anime tra loro molto diverse, che vanno dalla CDU tedesca al partito euro-scettico del premier ungherese Viktor Orban, amico proprio di Salvini.

Il piano di Salvini per mandare a casa il governo, con l’aiuto di Di Maio?

Il leader leghista sa che non potrà permettersi di replicare il disastro sui mercati arrivato con la nascita del governo “giallo-verde” di un anno e mezzo fa. I mercati finanziari saranno pure brutti e cattivi, ma sono ossigeno per l’economia e i conti pubblici. Meglio averli dalla propria parte e non contro. E con Bruxelles va impostato un confronto dialettico, ma senza minacce di rottura in stile Brexit o che facciano intravedere fantomatiche uscite dall’euro. E, infatti, poche settimane fa è stato lo stesso Salvini, in un’intervista a Il Foglio, ad avere spiegato una volta per tutte che la Lega non ha alcuna intenzione di portare l’Italia fuori dall’Eurozona.

Si va componendo con il passare delle settimane un puzzle molto diverso da quello che si era formato fino alla caduta del primo governo Conte e che vedeva la figura di Salvini incarnare senza tentennamenti gli atteggiamenti del politico ostile all’establishment europeo. Questo avvicina le elezioni anticipate, che sarebbero molto probabili nel caso in cui il Conte-bis non reggesse all’eventuale sconfitta dei partiti della maggioranza alle regionali in Emilia-Romagna o forse in Calabria. Se la Lega accetta persino di avere come massimo rappresentante delle istituzioni italiane un esponente dell’europeismo senza se e senza ma, non ha più senso osteggiare gli ampi consensi elettorali di cui gode in Italia, che anzi verrebbero ricondotti su un canale dialogante con l’Europa.

E da Chiesa e UE sono già arrivate aperture su Salvini.

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  • Giargia ha detto:

    Poveri noi!!! Sarà la fine della democrazia

  • mikepz ha detto:

    sempre se poi, in sede di votazione, non voterà nordio 😉

  • mikepz ha detto:

    perché, tu ci credi?

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