Draghi premier, legge elettorale e amministrative: perché Renzi rischia di finire male

Da patto di ferro ad accordo ballerino sulla legge elettorale sul modello proporzionale. Beppe Grillo tentenna e Silvio Berlusconi potrebbe tendere una trappola a Matteo Renzi.

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Da patto di ferro ad accordo ballerino sulla legge elettorale sul modello proporzionale. Beppe Grillo tentenna e Silvio Berlusconi potrebbe tendere una trappola a Matteo Renzi.

“Mario Draghi sarebbe un ottimo premier, anche se non penso che voglia lasciare il suo incarico alla BCE”. Parole di Silvio Berlusconi, proferite nel corso di un’intervista al Quotidiano Nazionale. Non è la prima volta che l’ex premier faccia endorsement in favore di colui, che con orgoglio rivendica di avere nominato a capo della banca centrale europea nel 2011.

L’obiettivo di questo corteggiamento non sembra difficile capirlo: mettersi in serio gioco dopo le prossime elezioni politiche, confidando che il PD non sarà in grado di vincerle e Matteo Renzi non entrerà a Palazzo Chigi.

Se ad oggi il patto a quattro tra i leader di PD, Forza Italia, Lega Nord e Movimento 5 Stelle viene percepito quale un Nazareno-bis benedetto per convenienze elettorali da grillini e Carroccio, potrebbe esservi una spiegazione alternativa a quanto stia avvenendo in queste ultime settimane. Che non sia in atto una trappola per mettere Renzi nel sacco e neutralizzarlo in vista delle elezioni, che si terrebbero alla scadenza naturale della legislatura? (Leggi anche: Il ritorno al proporzionale è la vendetta di Berlusconi contro la sinistra)

Il fattore Grillo

Iniziamo con Beppe Grillo, che per questo fine settimana, in coincidenza con le elezioni amministrative, ha deciso di riaprire il voto online proposto ai militanti sulla legge elettorale, che egli stesso ha definito essere una “che non si capisce”, dopo averla pubblicamente avallata e difesa dagli attacchi interni al suo movimento. Semplice strategia della visibilità, mentre 9 milioni di italiani votano per rinnovare i consigli comunali? Può darsi, ma può anche essere che i 5 stelle si tirino indietro alla prova dei fatti, restringendo il consenso necessario per approvare la riforma elettorale. (Leggi anche: Renzi contro Grillo, scontro sulla democrazia)

L’esito delle amministrative sarà importante per capire in quale direzione andrà la legislatura in questi ultimi mesi. Un risultato negativo per il PD potrebbe indebolire la posizione del segretario, già poco gradita dall’ala sinistra che fa capo al ministro della Giustizia, Andrea Orlando. A quel punto, Berlusconi potrebbe fare asse proprio con i malpancisti dem e trattare per elezioni a fine legislatura.

E se, invece, Renzi insistesse e ottenesse di andare al voto già a settembre-ottobre? Le probabilità che il suo PD conquisti la maggioranza assoluta dei seggi non sembrano elevate, ragione per cui s’ipotizza da tempo una possibile convergenza con Forza Italia, che dia origine a un governo di larghe intese. Questo, se andasse bene a tutti i deputati e senatori di entrambi i partiti, cosa che non è.

L’asso Draghi di Berlusconi

Cosa accadrebbe se Berlusconi, dopo avere concesso le urne subito a Renzi, non lo appoggiasse per la formazione di un nuovo governo con lui a capo? I mercati ci tuonerebbero contro, timorosi dell’incapacità politica di varare la legge di Stabilità in tempo per entrare in vigore dall’1 gennaio prossimo, quando scatterebbero automaticamente aumenti dell’IVA per 20 miliardi, creando profondi malumori tra famiglie e imprese commerciali. (Leggi anche: Clausole di salvaguardia un cappio al collo dei contribuenti)

A quel punto, il leader azzurro potrebbe giocarsi la carta della figura istituzionale, alla quale nessun partito di governo riuscirebbe a dire no, specie in emergenza politico-finanziaria: Mario Draghi. Non è detto affatto che questi accetterebbe di scendere nell’arena politica italiana, memore della brutta fine fatta da Mario Monti, che dopo poco più di un anno di governo è entrato nel dimenticatoio e reso responsabile dai suoi stessi ex sostenitori di ogni andamento macroeconomico negativo, nonché di ogni misura impopolare.

La scommessa di Berlusconi

Se su pressione della Germania, che anela a una successione tedesca per la guida della BCE, egli accettasse, Berlusconi avrebbe ottenuto il suo più importante successo politico degli ultimi anni, facendo subire all’interlocutore un governo tecnico, così come egli fu costretto a subirlo a sua volta nel novembre del 2011, all’epoca della crisi dello spread. (Leggi anche: Germania e Francia litigano sul dopo Draghi e sperano nel governo tecnico)

Mario Draghi premier segnerebbe probabilmente la fine politica di Renzi, garantirebbe al centro-destra il tempo di riorganizzarsi più razionalmente, anche se la coalizione entrerebbe in una nuova fase di fibrillazioni tra un Matteo Salvini e una Giorgia Meloni verosimilmente contrari al governo del governatore e un Berlusconi quale azionista principale di quest’ultimo.

Ma a Silvio di Salvini non può fregare di meno, aspettando solo che le sue percentuali si sgonfino e che Forza Italia torni ad essere il perno su cui fare ruotare una nuova coalizione. Se per giungere all’obiettivo servirà cambiare ancora una volta la legge elettorale, ben venga. Tanto, che l’Italia abbia una democrazia tendente più al modello sudamericano che non occidentale è cosa assodata.

 

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