Draghi nella trappola della politica italiana, capirà presto che è stato più facile guidare la BCE

Il premier incaricato alle ultime ore di consultazioni. I veti incrociati non depongono a favore di uno scenario rassicurante nei prossimi mesi.

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Queste sono le ultime ore di consultazioni con le forze politiche presenti in Parlamento per Mario Draghi. Il premier incaricato dovrà tirare le somme a partire da questo pomeriggio, dopo che avrà incontrato le delegazioni di Lega e Movimento 5 Stelle. Diciamo la verità: il compito che gli ha affidato il presidente Sergio Mattarella è molto pesante. Indubbie le qualità e la caratura internazionale del personaggio, semplicemente sta già trovandosi a interfacciarsi con un Parlamento che di serio ha solo la volontà di salvaguardarsi le poltrone. Tra qualche settimana, se non prima, l’ex governatore della BCE inizierà a capire che aver guidato il board di Francoforte sia stato molto più facile di gestire questa banda di uomini e donne senza pudore e il senso della parola data.

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Le sue doti di mediazione sono note da quando è riuscito a mettere d’accordo “falchi” e “colombe” all’Eurotower, in rappresentanza di ben 19 economie e interessi nazionali diversi. Ma c’è una differenza tra la politica italiana e la politica monetaria dell’Eurozona. La seconda è razionale, cioè si fonda sulle mosse di banchieri centrali con visioni diverse tra loro, ma coerenti e prevedibili. La prima è affollata da personaggi da operetta, i quali si giurano odio eterno il giorno prima e quello successivo siglano accordi tra loro senza troppe giustificazioni. Prevederne le mosse e anche solo le tattiche di brevissimo termine è diventato impossibile.

Parliamoci chiaramente. Il PD di Nicola Zingaretti è uscito sconfitto dalla crisi del governo Conte-bis. In primis, perché vi aveva investito capitale politico per arrivare fino a fine legislatura ed eleggersi un “suo” presidente della Repubblica. Secondariamente, perché ha subito lo scacco matto di Matteo Renzi, che ha rovesciato il tavolo dell’alleanza per punire “grillini” ed ex compagni di partito e rilanciarsi sul piano mediatico. A questo punto, il Nazareno punta di intestarsi il governo Draghi come se fosse il suo e sta cercando di convincere l’M5S a sostenerlo, altrimenti si ritroverebbe alleato da solo con la Lega di Matteo Salvini o, anche peggio, catapultato alle elezioni anticipate.

Il suo migliore risultato sarebbe se riuscisse ad escludere il Carroccio dall’esecutivo, facendo passare quest’ultima come una propria creatura.

Per Draghi il peggio arriverà con la fiducia ampia

I grillini non vorrebbero mai e poi mai sostenere l’uomo che più di ogni altro in Europa hanno attaccato per raccattare consenso tra il fronte euro-scettico in Italia. Ma non hanno alternative. Se dicessero di “no”, i leghisti probabilmente coglierebbero la palla al balzo per precipitare l’Italia alle urne subito, non essendovi i numeri senza di loro. E anche la Lega è costretta ad accettare Draghi premier, altrimenti si troverebbe all’opposizione e, soprattutto, emarginata in Europa per quando dovesse tornare al governo a capo di un’alleanza di centro-destra.

Forza Italia finge di accettare Draghi per comunanza di idee, ma il suo unico obiettivo consiste nell’allungare il brodo della legislatura e sperare di recuperare nel frattempo consenso rispetto agli alleati. Fratelli d’Italia, infine, si pone fuori da giochi per capitalizzare il consenso che probabilmente gli arriverà dall’elettorato di centro-destra ostile al governo semi-tecnico, così da scavalcare Salvini. Il punto è che Giorgia Meloni, così facendo, non si sta creando certo un buon viatico per arrivare a Palazzo Chigi in condizioni agevoli per le relazioni europee.

PD e Leu pongono veti contro la presenza della Lega nel governo, mentre Renzi no. E a sua volta, Salvini chiede a Draghi di scegliere tra le sue proposte e quelle dei grillini, un modo per non perdere la faccia dopo l’ultimo anno e mezzo trascorso con i due partiti ad insultarsi e a recriminare sulla fine del primo governo Conte.

Di comprensibile c’è solo che ogni partito stia cercando di sfruttare la figura di Draghi per traghettarsi al meglio fino alle prossime elezioni. Il via libera ampio che il premier incaricato otterrà sarà il suo più grosso limite. Tutti gli staranno a fianco per non restare indietro e ognuno cercherà di prevalere sugli altri con bordate e uno stillicidio di dichiarazioni quotidiani. Il peggio sarà dal 6 agosto, quando con l’inizio del semestre bianco Mattarella non potrà sciogliere le Camere e tutti i partiti si sentiranno finalmente liberi di perseguire il proprio interesse senza più la paura delle elezioni anticipate imminenti. E se il governo sarà tecnico-politico, i resoconti dei Consigli dei ministri rischiano di trasformarsi in bollettini da guerra. Vi immaginate un leghista, un grillino e un piddino seduti fianco a fianco a mettersi d’accordo su un provvedimento? Come quella barzelletta di “c’era un italiano, un tedesco e un francese …”.

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