Draghi e l’uscita dal QE: ecco perché oggi sarà molto cauto negli USA

Mario Draghi dovrebbe restare abbastanza "colomba" oggi dagli USA. La prospettiva di un taglio degli stimoli monetari della BCE non sarebbe così immediata.

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Mario Draghi dovrebbe restare abbastanza

Mario Draghi parlerà alle ore 13.00 nel Wyoming, quando in Italia saranno le 21.00 e dopo la collega Janet Yellen, a capo della Federal Reserve. Dal simposio delle banche centrali a Jackson Hole, il governatore della BCE avrà l’arduo compito di sottolineare i successi della sua politica monetaria per l’Eurozona nel contrastare i rischi di deflazione e nel ravvivare la crescita, ma allo stesso tempo non dovrà mostrarsi troppo compiaciuto al punto di fare prevedere una fine imminente del “quantitative easing”, il piano di acquisto di assets per 60 miliardi al mese.

Quest’anno, il cambio euro-dollaro si è rafforzato del 12%, salendo a 1,18, performando meglio delle altre principali divise contro il biglietto verde. Gli stessi rendimenti dei titoli di stato sono cresciuti, con il decennale tedesco ad avere finanche triplicato i suoi livelli a luglio rispetto a quelli di inizio anno, salvo ripiegare nelle ultime settimane al di sotto dello 0,40%. (Leggi anche: Super-euro fa sorridere Draghi, ecco perché a settembre non sarà “tapering”)

Bene crescita, ma inflazione bassa

Draghi può confidare su una fase abbastanza positiva per l’economia nell’area, con il pil ad essere cresciuto del 2,2% su base annua nel secondo trimestre e – cosa forse anche più importante – la ripresa sta finalmente attecchendo un po’ ovunque, diventando generale e non riguardando più un solo nucleo di paesi.

La stessa disoccupazione è scesa sotto il 10% e ai minimi dal 2009, segno che starebbe riprendendosi anche il mercato del lavoro. Tuttavia, l’inflazione non si scalda e a giugno e luglio è scesa all’1,3% annuo, un livello considerevolmente più basso del target fissato dalla BCE, che è di poco inferiore al 2%. Un euro più forte impatta negativamente sui prezzi, rendendo meno costosi i beni importati. Se, poi, il cambio euro-dollaro salisse stabilmente sopra 1,20, gli analisti avvertono sul rischio che venga intaccata la stessa crescita economica nell’Eurozona.

Per questo, Draghi non potrà permettersi oggi di apparire un “falco”, ma dovrà mostrarsi prudente, anche perché è più importante che mai che qualcosa non vada storto da qui ai prossimi mesi.

Il 24 settembre si vota in Germania, dove la vittoria della cancelliera Angela Merkel non è in dubbio, semmai si tratterà di verificarne le dimensioni. Entro febbraio-marzo 2018, tornerà alle urne anche l’Italia e qui non solo non vi è idea con quale legge elettorale lo faccia, ma nemmeno chi possa andare al governo. (Leggi anche: Quantitative easing, perché gli stimoli della BCE di Draghi non finiranno presto)

Rebus elezioni in Italia

Da qui alle elezioni politiche italiane, Francoforte dovrà assicurarsi che sui mercati finanziari regni la calma assoluta, rischiandosi altrimenti di alimentare ulteriore consenso per le formazioni euro-scettiche. Un’altra crisi dello spread non sarebbe sostenibile per l’Italia, che proprio in questi mesi sta tornando a crescere sopra l’1% all’anno per la prima volta dal 2010. E abbiamo già visto quanto il differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi tenda ad allargarsi sulle prospettive di un rialzo prossimo dei tassi. A giugno, era arrivato fin sopra i 200 punti base per la scadenza decennale.

D’altra parte, se stasera Draghi non spingerà sull’acceleratore del “tapering”, il cambio euro-dollaro ripiegherà e i rendimenti dei titoli di stato tenderanno a ridursi nelle prossime sedute, scontando una probabilità più bassa che il QE venga tagliato drasticamente dopo la fine dell’anno. Molto dipende, però, da quanto avrà detto prima anche la Yellen, perché è probabile che la stessa Fed si mostri relativamente “colomba”, allontanando la prospettiva di un rialzo immediato dei tassi USA o facendo presente che la stretta procederà a ritmi lenti.

Ecco, quindi, che Draghi non dovrebbe fare accenno esplicito alle prossime mosse della BCE, ma semmai potrebbe evidenziare nel suo discorso quanto importante sia per la crescita l’accomodamento monetario delle banche centrali, dopo che dalla cittadina tedesca di Lindau, mercoledì, ha già chiarito come dal 2008 si sia reso necessario un cambiamento paradigmatico per adeguarsi alla nuova realtà. La Bundesbank è stata avvertita. (Leggi anche: Perché Draghi dovrebbe restare “dovish”)

 

 

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