Draghi lascerà la BCE a gennaio senza il QE? Ecco perché tornerebbe in Italia

Mario Draghi potrebbe dimettersi da governatore della BCE a gennaio, se il suo QE non fosse approvato dal board. In cambio, sarebbe candidato in Italia per il Quirinale. Tuttavia, i rischi che una tale scelta comporta sarebbero alti.

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Su The Fiscal Times, Patrick Smith da rilievo a quella che fino a pochi giorni fa appariva semplicemente come un’indiscrezione senza prove, una boutade, ma che col passare delle settimane starebbe prendendo piede: Mario Draghi potrebbe dimettersi da governatore della BCE a gennaio, nel caso in cui considerasse persa la sua battaglia contro la Bundesbank sul “quantitative easing”. Le presunte dimissioni di Draghi da Francoforte s’intreccerebbero con la partita politica che si giocherà a Roma proprio nella seconda metà di gennaio, quando il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dovrebbe dimettersi dalla carica per aprire la strada all’elezione del suo successore. E proprio il 22 gennaio si terrà il prossimo board della BCE, in cui il governatore avrebbe finalmente un’idea solida sulle reali prospettive che il QE possa ottenere il via libera o meno.   APPROFONDISCI – Contro il rischio Troika spuntano i nomi di Draghi, Padoan e Amato per il Quirinale     Se così non fosse, Draghi potrebbe accettare la proposta che gli arriverebbe da settori politici e istituzionali italiani (l’ex premier Silvio Berlusconi ha aperto ufficialmente sul suo nome) per una sua elezione a capo dello stato.

Le resistenze della Germania

Questa ricostruzione, che dovrà essere provata, implica che Draghi getterà la spugna, riconoscendo di avere già fatto tutto il possibile a capo della BCE e di non potere più varare i nuovi stimoli monetari, avversati duramente dal governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, e dall’altro membro tedesco del board, Sabine Lautenschlaeger, che in questo fine settimana hanno voluto ribadire la loro contrarietà in interviste concesse a Figaro e Repubblica. Contro il QE, in realtà, sono schierati anche diversi altri banchieri centrali del Nord Europa, nonché il francese Benoit Coueré. E gli stessi membri dell’Europa del Sud, come Spagna e Portogallo, non vedrebbero di buon occhio gli acquisti di titoli di stato da parte della BCE, considerandoli un regalo di Draghi alla sola Italia, dopo che essi hanno dovuto fare notevoli sacrifici per risanare i loro bilanci pubblici.   APPROFONDISCI – Draghi chiederà il QE a gennaio. I dati sui prestiti Tltro sono preoccupanti   Draghi potrebbe rompere gli indugi, se accanto a queste considerazioni dovessero emergere altre difficoltà specifiche in Italia, che nelle prossime settimane rischia di subire gli effetti negativi sia della probabile crisi politica in Grecia, con lo scioglimento del Parlamento e le nuove elezioni anticipate, sia delle difficoltà a Roma di trovare un successore concordato di Napolitano e relative anche alla tenuta del governo Renzi, sempre più in difficoltà in Europa e sempre meno convintamente sostenuto dal suo PD.

I pro e i contro

Per evitare un devastante attacco dei mercati finanziari contro il nostro paese, Draghi accetterebbe così di salire al Quirinale, sapendo che la sua persona è ritenuta credibile sul piano internazionale e sui mercati. Certo, la sua eventuale elezioni a presidente della Repubblica non basterebbe da sola ad evitare una crisi politica italiana e la sfiducia degli investitori. Inoltre, a Francoforte potrebbe prendere il suo posto un “falco”, ossia proprio uno degli oppositori al QE, che renderebbe meno facile la vita al governo italiano, aumentando le pressioni su di esso perché vari le riforme e convincendo i mercati che non ci saranno nuovi stimoli monetari, con la conseguenza che i rendimenti dei nostri bond governativi lieviterebbero vistosamente dai minimi storici a cui sono crollati negli ultimi mesi. I pro e i contro di una scelta del genere sarebbero diversi. Non ultimo, i mercati potrebbe considerare il gesto del governatore come l’ammissione di una sconfitta personale e potrebbero giungere a conclusione che l’Eurozona non si regga in piedi, tornando ad attaccare la moneta unica e colpendo i bond dei paesi periferici.

Insomma, non sarebbe una scelta a cuor leggero per Draghi.   APPROFONDISCI – La Grecia spaventa sempre più: boom di rendimenti e spread, ecco cosa ci aspetta  

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