Draghi bastona Renzi, che ignora l’ennesimo avvertimento: cosa gli accadrà

Governo Renzi attaccato nuovamente dalla BCE per l'elevato rischio sui nostri conti pubblici e l'uso eccessivo della flessibilità fiscale. Ma Palazzo Chigi replica duramente alle critiche.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Governo Renzi attaccato nuovamente dalla BCE per l'elevato rischio sui nostri conti pubblici e l'uso eccessivo della flessibilità fiscale. Ma Palazzo Chigi replica duramente alle critiche.

Il Bollettino mensile della BCE, pubblicato ieri, è stato un ennesimo schiaffo al governo Renzi. L’Italia è considerata in una posizione a rischio per il suo elevato stock di debito pubblico, insieme a paesi come Irlanda, Portogallo, Belgio, Francia, Spagna, Slovenia e Finlandia. Lo scostamento tra lo stato effettivo dei nostri conti pubblici quest’anno e il percorso di risanamento atteso da Francoforte è stimato nello 0,8% del pil, anche a causa dell’uso della flessibilità concessa dalla UE, che ha innalzato dal 2,2% al 2,4% il target sul deficit. Secondo i funzionari dell’istituto, sia nel 2015 che nel 2016, il nostro paese non sarebbe in grado di rispettare la clausola del debito. Una situazione ancora più grave, considerando che gli stessi prevedono un rallentamento del ritmo di crescita nell’Eurozona.

Ripresa economica potrebbe spegnersi

Teniamo conto che queste considerazioni sono realizzate al netto degli attacchi terroristici di lunedì in Belgio, che certamente non concorrono positivamente al clima per la crescita dell’economia. Anzi, la paura potrebbe essere un nuovo tassello, che alla fine potrebbe rallentare o finanche spegnere la ripresa dell’economia. Dal governo non sono mancate le reazioni stizzite alle parole della BCE. A replicare è stato il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, in verità non proprio un renziano doc, secondo cui l’aumento del debito, nonostante le politiche di risanamento messe in atto in questi anni dall’Italia, proverebbero che il Patto di stabilità sarebbe cosa vecchia.      

Analisi BCE non può essere ignorata

Sarà, ma a Bruxelles, come a Francoforte, non tira aria di “rottamazione” delle regole sottoscritte dai membri dell’Eurozona. La debolezza della UE in questa fase, divenuta ancora più palese con l’allarme terrorismo riesploso in questi giorni, forse induce qualche governo a ipotizzare che sia il momento proficuo per approfittarne per allentare le regole fiscale. Tale aspettativa si sconta con lo spirito di sopravvivenza delle istituzioni comunitarie, che sanno benissimo che un cedimento sul fronte del rispetto dei target sui conti pubblici aumenterebbe il processo di disgregazione dell’area, anziché rafforzarla. L’analisi della BCE è ancora più importante, considerando che proviene dall’istituzione che maggiormente si è prodigata per stimolare la crescita nell’Eurozona, sottoponendosi a dure critiche da parte del fronte germanico del Nord Europa. Azzerando i tassi, Draghi ha consentito a un paese come l’Italia di rifinanziare il suo debito al costo più basso di sempre, nonostante esso sia cresciuto ai massimi storici e fosse nell’occhio del ciclone non più tardi di tre anni fa.

Draghi unico salvatore dell’euro

Se c’è un’istituzione “intoccabile” nell’Eurozona è proprio la BCE, proprio perché nel concreto ha concesso qualcosa a tutti, salvando l’euro nel 2012, quando sembrava spacciato. Il premier Matteo Renzi non potrà fare spallucce, come si è limitato ad oggi a fare con i commissari europei. Gli allarmi sulla sostenibilità del nostro debito si susseguono, senza che a Roma si abbia minimamente accortezza della gravità della situazione. La politica poco lungimirante del governo italiano è ubriaca dei super-stimoli di Draghi, come aveva peraltro avvertito a suo tempo la Bundesbank, che ha da sempre avversato il QE, nella convinzione che si sarebbe tradotto in un disincentivo al risanamento fiscale e alla realizzazione delle riforme.      

Crisi debito non finita, ma nascosta da azioni BCE

Certo, l’Italia è in buona compagnia, dato che il richiamo riguarda anche paesi del calibro di Francia e Spagna, ma il nostro debito è il più elevato in Europa dopo quello della Grecia, in rapporto al pil. Insieme al resto dei cosiddetti “Piigs”, siamo stati noi e non i francesi, tanto per avere memoria dei fatti, ad avere subito l’onta della crisi dello spread. Da allora, tutti i fondamentali dell’Italia sono peggiorati, ma grazie alla BCE abbiamo potuto allontanare lo spettro del default. E’ verosimile, che la crescita del pil dell’Italia sarà decisamente inferiore all’1% e che l’inflazione si manterrà quest’anno nei pressi dello zero. Con questi numeri, il rapporto tra debito e pil non scenderà nemmeno nel 2016, ché ne dicano il premier e il suo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, quest’ultimo il più compiacente nella storia recente ai desiderata di Palazzo Chigi.

Minoranza dem approfitterà del progressivo isolamento del governo?

Il conto alla rovescia per un’eventuale messa in mora del governo Renzi partirebbe solo a maggio, quando la Commissione europea dovrebbe richiamare formalmente l’Italia al rispetto dei target fiscali e qualora le elezioni amministrative sortissero un risultato negativo per il PD. Sappiamo che parte del suo stesso partito non aspetterebbe altro, ma per cercare di dare la spallata al governo deve trovare la forza di appigliarsi a un qualche allarme, che giustifichi il “tradimento”. E potrebbe essere proprio l’incapacità di Renzi di rispondere alle sollecitazioni europee con misure adeguate. Forza Italia aprirebbe a un governo tecnico, vedendo in esso un fattore di indebolimento dell’avversario, che parzialmente coprirebbe il suo stato comatoso. Ma tutto dipenderà dalle urne di primavera.

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Argomenti: Politica