Draghi avverte l’Italia: si prepari al rialzo dei tassi, sui conti pubblici niente follie

La BCE mette in guardia i paesi molto indebitati come l'Italia dall'allentare gli sforzi sul risanamento dei conti pubblici e cita il rischio derivanti dal rialzo dei tassi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La BCE mette in guardia i paesi molto indebitati come l'Italia dall'allentare gli sforzi sul risanamento dei conti pubblici e cita il rischio derivanti dal rialzo dei tassi.

Il Bollettino economico mensile diffuso ieri dalla BCE non poteva essere un avvertimento più chiaro per l’Italia. L’istituto retto da Mario Draghi nota come “i livelli elevati di debito pubblico nell’area dell’euro dovrebbero continuare a scendere” dall’86,7% del 2017 al 79,7% atteso nel 2020. Il miglioramento dei conti pubblici nazionali nell’Eurozona, recita il documento, si deve alle condizioni cicliche, ma anche alla riduzione della spesa per interessi, mentre le misure di consolidamento discrezionali “sono limitate” e complessivamente le politiche di bilancio sono attese neutrali nel triennio 2018-2020. Tuttavia, non sarebbe il momento di allentare gli sforzi, continua, al fine di proseguire nella discesa dei rapporti tra debito/pil degli stati, specie quelli più indebitati, a fronte dei rischi derivanti da possibili episodi di instabilità e da un veloce rialzo dei tassi.

Dunque, si tratta di un chiaro segnale inviato a quei paesi, tra cui l’Italia, che crogiolandosi della discesa della spesa per interessi sul debito, dovuta esclusivamente per la politica monetaria ultra-espansiva, si sarebbero “rilassati” a tal punto da ritenere di poter invocare e attuare politiche fiscali espansive, volte all’aumento della spesa pubblica e/o al taglio delle tasse in deficit.

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L’Italia com’è noto si trova in una fase delicata di transizione verso un nuovo esecutivo, di cui non si conosce ancora la maggioranza a suo sostegno e su cui si cercherà di carpire qualcosa in più in queste ore con l’elezione dei presidenti di Camera e Senato. L’unica certezza è che qualsiasi scenario contemplerà la presenza di almeno uno dei due vincitori delle elezioni politiche del 4 marzo scorso, ovvero di Movimento 5 Stelle e Lega. Entrambi chiedono misure che preoccupano le istituzioni comunitarie, come il reddito di cittadinanza o il disfacimento della legge Fornero, che peserebbero sui conti pubblici italiani per svariati miliardi all’anno.

E proprio ieri, il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, ha chiesto che a Roma vi sia al più presto un governo nel pieno dei poteri, anche se non ha voluto farsi interprete di presunte paure delle cancellerie europee sui futuri scenari politici che si aprirebbero nella terza economia dell’Eurozona, nonché la seconda più indebitata di tutta Europa dopo la Grecia. E al più tardi alla fine dell’anno, la BCE porrà fine agli stimoli monetari noti come “quantitative easing”, azzerando gli acquisti di titoli del debito pubblico nell’area, tra cui BTp, facendone salire i rendimenti, ancor prima che verranno alzati i tassi, verosimilmente da qui a circa 18 mesi o più. Insomma, servono rassicurazioni in questa fase sui conti pubblici. E il Bollettino di ieri è solo il primo di una serie di moniti che verranno.

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Argomenti: Bce, Debito pubblico italiano, Economia Italia

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