Draghi attacca ancora Renzi sul Patto di stabilità e avverte: più riforme con la Troika

In audizione al Parlamento europeo, il governatore della BCE, Mario Draghi, attacca nuovamente la proposta del premier Matteo Renzi di rendere più flessibile il Patto di stabilità. E arriva a minacciare velatamente la Troika.

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Secondo attacco in una settimana all’indirizzo del premier Matteo Renzi. Nonostante questi non sia stato citato nemmeno di striscio nel discorso di Mario Draghi, il governatore della BCE si riferiva certamente a lui ieri, quando all’audizione davanti ai nuovi europarlamentari ha esternato la sua contrarietà alla flessibilità del Patto di stabilità, “che già contiene abbastanza flessibilità”. Non sarebbe questa la strada maestra e unica, spiega, per tornare a crescere. E continua: non mi è chiaro (“ma non sono un politico”) la chimica che tiene insieme la flessibilità e la credibilità. In sostanza, il numero uno di Francoforte ha stroncato la linea del premier Renzi, che in qualità di presidente di turno della UE sta proponendo di rendere più flessibile il Patto di stabilità, quello che impone un tetto massimo del 3% nel rapporto tra deficit e pil e che impone ai governi di tendere verso un rapporto tra debito e pil non superiore del 60%. Non si cresce facendo più spese, ha spiegato Draghi, visto che la crisi è nata proprio da un eccesso di debito.   APPROFONDISCI – Draghi ha un messaggio per Renzi: rispetta il Fiscal Compact. E chiede il super-stato UE   Il governatore ha avvertito che se fosse utilizzata una certa flessibilità nell’applicazione delle regole del Patto, essa dovrebbe presupporre un processo di riforme profonde, con costi ben delineati ed entro una linea chiaramente circoscritta. Insomma, Draghi ha respinto al mittente (Renzi) la proposta di allentare il processo di risanamento dei conti, richiamando tutti a fare le riforme.

Arriva la Troika?

Proprio su quest’ultimo punto, è tornato a chiarire che le riforme sarebbero politicamente più sostenibili, se non fossero lasciate alla competenza dei governi nazionali.

Se una settimana fa, a Londra, ha espresso il convincimento che servirebbe una struttura al di sopra dei governi in Europa per accentrare il processo riformatore, ieri ha sottolineato che i governi che hanno ricevuto l’assistenza della Troika (UE, BCE e FMI) avrebbero riformato di più degli altri. Attenzione, perché si tratta di un passaggio delicatissimo del discorso di Draghi, visto che in questi giorni si vocifera che proprio l’Italia potrebbe essere commissariata dalla Troika, tanto che il premier Renzi si è sentito in dovere di intervenire per smentire. Ma le indiscrezioni esistono e sarebbero frutto di un certo scetticismo in ambito europeo sulla capacità anche di questo governo di fare le riforme e di risanare i conti pubblici.   APPROFONDISCI – Italia commissariata dalla Troika? Renzi nega, ma in Europa se ne parla   Draghi ha ribadito che i tassi saranno mantenuti bassi dalla BCE per un periodo prolungato, pur avendo coscienza degli effetti indesiderati che questa politica potrebbe comportare. L’obiettivo, ha chiarito, è il mantenimento della stabilità dei prezzi (contro il rischio deflazione, mai citato). E rispondendo a una domanda del deputato tedesco Bernd Lucke, a capo del partito euro-scettico Alternativa per la Germania, ha affermato che l’apprezzamento dell’euro rappresenta un fattore di rischio per l’Eurozona. Infine, ha escluso una sua candidatura a successore di Giorgio Napolitano, dato per dimissionario tra alcuni mesi.  

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