Draghi apre a futuro taglio dei tassi Bce. Intanto è fuga dai Bund

Il governatore della BCE si dice cauto e non entusiasta dei ritmi della ripresa nell'Eurozona e apre a un possibile taglio dei tassi nei prossimi mesi. I Bund tedeschi ai minimi da 17 mesi, rendimenti decennali oltre il 2%

di , pubblicato il
Il governatore della BCE si dice cauto e non entusiasta dei ritmi della ripresa nell'Eurozona e apre a un possibile taglio dei tassi nei prossimi mesi. I Bund tedeschi ai minimi da 17 mesi, rendimenti decennali oltre il 2%

Il discorso di ieri del governatore della BCE, Mario Draghi, non ha riservato quella sorpresa attesa dagli analisti di Natixis, i quali speravano in una qualche dichiarazione forte sulla “forward guidance” sui tassi già resa a giugno, ma qualche spunto di novità lo ha dato.

Anzitutto, i toni. Si mostra pessimista Draghi, quando spiega che non condivide l’entusiasmo di alcuni sulla ripresa nell’Area Euro, ancora troppo debole. E’ un atteggiamento un pò insolito per il numero uno di Francoforte, ordinariamente molto misurato nei termini, specie con riguardo ai dati macroeconomici. Invece, ieri non ha nascosto una punta di delusione e al contempo ha confermato che nel board vi è stata la discussione su un possibile taglio dei tassi, anche se molti banchieri sono stati contrari, per via del miglioramento del quadro economico (Draghi lancia segnali rassicuranti sulla ripresa. Bce pronta a intervenire. Tassi fermi).

Le due affermazioni vanno lette congiuntamente: il taglio non c’è stato, perché l’economia sembra migliorare nell’Eurozona. Ma poiché la ripresa è insufficiente, debole e densa di incognite, non è detto che ciò non avverrà nei prossimi mesi.

 

Aiuti alla Grecia: Draghi apre le porte a un pacchetto “diverso”

Per il resto, l’unica affermazione di una certa rilevanza riguarda le ipotesi di un terzo pacchetto di aiuti per la Grecia. Draghi si è limitato ad annunciare la sua contrarietà a un eventuale taglio del debito ellenico (“haircut”). D’altronde, la BCE non potrebbe accettare la decurtazione del taglio nominale dei titoli in suo possesso, in quanto ciò si configurerebbe come monetizzazione del debito pubblico di uno stato membro, vietata dallo statuto.

 

Sale il rendimento dei bund tedeschi

Tuttavia, una certa normalizzazione nei mercati finanziari prosegue, come dimostra il trend rialzista dei rendimenti tedeschi e di tutti gli stati core dell’Eurozona.

Ieri, ad esempio, i Bund decennali hanno mostrato un rendimento oltre la soglia del 2% al 2,05%, la più alta dal 21 marzo del 2012. E i titoli francesi rendono ora oltre il 2,6% per la medesima scadenza. Balzo anche dei biennali tedeschi, ora allo 0,34%, quando a fine luglio erano ancora allo 0,16% e qualche mese prima rendevano negativamente.

Ma tutto ciò non si sta traducendo in un beneficio per i nostri BTp, che mostrano uno spread oltre la soglia dei 250 bp per la scadenza a 10 anni, con i rendimenti italiani sopra il 4,5%. Vuoi per i venti di crisi politica a Roma, vuoi anche per le tensioni in Medio Oriente, la normalizzazione dei mercati starebbe aumentando i rendimenti core più di quanto non scenda il premio richiesto per investire nei nostri titoli. In altri termini, lo spread scende o rimane stabile, ma i rendimenti italiani crescono di qualche decimale.

Argomenti: