Draghi alzerà i tassi nel 2017? Gli analisti non credono a nuovi stimoli BCE

Il governatore della BCE, Mario Draghi, non esclude nuovi stimoli per raggiungere il target d'inflazione nell'Eurozona, ma il mercato resta scettico. Cambio euro-dollaro stabile a quasi 1,10.

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Il governatore della BCE, Mario Draghi, non esclude nuovi stimoli per raggiungere il target d'inflazione nell'Eurozona, ma il mercato resta scettico. Cambio euro-dollaro stabile a quasi 1,10.

Intervenendo a un convegno di Prometeia, a Bologna, il governatore della BCE, Mario Draghi, ha rispolverato un linguaggio “dovish”, dichiarandosi pronto ad intervenire nuovamente, nel caso in cui l’inflazione nell’Eurozona non si riportasse all’obiettivo di quasi il 2% annuo e spiegando come l’istituto non abbia limiti operativi nel raggiungere l’obiettivo della stabilità dei prezzi. Al contempo, il governatore ha anche ammesso come i soli strumenti di politica monetaria non siano in grado di perseguire anche l’obiettivo di una maggiore crescita economica, anzi avvertendo che con la crisi finanziaria, il tasso di crescita potenziale del pil nell’Eurozona si sarebbe abbassato all’1%, mentre negli USA risulterebbe sceso al 2%, con ciò invitando i governi a varare riforme strutturali per accelerare la crescita nel medio e lungo periodo.

Ma Draghi ha notato come diversi governi, nel passare dalle parole ai fatti, si mostrerebbero reticenti, sostenendo, quindi, che l’assenza di riforme è “sempre colpa della politica, mai dell’economia”.

Cambio euro-dollaro stabile a 1,10

Il discorso del numero uno di Francoforte arriva a 11 giorni dall’annuncio del potenziamento degli stimoli monetari già varati nel gennaio scorso, che saranno attuati fino ad almeno il marzo del 2017. Oggi, il dato sulla produzione industriale nell’Eurozona ad ottobre, in aumento dello 0,6% sul mese precedente, è risultato il doppio delle attese, confermando la ripresa dell’unione monetaria. Sarà anche per questo che il cambio euro-dollaro non ha risentito delle parole di Draghi, mostrandosi invariato a 1,0997, a un soffio dalla soglia di 1,10. In realtà, il biglietto verde appare oggi in lieve indebolimento contro le principali valute, in attesa che dopodomani la Federal Reserve annunci il primo rialzo dei tassi USA dal 2006.      

Tassi BCE, quando il primo aumento?

Ma mentre l’attenzione dei mercati internazionali si concentra sull’America, ci chiediamo quando sarà possibile avviare la stretta monetaria nell’Eurozona. Stando a un sondaggio realizzato da Bloomberg, il 60% degli analisti non ritiene che ci saranno ulteriori stimoli da parte della BCE, di cui l’85% crede che l’obiettivo della stabilità dei prezzi sarà raggiunto entro la fine del mandato di Draghi (ottobre 2019), in rialzo dal 78% di quanti avevano risposto così prima dell’ultimo board della BCE.

E l’87% di quanti si mostrano fiduciosi sul ritorno dell’inflazione al target ritiene che il governatore riuscirà ad alzare i tassi almeno una volta, prima che scada il suo mandato. Erwin Langewis, un economista di NIB Capital in The Hague, ha anche in mente una data per la prima stretta monetaria di Francoforte dal 2011: il 2017. Non specifica quando, ma a suo dire avverrebbe in un qualche mese di quell’anno.

Il legame con la stretta Fed

Previsione credibile? Considerando che fino al mese di marzo del 2017 ci saranno in vigore gli stimoli del cosiddetto “quantitative easing” e che sia improbabile che l’istituto alzi i tassi fino a quando resteranno attivi, concedendo che come negli USA, anche la BCE farà trascorrere un periodo congruo tra la fine del QE e l’avvio della stretta, è verosimile che – fermo restando il raggiungimento del target d’inflazione e ipotizzando che le stime di crescita del pil nell’Eurozona per il triennio 2017-2019 non rallentino al di sotto di quelle attuali per il triennio in corso – un rialzo dei tassi sarebbe possibile negli ultimi mesi del 2017. In realtà, molto dipenderà dalla velocità della stretta della Fed, perché Draghi vorrà evitare di avviare la sua, se i tassi USA saranno ancora relativamente bassi. Il rischio è, infatti, che allora il mercato inizierà a scontare un brusco apprezzamento dell’euro, spingendo il cambio con il dollaro a livelli poco compatibili con la stabilità dei prezzi e anche con la ripresa dell’economia dell’Eurozona.  

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