Come Draghi potrebbe allontanare le elezioni anticipate al board BCE di giugno

Al board della BCE a giugno potrebbe registrarsi un cambio di linguaggio da parte del governatore Mario Draghi, le cui implicazioni politiche per l'Italia sarebbero dirette.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Al board della BCE a giugno potrebbe registrarsi un cambio di linguaggio da parte del governatore Mario Draghi, le cui implicazioni politiche per l'Italia sarebbero dirette.

Il board dell’8 giugno si avvicina, il quarto dell’anno per la BCE. In audizione all’Europarlamento, il governatore Mario Draghi ha segnalato questa settimana di restare cauto sull’ipotesi di rivedere l’impostazione della politica monetaria, sostenendo che i tassi rimarranno bassi per un periodo ancora lungo e che l’economia nell’Eurozona continua ad avere bisogno degli stimoli. Parole in contraddizione con le richieste del suo consigliere esecutivo, il francese Benoit Coeuré, che lo ha invitato a metà maggio a porre fine alla fase dell’accomodamento monetario, intravedendone i rischi. Nessuna novità dalla Bundesbank, che poche ore fa per bocca del suo governatore Jens Weidmann ha paragonato gli stimoli alla “caffeina” per sottolinearne la dipendenza che essi genererebbero nell’economia.

Il dato sull’inflazione nell’area a maggio, pubblicati oggi dall’Eurostat, deporrebbero in favore della lettura di Draghi: crescita tendenziale dei prezzi scesa dall’1,9% all’1,4%, al di sotto del consensus, che era per un +1,5%; la conferma che la ripresa dell’inflazione non sarebbe solida, ma legata ancora eccessivamente alle variazioni delle quotazioni del petrolio, allontanandosi, anziché tendendovi, dal target di quasi il 2% annuo. (Leggi anche: Quantitative easing, il vero motivo (forse) per cui Draghi non taglia ancora gli stimoli)

Sul board BCE pesano anche considerazioni “politiche”

Non è detto, però, che sulla base anche delle migliori previsioni attese per il pil e la stessa inflazione per il triennio in corso, le quali saranno diramate dalla BCE al board dell’8 giugno, Draghi non si veda costretto dal consiglio dei governatori almeno ad eliminare dal comunicato finale il riferimento ai “tassi più bassi per un periodo esteso di tempo”, facendo scattare sui mercati una corsa a riposizionarsi, con il cambio euro-dollaro ad apprezzarsi e i rendimenti dei titoli di stato in crescita, così come gli spread.

Ragioni di opportunità politica potrebbero indurre la BCE a mostrarsi un po’ meno accomodante tra poco più di una settimana. Intendiamoci, l’istituto adotta le sue decisioni solo sulla base dell’obiettivo della stabilità dei prezzi, anche se è praticamente riconosciuto come esso non sia inteso in maniera così rigida e avulsa dal contesto delle politiche nazionali. (Leggi anche: Stretta BCE, Draghi avverte sui rischi e teme l’asse franco-tedesco)

Draghi potrebbe voler lanciare un segnale

Al prossimo board, la Bundesbank potrebbe convincere finalmente Draghi ad aprire gli occhi dinnanzi alla presunta irresponsabilità politica a cui l’apparato degli stimoli monetari avrebbe condotto. Weidmann potrebbe approfittare degli sviluppi politici in Italia per offrire ai colleghi la sua visione dei fatti, la quale suonerebbe più o meno così: noi abbiamo azzerato i tassi e abbiamo compresso i rendimenti e gli spread, ma alcuni paesi, tra cui l’Italia, anziché approfittare del tempo loro concesso per realizzare le riforme economiche e per risanare i conti pubblici, hanno sprecato il “dividendo” per passare all’incasso sul piano dei consensi, puntando al voto per sfuggire dalle proprie responsabilità, anziché per risponderne.

Weidmann, possibilmente sostenuto da una folta schiera di banchieri centrali, potrebbe chiedere a Draghi di lanciare un segnale, finalizzato a imporre una disciplina fiscale e non solo a quei paesi oggi all’apparenza troppo disinvolti nella gestione dei conti pubblici e dell’agenda economica, pur versando in condizioni finanziarie, economiche e sociali critiche. (Leggi anche: Furbata di Draghi per non tagliare presto gli stimoli)

Spread salirebbe con toni meno “dovish”

Non sarà certo la prima volta che Draghi si senta obiettare tali argomentazioni, ma stavolta potrebbe concordare sull’opportunità di allontanare lo spettro delle elezioni anticipate in Italia, che a Francoforte nessuno vede positivamente, in quanto ritenute un modo per evitare di fare i conti con gli elettori sulla manovra da 20 miliardi, che dovrà essere varata per evitare che scattino le clausole di salvaguardia con annessi maxi-aumenti dell’IVA.

Se usasse in conferenza stampa toni meno accomodanti, i mercati inizierebbero a scontare un calo nei prezzi dei titoli di stato e un allargamento degli spread con le economie più deboli, ovvero più indebitate e con crescita bassa. L’Italia in un solo colpo si vedrebbe aumentare i rendimenti sovrani e il differenziale con i Bund, per cui salirebbe la pressione sul governo di Roma, affinché risponda a tali mutamenti nelle condizioni finanziarie con l’attuazione di politiche più appropriate. La prima vittima delle avvisaglie di una nuova crisi dello spread sarebbe il voto anticipato. Come farebbe il presidente Sergio Mattarella ad avallare le urne a settembre sotto i colpi dei mercati? (Leggi anche: Draghi ostaggio dell’Italia fino alle elezioni)

Gli argomenti alternativi

In realtà, in Draghi potrebbe prevalere un’altra considerazione: questa legislatura è agli sgoccioli in ogni caso, il clima è già pre-elettorale e fino al voto in Italia non si sentirà nemmeno accennare a una qualche riforma valida. Meglio allora che si vada ad elezioni quanto prima, confidando che con una nuova legge elettorale qualche schieramento non euro-scettico vinca e ottenga la maggioranza parlamentare. Se così fosse, asseconderebbe lo scenario con toni “dovish”, mettendo a tacere le tensioni sui mercati e creando le condizioni ideali per mandare l’Italia ai seggi entro pochi mesi. La stessa Bundesbank potrebbe convincersi che prima si voti in Italia, prima potrà essere annunciato il “tapering”, visti i rischi politici connessi alla svolta monetaria.

Corriamo forse troppo di fantasia, ma a seconda di quanto accadrà l’8 giugno verificheremo se Draghi intende essere più “alleato” del premier Paolo Gentiloni o del segretario del PD, Matteo Renzi. (Leggi anche: Draghi cambia linguaggio a giugno?)

 

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Argomenti: Bce, Crisi economica Italia, Economia Italia, Mario Draghi, Politica italiana, quantitative easing, stimoli monetari

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