Draghi alimenta la bolla finanziaria e la Germania teme il crac. Quali sono i rischi?

Le dichiarazioni di Mario Draghi hanno aumentato le attese per una politica monetaria ancora più accomodante. I rendimenti dei titoli di stato segnano nuovi record, ma c'è il rischio che si sia creata una pericolosa bolla finanziaria.

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Le dichiarazioni del governatore della BCE, Mario Draghi, da Jackson Hole, hanno rinvigorito gli acquisti di azioni e obbligazioni, comprese quelle pubbliche, nell’Eurozona. Il numero uno di Francoforte ha espresso chiaramente l’intenzione di dare vita a una politica monetaria ancora più accomodante e gli osservatori iniziano a speculare seriamente sulla possibilità che sia presto varato un QE europeo, ossia un programma di acquisti in grande stile di titoli di stato e di obbligazioni private, così com’è avvenuto in questi anno negli USA con la Federal Reserve. Che il QE sia varato o meno, di certo nei prossimi mesi ci sarà tanta liquidità sui mercati europei, tra l’asta Tltro di settembre, che potrebbe portare fino a 400 miliardi di euro in più di prestiti bancari alle imprese e che immediatamente erogherà liquidità a bassissimo costo alle banche, e il piano di acquisto dei titoli Abs, quelli che cartolarizzano i prestiti delle banche alle piccole e medie imprese. Le aspettative degli operatori si sono rivelate molto alte. Ieri, nonostante il caos politico in Francia, scatenatosi con la crisi-lampo del governo Valls, il Cac alla Borsa di Parigi è salito di un paio di punti percentuali, mentre i titoli di stato di Italia, Francia, Germania e Portogallo hanno segnato nuovi minimi record per i loro rendimenti. I decennali italiani sono scesi sotto il 2,5%, quelli spagnoli sotto il 2,3%, quelli francesi hanno toccato l’1,3%, così come la Germania ha segnato un nuovo record allo 0,93%. Infine, i titoli lusitani si sono portati sotto la soglia del 3%, al 2,98%.   APPROFONDISCI – Asta BTP, rendimenti ai nuovi minimi record. La bolla dei bond è più forte della realtà  

La bolla dei bond

Sintomo di una follia generalizzata.

Ad eccezione della Germania, che pur in rallentamento gode di un’economia in ottima salute, e della Spagna, in forte ripresa, i fondamentali delle altre economie sopra citate sono allarmanti. Il Portogallo è tornato a crescere e la disoccupazione è in forte calo, ma ha un debito prossimo al 130% del pil. La Francia è in stato confusionale a livello politico, con una crescita zero e un’economia paralizzata dall’immobilismo del governo. Il suo debito pubblico potrebbe toccare il 100% del pil entro il 2015 o il 2016 e il risanamento dei conti non procede. La stessa Spagna, per quanto lanciata verso una crescita soddisfacente, non meriterebbe certo di pagare poco sopra il 2% i rendimenti per i suoi titoli a 10 anni. Infine, l’Italia. Pil in calo, ufficialmente siamo tornati in recessione tecnica. Consumi e investimenti al palo, conti pubblici al limite e debito sopra il 135% del pil, il secondo più alto in Europa, dopo la Grecia, in termini percentuali. Eppure, mai abbiamo pagato così poco gli investitori per comprarsi i nostri titoli sovrani. Nell’immediato, si tratta certamente di buone notizie, perché tra oggi e giovedì, il Tesoro italiano dovrà emettere titoli di stato per complessivi 18 miliardi di euro. Con questo clima di ottimismo per l’arrivo di tanta pioggia di nuova carta, c’è da scommettere che saranno registrati nuovi record minimi, a beneficio dei conti pubblici, grazie ai minori interessi pagati sul debito di nuova emissione.   APPROFONDISCI – L’Eurozona è al palo, ma cos’altro potrà ancora fare Mario Draghi?  

Rischio crac finanziario

Ma la bolla finanziaria alimentata da diversi mesi dalle attese di un qualche miracolo della BCE potrebbe scoppiare. La Germania è attonita dinnanzi alle ultime affermazioni di Draghi, che pare avere aperto a un indebolimento del Patto di stabilità in cambio di riforme, auspicando un grande pian o di investimenti pubblici. L’autorevole Frankfurter Allgemeine Zeitung parla di rischio di una nuova “orgia di deficit” in Europa e l’autore dell’articolo, Philip Plickert, avverte che il governatore non può permettersi che si rompano le dighe fiscali. Berlino non consentirà mai che la BCE travalichi il suo mandato. I mercati stanno sottovalutando questo aspetto e credono che “Super Mario” possa tutto. Ma non è così. Un QE europeo sarebbe molto difficile da attuare, oltre che dubbio nei suoi benefici per l’economia reale. Il rischio è che i titoli azionari e obbligazionari abbiano già corso fin troppo e dovranno presto tornare indietro sulla strada della realtà.   APPROFONDISCI – Renzi atterrato in segreto a casa di Draghi, siamo vicini a un’emergenza Troika?  

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