Dopo tutto, la contrazione fiscale non è espansiva

Su EuroIntelligence una critica alla politica economica fallimentare adottata dalla Troika in Grecia e negli altri paesi periferici

di , pubblicato il

di Rob Parenthau, EuroIntelligence – Il 21 ottobre è trapelato un documento della Troika (BCE, UE ed FMI) che a nostro avviso sta alla base dei negoziati sulla ristrutturazione del debito della Grecia al vertice UE. Se non andiamo errati, il punto A1 nella prima pagina del documento è un’aperta ammissione che il risanamento di bilancio espansivo ha dimostrato di essere una contraddizione in termini, almeno in Grecia.

 

Il punto chiave A1 recita come segue:

“I recenti sviluppi richiedono un riesame delle ipotesi utilizzate per l’analisi della sostenibilità del debito. Dalla quarta revisione, la situazione in Grecia ha preso una brutta piega, con l’economia sempre più tendente alla recessione … Le manovre di politica fiscale e di crescita assunte nell’ambito del programma hanno dei precedenti nella esperienza di altri paesi, ma fino ad oggi l’esperienza del programma suggerisce che la Grecia non sarà in grado di rappresentare un altro precedente,realizzando nello stesso tempo, e partendo da condizioni iniziali molto deboli, una grande svalutazione interna, un riequilibrio fiscale e un programma di privatizzazioni.”

 

TAGLI SPESA PUBBLICA EUROPA – Nel 2009 e nel 2010, ai cittadini di tutta la zona euro sono stati raccomandati grandi aumenti fiscali pluriennali e tagli di spesa pubblica, sull’idea che la “contrazione fiscale espansiva” sia all’ordine del giorno e facilmente raggiungibile, e inoltre, che dei bilanci in pareggio siano un segno di prudenza e di purezza morale. In effetti, un esame più attento della storia suggerisce che il risanamento dei conti pubblici tende ad essere espansivo solo in condizioni abbastanza particolari, e cioè se accompagnato da:

a) una caduta del tasso di cambio che migliora il contributo del commercio estero alla crescita economica,

e b) una caduta dei livelli dei tassi di interesse, che migliora il tasso di spesa da parte di famiglie e imprese.

 

Si noti che nessuna di queste condizioni speciali funziona in automatico, e nessuna delle due era presente nella zona euro negli ultimi tempi. I tassi di interesse sono saliti in tutta la periferia, a volte in modo drammatico, mentre l’euro si è apprezzato nel corso dell’anno.

Inoltre, sappiamo dall’esperienza in Giappone e altrove, che dopo lo scoppio di bolle speculative e le successive recessioni, il settore privato dà spesso una priorità assoluta alla riduzione dei carichi del debito e alla ricostruzione del patrimonio netto. Ciò significa che tende a perseguire un più alto tasso di risparmio, il che implica che la sensibilità della spesa dei privati ai tassi d’interesse sarà anormalmente bassa.

 

Oltre all’ammissione da parte della Troika che il risultato della contrazione fiscale espansiva in Grecia è stato deludente, c’è stato anche il riconoscimento che quando si combina un risanamento del bilancio pluriennale con una sostanziale svalutazione interna si pone un grave problema di incompatibilità di politica economica. Il tentativo di deflazionare i redditi nominali, al fine di migliorare le prospettive commerciali riducendo i costi (una delle poche strategie disponibili per migliorare la competitività quando una nazione si trova in un regime di cambio fisso) è apparentemente in conflitto diretto con il tentativo di ottenere maggiori entrate fiscali in modo che gli obiettivi di bilancio possano essere soddisfatti. Il flusso di PIL nominale in Grecia si è già contratto oltre il 7% dal momento in cui ha raggiunto il picco a fine 2008. Chi avrebbe mai immaginato che questo avrebbe causato un problema per il gettito fiscale?

Quest’ultimo punto viene ulteriormente amplificato nello scenario “stress test”, che possiamo anticipare è altamente probabile che diventi lo scenario di riferimento della Troika tra non molto. Vale a dire:


“Uno shock combinato che rappresenti uno scenario di forte svalutazione interna causata da una profonda recessione – farebbe crescere nettamente il debito nel breve termine. … Attraverso una recessione e una deflazione molto profonda il divario di competitività sarà liquidato entro il 2017, invece che nel prossimo decennio. L’aggravarsi delle turbolenze dovute alla profonda recessione si presume che ritarderà di tre anni il raggiungimento degli obiettivi di politica fiscale e la privatizzazione. Mentre l’economia si contrarrà rapidamente, il debito raggiungerà livelli estremamente elevati nel breve periodo, al 208 per cento del PIL … L’accesso al mercato non sarà probabilmente ripristinato fino al 2027 … cumulando necessità di finanziamento aggiuntive … che potrebbero avvicinarsi € 450 miliardi. “

 

Mentre va molto vicina al riconoscere che i politici Greci sono votati al suicidio nel momento stesso in cui svolgono il loro compito di deflazione che sta facendo implodere l’economia greca, la Troika qui ammette chiaramente che la contrazione fiscale espansiva non funziona – il consolidamento fiscale è davvero dimostrato essere contrattivo – e che il perseguimento della deflazione interna aggraverà ulteriormente le cose nel breve o medio termine, inclusa la capacità della Grecia di raggiungere gli obiettivi di bilancio.

Questo non è qualcosa che gli economisti nelle organizzazioni come la Troika sono spesso inclini a fare, quindi siamo propensi a prendere sul serio il loro giudizio in questa materia.

 

CONTRAZIONE FISCALE GRECIA – Per essere chiari, la Grecia non è un caso speciale, ma piuttosto un caso esemplare di ciò che accade quando si tenta un risanamento delle finanze pubbliche in paesi con alto debito privato in rapporto al PIL, e grandi, ostinati deficit di conto corrente. Le contrazioni fiscali espansive sono possibili, ma non sono automatiche: infatti, richiedono condizioni molto particolari. Perseguire la svalutazione interna e al tempo stesso un riequilibrio finanziario assicura che l’impegno verso quest’ultimo verrà ostacolato dalla deflazione dei redditi domestici. Dobbiamo concludere che la strategia politica della Troika è stato un misero fallimento – anzi, sembrano finalmente essersene resi conto anche loro. E’ ora di esplorare delle direttive politiche completamente nuove prima che le economie della zona euro rimangano impantanate in quella che sembra essere la politica economica sbagliata e ideologica della Troika.


Rob Parenteau è ricercatore associato del Levy Economics Institute of Bard College

 

 

Articolo originale: Fiscal consolidation is not expansionary after all

Argomenti: , ,