Dopo le dimissioni di Ignazio Marino rischia di saltare un altro big del PD

Dopo le dimissioni del sindaco di Roma, Ignazio Marino, un altro big del PD rischia seriamente di saltare. E, intanto, si prepara alla cavalcata trionfante il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

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Dopo le dimissioni del sindaco di Roma, Ignazio Marino, un altro big del PD rischia seriamente di saltare. E,  intanto, si prepara alla cavalcata trionfante il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Ignazio Marino fa già parte della cronaca nera del PD e della città di Roma, perché indipendentemente dai suoi demeriti, mai si era visto un sindaco della Capitale sconfessato pubblicamente dal Pontefice e da una trafila di diplomatici internazionali, che hanno gettato le istituzioni (non solo locali) nel ridicolo e nel discredito. L’imbarazzo dentro al partito era così elevato, che dal premier Matteo Renzi sarebbe arrivata ieri una telefonata di fuoco a Matteo Orfini, commissario del PD a Roma, dopo lo scandalo di Mafia Capitale. Il senso dell’infuriata è stato questo: “visto che hai difeso l’indifendibile fino ad oggi, adesso sarai tu a metterci la faccia alle prossime elezioni capitoline di primavera come capolista”. Già, perché il PD si aspetta un risultato disastroso in termini di lista e di sindaco, dopo avere trionfato appena 2 anni e mezzo fa con i due terzi delle preferenze per il primo cittadino al ballottaggio. I sondaggi dicono che potrebbe avere un exploit il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, accreditato in città di almeno il 35% dei consensi, di gran lunga la prima formazione. Forti sarebbero anche i consensi per Alfio Marchini, l’imprenditore che già si candidò senza successo a sindaco nel 2013, ma che oggi godrebbe del sostegno più o meno esplicito del centro-destra.

Dimissioni Marino tardive

Se le dimissioni di Marino fossero giunte un anno fa, quando esplose lo scandalo sugli intrecci tra politica e malaffare, il PD avrebbe potuto anche giocarsela alle successive elezioni, persino puntando su un personaggio bipartisan come il Marchini, che certamente adesso tutto farebbe, tranne che associare la propria faccia al marchio più sgradito dai romani: il PD. Roma serve da lezione e a questo punto Renzi potrebbe arrivare alla decisione di “sbarazzarsi” di tutti gli amministratori più imbarazzanti per il suo partito. Inutile dire che con le dimissioni di Marino di ieri sera, le probabilità che a saltare sia prestissimo la poltrona del governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, siano altissime. La sua giunta è stata travolta più volte da diversi scandali, tra cui la presunta telefonata (mai verificata) ricevuta dal suo medico di fiducia, che gli chiariva come l’allora assessore alla Sanità, Lucia Borsellino, avrebbe dovuto fare la fine del padre (il giudice Paolo).

Anche l’isola potrebbe essere presto pentastellata

Aldilà dei singoli episodi più o meno da operetta, nemmeno Crocetta è da moltissimo tempo in grado di amministrare. Non ha all’Ars una vera maggioranza, anche se Ncd è entrata da pochi giorni a farne parte. Il crollo del viadotto tra Palermo e Catania e le interruzioni di questi giorni anche tra la Catania-Messina hanno reso evidente l’urgenza di una politica funzionante a Palermo, perché come tra i romani, il senso di rabbia e insoddisfazione dei siciliani è arrivato a livelli altissimi. Se si andasse al voto oggi, anche sull’isola non ce ne sarebbe per nessuno; vincerebbe trionfando il Movimento 5 Stelle. Voto di rabbia, voto di ultima ratio, di ribellione a una classe politica scadente, ma tant’è. Questo timore è stato l’unico freno al voto anticipato, ma Renzi potrebbe essersi  fatto 2 conti e avere capito che farsi rosolare a fuoco lento da scandali o vicissitudini locali non gli conviene. Meglio tagliare la testa al toro e rischiare il tutto per tutto. Ed ecco che Crocetta sarà il prossimo big democratico a doversi dimettere.    

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